Il quarto Mondiale di Faghani, l'arbitro più odiato dal regime iraniano

Il quarto Mondiale di Faghani, l'arbitro più odiato dal regime iraniano
Oggi alle 11:00Interviste e Storie
di Andrea Monforte
Alireza Faghani è stato selezionato per la sua quarta Coppa del Mondo. La sua storia racconta di un conflitto irrisolto con il regime iraniano.

"Il principio guida dell’azione è l’onore degli esseri umani, e non conta il luogo in cui si nasce". Alireza Faghani lo diceva nel 2021, dopo essere stato rimosso dalla lista degli arbitri internazionali della Federcalcio iraniana. Pur avendo diretto la finale del torneo olimpico in Brasile, quella della Coppa d'Asia e del Mondiale per Club, rischiava di veder finire in anticipo la sua carriera. 

Oggi, a 48 anni, Faghani si prepara ad affrontare la sua terza Coppa del Mondo, la quarta complessiva se si considera anche il 2014, quando andò in Brasile da "riserva" e fu schierato solo da quarto ufficiale: nessuno ha mai fatto meglio di lui

Faghani tornerà così negli USA, dove a luglio 2025 aveva arbitrato una delle gare più importanti della sua carriera: Chelsea-PSG, finale della prima edizione del nuovo Mondiale per Club. La scelta di Collina - accolta dagli applausi degli altri arbitri FIFA al momento dell'annuncio - fu letta in Iran come politica. E Faghani in patria fu molto contestato per ciò che accadde dopo la partita, la foto con il presidente statunitense Donald Trump, in una delle classiche pose del tycoon, quella col pollice alzato. Poche settimane prima, a fine giugno, lo stesso Trump aveva attaccato i siti nucleari di Teheran. "Una foto che viene dal futuro", la definì qualcuno sui social. 

L'ADDIO ALL'IRAN PER L'AUSTRALIA - Il punto di rottura con il suo Paese risale al 2019: l'arbitro originario di Kashmar lascia l'Iran per l'Australia, ufficialmente per "motivi familiari" (seguire il figlio negli studi), ma già al tempo a Teheran iniziano a circolare le prime dicerie su quelle che sarebbero state le "reali motivazioni". L'anno prima, nel 2018, Faghani aveva arbitrato la finale per il terzo e quarto posto dei Mondiali di Russia, tra Inghilterra e Belgio. Un traguardo enorme, per un arbitro del suo Paese, sempre sognato anche per il rapporto col padre, arbitro a sua volta. Eppure, le critiche dei media di Stato, nei confronti di una delle personalità iraniane più in vista all'estero, non si erano mai fermate: anche quando Faghani aveva stretto la mano di una collega, dopo una partita, contravvenendo al divieto di toccare una donna che non sia la propria moglie. 

L'ESCLUSIONE DALLE LISTE - Poi la questione dell'esclusione dalle liste FIFA: sollevata, smentita, confermata da una protesta ufficiale degli ex arbitri iraniani a supporto del collega. Fatto sta che, col rischio di dover smettere per limiti di età ormai alle porte, Faghani viene "accolto" dalla Federcalcio australiana, che gli garantisce il badge. 

Ma non è finita qui. Poche settimane fa, a marzo, nel pieno del conflitto tra USA e Iran, l'agenzia di stampa 'Tabnak' ha battuto una notizia: i beni di Faghani in Iran sono stati confiscati. Un trattamento riservato ai "traditori" che hanno lasciato il Paese. "L'arbitro australiano di lingua persiana", si legge nella nota, "che ha prestato il fianco alla propaganda filo-israeliana". 

Faghani non ha commentato la vicenda, e ora si prepara a vivere da protagonista il suo quarto Mondiale. Chissà che a luglio, sempre negli USA, non completi con un traguardo storico un percorso cominciato - da calciatore - sui campi della terza serie iraniana. In persiano il suo nome, Alireza, significa "gradito, degno di approvazione". Ma lui probabilmente vuole soltanto dimostrare, una volta di più, che ciò che conta è "l’onore degli esseri umani, e non il luogo in cui si nasce".