Il Castellòn sogna la Liga: storia di un'ascesa che parte... da Las Vegas
Cosa c'entrano i casinò di Las Vegas e Castellón de la Plana, città di 172mila abitanti della Comunitat Valenciana?
Il protagonista di questa storia, filo conduttore di altre due storie inaspettatamente collegate, è una leggenda per i patiti del betting: Haralabos Voulgaris, detto Bob, nato a Winnipeg, Canada, nel 1975. Il padre Spyros, emigrato di nazionalità greca, è uno scommettitore incallito; il giovane Bob lo accompagna, negli anni Novanta, nelle sue sfortunate spedizioni. Nel modus operandi del padre, Bob individua subito quello che gli pare il seme della sconfitta: la mancanza di un metodo. Ecco perché, nei suoi trascorsi da studente di filosofia alla Manitoba University, inizia a formulare dei modelli predittivi che col tempo diventeranno una garanzia per gli scommettitori NBA. Le sue fortune si chiamano "Modello Ewing" - un vero e proprio totem degli sportsbook statunitensi - e Los Angeles Lakers: scommettendo 80mila dollari sul loro inatteso successo nella stagione 1999-2000, Bob diventa una celebrità nei 50 Stati.
Il suo primo contatto diretto col mondo NBA arriva però soltanto nel 2018, quando i Dallas Mavericks, con un coupe de theatre, lo nominano "Director of Quantitative Research and Development". Un'esperienza poco fortunata, durata fino al 2021, che si conclude anche per gli attriti con Luka Dončić, ma che consente a Voulgaris di passare per la prima volta dal chiuso del suo "laboratorio" alla pratica del lavoro quotidiano in una franchigia.
LA STORIA DEL CLUB - Ma cosa c'entra tutto questo con Castellón de la Plana? Nel 2022 Voulgaris acquista il Club Deportivo Castellón, e in due anni ottiene la promozione in Segunda Divisiòn. Il Castellòn ha una storia di 104 anni, con l'acuto datato 1973, la finale di Copa del Generalísimo (l'attuale Copa del Rey, all'epoca chiamata in quel modo in onore di Francisco Franco), persa 2-0 contro l'Athletic schierando un giovane centrocampista di 22 anni di cui si sentirà molto parlare, tale Vicente Del Bosque. Poi le retrocessioni, il rischio fallimento, tanti anni lontano dai vertici e l'invidia, crescente, verso i vicini e rivali della piccolissima Vila-Real, capaci di raggiungere persino due semifinali di Champions League.
UNA STAGIONE DA SOGNO - Finalmente quest'anno a Castellón sta tornando l'entusiasmo dei bei tempi. Grazie all'applicazione dei suoi modelli matematici, Voulgaris ha fatto del player-trading la sua filosofia di ricavo, e in panchina ha trovato in Pablo Hernandez (ex Valencia e Leeds) la sua perfetta estensione: pressing asfissiante (quello del maestro Bielsa), baricentro altissimo, insomma un amore per il rischio degno dei casinò del Nevada. Lo stesso Hernandez salvò il club dal fallimento nel 2017, rilevando la società per 600.000€. Al posto dei led ci sono le tribune dello stadio municipale Castalia, che fanno da cornice a risultati storici: tra gennaio e febbraio per la prima volta il Castellòn ha ottenuto 6 clean sheet di fila e ora è quinto, in piena zona playoff e a meno 4 punti dalla promozione diretta in Liga, attesa da 35 anni.
Finita qui? Tutt'altro. Innanzitutto nel Castellòn giocano: due italiani (il difensore ex Mantova e Vis Pesaro Fabrizio Brignani, in gol ieri contro il Granada, e Tommaso De Nipoti, proprietà Atalanta), una vecchia conoscenza del nostro calcio (Ronaldo Pompeu, ex Padova e Vicenza tra le altre), e il cugino di Guéla e Desiré Doué, Marc-Olivier, autore di un gol al 99' nell'importantissima sfida contro il Malaga.
E poi c'è una statistica incredibile. Proprio con il Malaga, il Castellòn condivide tutto: numero di punti, numero di vittorie, numero di pareggi, numero di sconfitte, gol fatti e gol subiti. Papà Spyros ne sarebbe orgoglioso.