I sei capitoli della carriera di Franco Baresi: la leggenda del numero 6
Si è spento all’età di 66 anni Franco Baresi, una delle più grandi leggende del Milan e del calcio italiano e internazionale. Dal 1978 al 1997 ha vestito una sola maglia: quella rossonera. Inevitabilmente, la sua storia si intreccia quindi con quella del club di cui è diventato un'icona e una bandiera, tanto da essere stato eletto dai tifosi come il Milanista del XX Secolo.
Il 1° giugno 1997 disputò contro il Cagliari l’ultima partita della sua carriera e da quel giorno nessun altro calciatore rossonero ha più giocato con il 6 sulle spalle. Baresi ha reso quel numero unico e immortale, tanto da spingere il Milan a ritirarlo.
L’INFANZIA A TRAVAGLIATO - Franco Baresi nasce nel 1960 a Travagliato, un paese in provincia di Brescia. È il quarto di cinque figli e cresce in una famiglia semplice. Nella vita di Baresi il calcio è da subito centrale: gioca ovunque, in gruppo o da solo, e il pallone, quando ce n’è uno vero di cuoio, diventa un piccolo tesoro da custodire. La domenica è un giorno sacro, non solo per la messa, ma perché si ritrova con gli amici a seguire le partite di Serie A ascoltandole alla radio. Non conosce i volti dei giocatori di cui immagina le giocate, ma diventano comunque degli idoli a cui ispirarsi.
L’arrivo a Travagliato di Don Piero cambia la sua vita e quella del fratello Beppe. Il sacerdote, infatti, permette ai bambini del paese di giocare a calcio, spiega ai genitori l'importanza dei valori dello sport come la disciplina e la solidarietà e dà la possibilità ai ragazzi di sostenere dei provini con le squadre professionistiche. Il primo a trasferirsi in un club è il fratello maggiore Beppe, che entra a far parte del settore giovanile dell’Inter e inizia un percorso in nerazzurro che durerà fino al 1992. Anche se spesso viene raccontato, in realtà Franco Baresi ha chiarito di non aver mai fatto un provino con l’Inter. Don Piero prova a far tornare insieme Franco con Beppe, ma il club nerazzurro non lo ritiene idoneo per ragioni fisiche: è considerato troppo gracile.
In quel periodo muore la madre. Lui ha 14 anni e tre anni dopo perde anche il padre, in un incidente. Quattro mesi dopo la scomparsa della madre sostiene il provino nel settore giovanile del Milan. Nella prima occasione Baresi non convince gli osservatori, ma ha una seconda chance e questa volta la risposta è diversa. Qualche mese più tardi arriva una lettera con un timbro rossonero che cambia per sempre la sua vita: è diventato un giocatore del Milan.
IL LEGAME CON IL MILAN - Dopo qualche anno nel settore giovanile del Milan, il difensore ha la possibilità di unirsi alla prima squadra. Il 23 aprile 1978, a soli 17 anni, gioca titolare in occasione della gara di Serie A contro il Verona, sostituendo lo squalificato Maurizio Turone. Nella stagione successiva si ritaglia un ruolo importante ed è una delle pedine fondamentali di Niels Liedholm nella conquista del decimo scudetto rossonero nella stagione 1978-79. In quella stagione Baresi è timido e riservato. A pranzo siede allo stesso tavolo con Rivera e Bigon e impara in silenzio dai compagni più esperti.
La prima prova di milanismo avviene in seguito alla retrocessione d’ufficio nel 1980, in seguito allo scandalo calcioscommesse. Dopo una sola stagione in Serie B, il Milan conquista la promozione alla penultima giornata dopo il successo casalingo contro il Monza. Nella stagione successiva, però, arriva un’altra retrocessione inaspettata. Nell’ultima giornata c’è ancora la possibilità di salvezza per i rossoneri e la rimonta da 0-2 a 3-2 contro il Cesena illude Baresi. Il Genoa, però, pareggia con il Napoli e il Milan torna in B, questa volta sul campo.
Su questa seconda retrocessione incide proprio la lunga assenza di Baresi. Durante la stagione, infatti, il numero 6 inizia ad avvertire un fastidio costante al basso ventre e nella zona pubica. Per settimane non si riescono a capire le cause. Perde peso e arriva fino al punto di non riuscire più a vestirsi da solo. I medici scoprono il motivo del problema: un’infezione del sangue. Nonostante l’annata difficile segnata dalla retrocessione e della malattia, arrivano comunque la convocazione ai Mondiali ‘82 e la proposta da parte della dirigenza rossonera di affidargli la fascia da capitano del Milan, a soli 22 anni. Baresi, da Campione del Mondo, decide ancora una volta di rimanere un giocatore rossonero in Serie B.
IL MILAN VINCENTE - Franco Baresi non è mai stato un difensore dominante fisicamente, ma compensa questo aspetto grazie alla lettura tattica, la capacità di anticipare l’avversario con aggressività e la rapidità negli spazi stretti. Con il passare degli anni, sente che il ruolo da libero lo limita: ha bisogno di partecipare maggiormente allo sviluppo del gioco per realizzare tutto il suo potenziale. Con l’arrivo di Silvio Berlusconi, come presidente del Milan nel febbraio del 1986, e di Arrigo Sacchi sulla panchina rossonera l’anno successivo, Baresi trova la soluzione a questo problema.
Il nuovo sistema di Sacchi genera molta curiosità tra i giocatori e i media. Per Baresi è, invece, la dimensione ideale. L’allenatore porta dei concetti che oggi sono basilari nel calcio moderno, ma che permettono al difensore di esaltarsi e migliorarsi. Difesa a zona, squadra corta con poca distanza tra i reparti e pressing alto: sono questi gli elementi del calcio di Sacchi.
Dopo un approccio non semplice, il Milan si trasforma in un avversario complicato per ogni squadra che non riesce a leggere le idee di gioco dei rossoneri. Il Milan cambia dimensione e diventa una delle migliori squadre del mondo. In quattro stagioni con Sacchi, dal 1987 al 1991, conquista 1 Campionato di Serie A, 1 Supercoppa Italiana, 2 Coppe dei Campioni, 2 Supercoppe UEFA e 2 Coppe Intercontinentali. Nel 1989, Franco Baresi arriva secondo al Pallone d’Oro, dietro al compagno di squadra Marco Van Basten. Tra il 1988 e il 1995 viene inoltre inserito per sette volte tra i candidati alla vittoria del premio, assente solamente nel 1991.
L’ERA CAPELLO E IL RECORD D’IMBATTIBILITÀ - Dopo l’addio di Arrigo Sacchi, la scelta ricade su Fabio Capello, compagno di squadra di Baresi nel Milan della Stella. Si tratta di una decisione che sorprende perché il friulano aveva intrapreso un percorso dirigenziale. Capello, invece, dimostra di non essere una soluzione interna e inizia a muovere i primi passi di una carriera brillante. Franco Baresi resta un punto di riferimento e una colonna portante della squadra e il Milan continua a dominare in Italia, in Europa e nel mondo. In questo periodo il capitano dà il suo contributo a due record importanti nella storia del calcio italiano.
Nella stagione 1991-92 è protagonista del Milan che termina e vince lo scudetto senza nemmeno una sconfitta in tutto il campionato di Serie A. Tra il dicembre ’93 e la fine del febbraio ’94, invece, guida la difesa leggendaria composta da Tassotti, Costacurta e Maldini, che permette a Sebastiano Rossi di siglare il record d’imbattibilità per 929 minuti - primato superato solo da Gianluigi Buffon nel 2015-16.
IL MONDIALE NEGLI USA NEL ‘94 - L’immagine del rigore sbagliato da Roberto Baggio a Pasadena è entrata nella memoria collettiva di tutti gli italiani, anche di chi quel momento l’ha sentito solo raccontare. Prima di lui anche Franco Baresi sbaglia un calcio di rigore: è infatti il primo azzurro a presentarsi dal dischetto e fallisce il primo della serie. Un finale beffardo al termine di una delle prestazioni individuali più incredibili nella storia dei Mondiali. Per arrivare a quella finale del 17 luglio 1994 contro il Brasile bisogna però tornare indietro di due anni. Dopo gli Europei del 1992, Baresi aveva lasciato la Nazionale pensando di non avere più le energie per dedicarsi sia al club sia all’Italia. La Federazione e il commissario tecnico, Arrigo Sacchi, che conosce bene il valore di Baresi, provano fargli cambiare idea. Il CT sa cosa può portare il difensore, sul campo e con il gruppo. Inizia quindi il corteggiamento: prima le chiamate di Sacchi, poi il gesto del presidente della FIGC, Antonio Matarrese,che manda un mazzo di fiori alla moglie Maura e infine l'incontro con i dirigenti federali e Adriano Galliani, che rappresenta il benestare del club al suo ritorno in Nazionale.
Baresi torna in nazionale con la fascia da capitano e arriva ai Mondiali del ‘94 dopo una stagione durissima, in cui il Milan ha vinto il campionato e la Champions League. Già delle prime amichevoli si vedono le difficoltà della squadra, che incappa nella storica sconfitta contro il Pontedera. Tutti gli sforzi di Baresi sembrano diventare vani il 23 giugno 1994, al quarto minuto della ripresa della seconda gara del girone contro la Norvegia. Il numero 6 entra in scivolata ma sente una fitta al ginocchio. Esce dal campo sostituito da Apolloni e gli esami confermano il verdetto peggiore: rottura del menisco mediale del ginocchio destro. Il mondiale sembra finito ma Baresi si opera subito a New York e prova a recuperare.
Non vuole arrendersi e non sente dolore: a sorpresa, torna in campo come titolare per la finale, 25 giorni dopo la gara contro la Norvegia. Contro la Seleção gioca una partita straordinaria, annullando gli attaccanti brasiliani. Durante l’intervallo, Romario negli spogliatoi non riesce a spiegarsi come faccia a fermarlo nonostante l’infortunio. Dopo lo 0-0 ai supplementari arrivano i rigori. Baresi è stremato dalla fatica: prende la rincorsa, cambia all’ultimo la direzione del tiro in seguito a un movimento di Taffarel e manda la palla sopra la traversa. Baresi, nel giorno della partita che più di tutte consacra la sua grandezza, non riesce a coronare il sogno di vincere il secondo mondiale, questa volta da capitano.
IL RITIRO DAL CALCIO - Franco Baresi gioca l’ultima stagione della sua carriera nel 1996-97, sotto la guida tecnica prima di Tabarez e poi Sacchi, che ritrova ancora una volta. Nel corso di quell’annata arriva a 700 partite con il Milan e il 1° giugno 1997 disputa contro il Cagliari l’ultima partita prima del ritiro ufficiale. Il Milan decide di celebrarlo con un incontro d’addio il 29 ottobre 1997, alla presenza di amici, ex compagni e stelle del calcio mondiale. La maglia numero 6 viene ritirata e viene innalzata a simbolo eterno rossonero. Baresi, inoltre, consegna la fascia da capitano a Paolo Maldini, mentre Berlusconi gli assegna un Pallone d’Oro onorario, l’unico trofeo che non è riuscito a conquistare.
Dopo più di 700 presenze con il Milan e oltre 41000 minuti in Serie A, termina l’immensa carriera di Franco Baresi: 6 campionati italiani, 2 Serie B, 4 Supercoppe italiane, 1 Mitropa Cup, 3 Champions League, 2 Supercoppe europee, 2 Coppe Intercontinentale e 1 Mondiale nel 1982. I riconoscimenti continuano anche dopo il ritiro: è stato nominato giocatore del secolo del Milan, è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano e dal 2020 ha ricoperto il ruolo di Vicepresidente onorario del Milan. Franco Baresi, però, va oltre questi trofei e questi titoli: è nella leggenda del calcio italiano, riuscendo ad andare al di là dei colori rossoneri per i quali ha dedicato la sua carriera. Da sempre idolo per i tifosi del Milan ma anche una figura rispettata e ammirata da qualsiasi amante del calcio.