Intervista

Dall'Inter a stella in Svizzera, Zanotti: "Italiani, vi consiglio l'estero"

Dall'Inter a stella in Svizzera, Zanotti: "Italiani, vi consiglio l'estero"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 09:00Interviste e Storie
di Redazione
Il terzino azzurro, che ora gioca in Svizzera con la maglia del Lugano, si è raccontato con un'intervista a gianlucadimarzio.com

In bacheca ha due trofei e una manciata di presenze con l’Inter. È stato capitano della Primavera nerazzurra, ha imparato da Perisic e Dimarco e ascoltato i consigli preziosi di Darmian e D’Ambrosio. Per il salto tra i grandi ha scelto la Svizzera. Un percorso diverso dal solito ma vincente: nelle ultime tre stagioni, tra San Gallo e Lugano, Mattia Zanotti ha giocato 110 partite - 15 delle quali in competizioni europee.

Ventitré anni, esperienza da veterano. L’estate per il terzino italiano si prospetta importante, anche in vista del mercato: “Sono un giocatore del Lugano e qui sto bene, tra poche settimane rientreremo dalle vacanze per le qualificazioni alla Conference League. Vivrò il mercato con grande serenità: se ci sarà la possibilità di uno step in avanti lo valuteremo, ma non darò peso alle voci. La scorsa estate l’ho vissuta male: ero poco abituato a leggere di me in giro e mi sono creato troppe aspettative. Poi ad agosto, nel periodo clou, mi sono fatto male ed è stata una bella botta: mi ha stroncato il sogno. Ora sono più tranquillo, ho l’esperienza giusta e penserò solo al campo”.

UNA BELLA SBERLA - La Svizzera è stata la formula magica del successo di Zanotti. Nell’estate 2023, dopo una stagione da aggregato alla prima squadra dell’Inter, ha scelto il San Gallo… ed “è stata una bella sberla, ma era ciò che volevo. Noi italiani spesso siamo mammoni: volevo uscire del tutto dalla mia zona di comfort e sono andato in Svizzera tedesca”. Un’altra lingua e un’altra cultura: “All’inizio faticavo a capire le indicazioni dell’allenatore o le opinioni della gente, ma forse era meglio così. Uscivo dall’Inter, dove devi sempre vincere: qui si vive con meno pressione”.

Ogni calciatore sceglie la propria strada e le scelte di Mattia stanno pagando: “Tra San Gallo e Lugano ho imparato tante cose nuove, anche sul campo: oltre al mio ruolo naturale di terzino destro ho giocato quinto su entrambe le fasce, braccetto e mezzala in fase di costruzione. Qui a Lugano ho debuttato nelle competizioni europee, in un ambiente che mi ha messo in condizione di crescere. Consiglierei a tutti i giovani un’esperienza all’estero: ti cambia la prospettiva”.

PUNTO DI PARTENZA - Dai quattordici ai vent’anni, Zanotti è cresciuto con la maglia dell’Inter addosso. Nel dicembre 2021 ha debuttato in Serie A, a San Siro. Poi altre due presenze in prima squadra, nella stagione 2022/23: “Quell’anno abbiamo vinto Coppa Italia e Supercoppa, ma non le sento mie e penso sia giusto così: cercavo solo di dare una mano a quei campioni e di imparare da loro. Arrivare in prima squadra all’Inter è il top del top. L’esordio è stato il regalo più grande e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza: ho capito quanto è alto il livello da raggiungere per giocare stabilmente in quel contesto”.

A guidare la squadra c’era Simone Inzaghi: “Un allenatore fortissimo, mi ha dato tanta fiducia e non era scontato. Non fa distinzioni tra un giovane e un calciatore della prima squadra. Ho bei ricordi di lui, mi ha fatto vivere un anno intero con loro”. Uno spogliatoio di campioni mamolto accogliente verso i giovani. Pretendevano da tutti il cento per cento: ricordo che Handanovic, Acerbi e Dzeko erano ossi duri. Se ti richiamano calciatori del genere, li ascolti. Lo fanno per farti crescere, da fratelli maggiori. Poi allenarmi con Perisic e Dimarco è stato come andare a scuola: cerchi di rubare ogni singolo dettaglio. E ho avuto due grandi maestri e riferimenti in Darmian e D’Ambrosio, italiani e terzini come me”.

In Primavera, Zanotti è stato capitano con Cristian Chivu in panchina: “Tatticamente è forte, ma per me eccelle davvero nella parte umana. È riuscito a fare così bene quest’anno perché nel rapporto con i calciatori è bravissimo. Sa capire i momenti e ha sempre una parola giusta per tutti. Mi ha aiutato molto quando mi alternavo - giocando poco - tra Primavera e prima squadra: ‘Mattia, sono con te, stai tranquillo’. Aveva sempre una parola di sostegno”.

"SONO ORGOGLIOSO DEL MIO PERCORSO" - Chivu glielo diceva spesso: ‘Il tuo momento arriverà’. E poi è arrivato. Prima in nerazzurro, ora in Svizzera. Ma assaggiando la prima squadra nerazzurra, il rischio è di prenderci gusto: “Quando sei con loro sogni di rimanerci per sempre, ma - ne sono consapevole - non ero ancora pronto per l’Inter. Dovevo fare uno o due gradini per arrivare a quel livello lì. Anche oggi non sarei pronto a starci: sono un calciatore che vuole giocare sempre e in un club così grande non potrei farlo ancora. Il sogno di restare c’era, ma non c’è rammarico”.

E a proposito di gradini, quest’estate potrebbe essere quella buona per salirne un altro: “Il mio sogno è di giocare, in carriera, in un campionato top europeo, ma quest’estate non chiudo porte. Sono orgoglioso del mio percorso: mi ha permesso di imparare, crescere, conoscere. Ora voglio solo continuare così”.

A cura di Luca Bendoni e Alessandro Mammana