Ti ricordi di... Max Tonetto, dalla Champions alla vita di tutti i giorni: “Il calcio mi manca, ma ho trovato la mia strada”

Ti ricordi di... Max Tonetto, dalla Champions alla vita di tutti i giorni: “Il calcio mi manca, ma ho trovato la mia strada”TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 09:30Interviste e Storie
di Carlo Mignolli
Dalla gavetta nelle categorie minori alla Roma di Spalletti, passando per la Champions League e la Nazionale. L’ex terzino apre la nuova rubrica e racconta la sua carriera, il ritiro e la scelta di reinventarsi imprenditore e autista a Roma

Ci sono calciatori che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, restano dentro il mondo del calcio. Diventano allenatori, dirigenti, opinionisti. Continuano a vivere di spogliatoi, trasferte e partite, soltanto da una prospettiva diversa. E poi ci sono quelli che, a un certo punto, scelgono di cambiare strada. Lasciano i riflettori, salutano un ambiente che li ha accompagnati per una vita e ricominciano da capo, lontano dai campi e dalle abitudini di sempre. È da questa curiosità che nasce “Ti ricordi di...”, la rubrica dedicata ai protagonisti della Serie A di qualche anno fa: calciatori che hanno attraversato un’altra epoca del nostro calcio e che oggi hanno una vita tutta da scoprire.

Il primo a raccontarsi è Max Tonetto. Una carriera costruita passo dopo passo, partendo dalle categorie minori e arrivando fino alla Champions League, alla Roma di Francesco Totti e Daniele De Rossi, alla Nazionale italiana. Un percorso fatto di sacrifici, infortuni, ripartenze e soddisfazioni, con il punto più alto raggiunto nella Capitale, dove ha vissuto quattro stagioni importanti sotto la guida di Luciano Spalletti. La notte del Bernabeu contro il Real Madrid, l’assist per Rodrigo Taddei e il soprannome “T-Max” sono rimasti nella memoria dei tifosi giallorossi. Dal 2010, però, la sua vita ha preso un’altra direzione. Oggi Tonetto è un imprenditore nel settore del noleggio con conducente e, per conoscere davvero il mestiere, ha scelto anche di mettersi al volante. Nell’intervista ripercorre il passato e racconta il presente, senza nascondere le difficoltà di un cambiamento così profondo.

DALLA GAVETTA ALLA ROMA DI SPALLETTI - Per arrivare in alto, a volte, bisogna imparare a cadere. Max Tonetto lo ha fatto più volte, fin da quando era un ragazzo che cercava di capire fin dove avrebbe potuto spingersi nel calcio: “È stata dura, anche perché non sono nato già imparato. Le categorie e le proprie potenzialità si scoprono strada facendo. Non sai fin dove puoi arrivare, fino a che punto puoi spingerti: provi a dare il massimo, ma magari quel massimo non basta per arrivare così in alto”. La sua è stata una crescita graduale, lontana dalle scorciatoie, tra trasferimenti, sacrifici e la necessità di lasciare casa già a sedici anni.

Uno degli ostacoli più difficili arriva a vent’anni. Dopo una breve esperienza nella Primavera della Reggiana e due campionati di Serie C, Tonetto si rompe il legamento crociato. È il 1995, un periodo in cui gli interventi e i percorsi riabilitativi sono molto diversi da quelli di oggi: “È stato un calvario durato otto mesi. In quei momenti ci pensi centomila volte: se continuerai ancora a giocare, se tornerai come prima, se sarai veloce come prima, se il ginocchio funzionerà bene come prima”. La paura di non farcela c’è, ma diventa anche una lezione: “Ogni volta che cadi, se sei capace di rialzarti e tornare a fare quello che facevi prima con più entusiasmo e più voglia, sicuramente è un tuo punto di forza”.

Anni dopo, nel 2006, arriva la chiamata della Roma. Tonetto ha 31 anni, alle spalle un percorso che lo ha portato a conoscere praticamente tutte le categorie e anche due buone stagioni alla Sampdoria, durante le quali ha giocato anche in una posizione più avanzata, segnando otto gol. È un giocatore ormai maturo, pronto ad affrontare una grande squadra e una piazza esigente come quella giallorossa: “Ero molto più pronto rispetto al passato per affrontare un grande club, uno spogliatoio importante, una piazza difficile e complicata come Roma. È stato il momento giusto per fare quel salto”.

In quello spogliatoio ci sono campioni come Francesco Totti e Daniele De Rossi, ma anche un gruppo di ragazzi capace di alleggerire le giornate con scherzi e battute. Totti, racconta Tonetto, era uno dei protagonisti di quell’atmosfera: “È un ragazzo che ama divertirsi, che ama la battuta. In quegli anni non era così tanto estroverso come lo è da quando ha smesso di giocare. Tutto quello che ha dimostrato lo ha fatto con i fatti e poco con le parole”. Una volta entrato nello spogliatoio, però, Francesco era uno come gli altri: cercava il gruppo, la compagnia e il divertimento.

LA NOTTE DEL BERNABEU E IL RICORDO DI T-MAX - Il ricordo più luminoso di quel ciclo porta inevitabilmente al Santiago Bernabeu. Nel marzo del 2008, la Roma supera il Real Madrid in Champions League e Tonetto serve l’assist per il gol di Taddei. Una prestazione che gli vale anche il soprannome “T-Max”, grazie alle corse continue lungo la fascia: “È stato l’apice di un ciclo di quattro anni sicuramente importante per me e per tutta la squadra. Abbiamo vinto tre trofei, siamo arrivati tre volte secondi, due volte ai quarti di finale di Champions League e una volta agli ottavi. Ci siamo consolidati sul palcoscenico europeo e internazionale”.

La vittoria di Madrid e quella di Lione sono i due momenti che Tonetto individua come gli apici di un percorso in cui la Roma riesce a competere stabilmente ad alto livello: “Vincere in uno stadio del genere, con quella storia e contro una squadra abituata a vivere grandi notti, è sicuramente uno dei ricordi più belli. Quella notte è rimasta indelebile”.

SPALLETTI E IL SOGNO DELLA NAZIONALE - Dietro quella Roma c’è anche la mano di Luciano Spalletti, l’allenatore che lo ha voluto a Roma dopo averlo avuto ad Empoli nel 1997 e che è riuscito a valorizzarne le caratteristiche. Per Tonetto, la qualità più importante di Spalletti era la capacità di leggere le persone prima ancora dei calciatori: “Riesce a capire il valore umano che ha a disposizione nello spogliatoio e a esaltare le qualità dei giocatori, facendoli rendere anche oltre ciò che loro stessi pensano di poter dare. Sa mettere ogni pedina al posto giusto e farla girare al massimo delle proprie possibilità”. Un modo di lavorare che gli ha permesso di tirare fuori il meglio da tanti giocatori, inserendoli in un sistema in cui ognuno poteva rendere al massimo.

La carriera di Tonetto arriva anche alla Nazionale, un traguardo raggiunto nel 2007 a 32 anni, quando l’Italia è Campione del Mondo in carica, in una gara di qualificazione al Mondiale contro le Isole Faroe. La concorrenza nel suo ruolo è altissima: ci sono campioni come Zambrotta e Grosso, protagonisti di una generazione che ha portato gli azzurri sul tetto del mondo: “È stato il coronamento di un sogno, la ciliegina sulla torta. Ero arrivato alla Roma in età avanzata per quanto riguarda il calcio e riuscire ad andare in Nazionale a quell’età è stata una soddisfazione ancora maggiore. Sentire l’inno nazionale dal campo fa venire i brividi”.

DE ROSSI E AQUILANI, GLI EX COMPAGNI DIVENTATI ALLENATORI - In quello spogliatoio Tonetto ha condiviso gli anni migliori della sua carriera con calciatori che, dopo il ritiro, hanno scelto di restare nel calcio e alcuni hanno intrapreso la strada della panchina. Tra questi ci sono De Rossi e Aquilani. Se per il primo Tonetto immaginava già un futuro da allenatore, per il secondo la sorpresa è stata maggiore: “Tra i due, sicuramente De Rossi lo vedevo molto bene sulla panchina e Aquilani non ce lo vedevo proprio. Probabilmente stavano vivendo una maturazione diversa: Alberto era ancora molto ragazzino, mentre Daniele era un pochino più maturo, pur avendo soltanto un anno di differenza”.

Tonetto ricorda entrambi come due giovani di talento straordinario, anche se con percorsi differenti. Aquilani, in particolare, secondo lui non è riuscito a esprimere completamente il proprio potenziale anche a causa degli infortuni: “Quando li ho visti giocare insieme a 22 anni, Alberto lo mettevo al pari di Daniele”. Oggi, guardando le loro carriere da allenatori, ammette che il percorso intrapreso da Aquilani lo ha sorpreso più di quello dell’ex capitano giallorosso.

IL CALCIO DI IERI, QUELLO DI OGGI E IL RITIRO - Il calcio che Tonetto ha conosciuto è cambiato profondamente. A raccontarglielo, oggi, contribuisce anche il figlio Mattia, che gioca in Serie C con il Guidonia. Le differenze sono molte e rendono difficile qualsiasi paragone diretto tra epoche diverse. C’è chi rimpiange un calcio più romantico, ma l’ex terzino invita a riconoscere anche le opportunità che il cambiamento ha portato con sé: “Oggi il calcio è completamente diverso da quello che ho vissuto io. Tanti dicono che era più bello, più romantico, però dobbiamo accettare un’evoluzione che avviene anche a nostro malgrado”. Da una parte, osserva, ci sono possibilità che in passato erano difficili da immaginare: alcuni calciatori riescono a esordire in Nazionale senza aver ancora giocato in Serie A. Dall’altra, però, il crescente spazio riservato ai giocatori stranieri può rendere più complicato per i giovani italiani trovare la strada verso il massimo campionato.

A cambiare le regole del gioco sono stati anche i social network. Tonetto ha concluso la carriera nel 2010, proprio nel periodo in cui il calcio e la comunicazione stavano entrando in una fase nuova: “Ho smesso di giocare quando non c’erano i social. Stiamo già parlando di due mondi completamente diversi, prima e dopo il 2010. Oggi un calciatore attraverso i social può parlare, esprimersi, emergere e farsi vedere, mentre prima tutto questo non esisteva”.

Ma cosa succede quando, dopo vent’anni trascorsi tra allenamenti, partite e spogliatoi, arriva il momento di fermarsi? Per Tonetto il passaggio è stato tutt’altro che semplice: “Si affronta male, perché per venti o venticinque anni sei stato abituato a vivere lo spogliatoio, ad avere degli orari: la tua vita era legata al campionato e alle partite, esisteva solo quello. Poi, da un giorno all’altro, quel mondo finisce”.

Chi rimane nel calcio, magari come allenatore o dirigente, continua a vivere secondo ritmi simili. Chi invece sceglie di uscirne completamente deve ricostruire le proprie abitudini e trovare nuovi equilibri: “Il vuoto si sente, è pesante ritornare a una vita quotidiana normale, ritrovare i tuoi ritmi. È un processo lungo e complicato, ci vogliono anni”.

UNA NUOVA VITA A ROMA: DAI CAMPI AL VOLANTE - Tonetto, però, non ha mai vissuto il ritiro come un motivo per rimanere ancorato al passato. La scelta di cambiare strada nasce da una consapevolezza precisa: dopo aver raggiunto il massimo nel calcio, voleva scoprire qualcosa di nuovo: “La cosa più bella l’ho già fatta e quindi quel mondo lo conosco molto bene. I ruoli di quel mondo li conosco, mentre le altre cose non mi appassionavano, non mi piacevano per un motivo o per l’altro. Ho deciso di voltare pagina e ricominciare da un’altra parte”.

La nuova vita prende forma a Roma, dove alcuni amici erano già inseriti nel settore turistico e del noleggio con conducente. Tonetto comincia a informarsi, studia e consegue la patente necessaria per intraprendere l’attività. Poi, insieme a un amico, acquista una prima licenza e avvia una società. Il progetto cresce e, dopo il primo anno, l’obiettivo è quello di allargare l’attività, aggiungere altre licenze e nuove macchine.

Per conoscere davvero il lavoro, Tonetto ha scelto anche di guidare in prima persona. Un modo per capire le dinamiche del mestiere e conoscere da vicino ciò che significa stare al volante ogni giorno. “Quando dipendi da autisti e da altre persone, la materia la devi conoscere un pochino. Quindi mi sono spinto anche oltre e ho provato il mestiere di autista”. Una scelta che racconta bene il suo approccio: dopo aver imparato a risalire la strada in campo, ha ricominciato da zero anche fuori dal calcio.

I COMPAGNI, GLI ALLENATORI E I RICORDI DA RIVIVERE - Il compagno più difficile da affrontare durante gli allenamenti? La risposta è Rodrigo Taddei, proprio il giocatore che aveva servito nell’indimenticabile notte del Bernabeu: “Era un giocatore che non si fermava mai, sempre in movimento. Si allenava come giocava e, siccome anch’io ero così, era uno che dava particolarmente fastidio in allenamento. Se non stavi al cento per cento anche durante la settimana, rischiavi di fare brutte figure”. E quando gli viene chiesto chi fosse il compagno più forte dal punto di vista tecnico, Tonetto non sceglie un solo nome: “Zvonimir Boban e Francesco Totti”. Due giocatori diversi, ma accomunati da una qualità che li rendeva immediatamente riconoscibili in campo.

Il calciatore più forte affrontato in carriera, invece, è Cristiano Ronaldo. Tonetto ha incrociato più volte il Manchester United e ricorda bene l’impatto del portoghese, allora capace di partire largo per poi accentrarsi e agire anche da attaccante: “Credo che sia stato qualcosa di diverso rispetto a tutti gli altri. Magari in una partita l’ho trovato direttamente davanti a me, mentre nelle altre ha iniziato a fare il centravanti. Però si vedeva che era veramente in un altro mondo. E infatti ha vinto quello che ha vinto e ancora sta giocando”.

Tra gli allenatori che lo hanno fatto sudare di più ci sono diversi nomi importanti: Delio Rossi, Francesco Guidolin, Mircea Lucescu, Carlo Ancelotti, Luciano Spalletti e Alberto Cavasin. Tonetto conserva qualcosa da ognuno di loro e riconosce quanto abbiano contribuito alla sua crescita: “Ho avuto tanti allenatori capaci e bravi. La maggior parte di quelli che ho avuto pretendeva tanto, ti faceva correre e sudare. Da ognuno ho portato a casa qualcosa, con ognuno sono cresciuto un pochino di più”. C’è poi un allenatore che gli sarebbe piaciuto conoscere da vicino: José Mourinho: “Mi incuriosiva molto in quegli anni, ma probabilmente era più un fascino dettato da questa sua mediaticità. Quando lo senti in conferenza stampa, ti incanta per quello che dice”.

Tra i compagni con cui è rimasto più legato dopo il ritiro, Tonetto cita Rodolfo Giorgetti, con cui ha condiviso tre squadre e con il quale continua a sentirsi regolarmente. Ma gli anni trascorsi in tante città e in tanti spogliatoi gli hanno lasciato anche molte altre amicizie: “Quando giro, mi rincontro con tanti amici e tanti ex compagni di squadra”.

I FESTEGGIAMENTI A ROMA E IL SENSO DI APPARTENENZA - Se potesse rivivere un solo momento della sua carriera, Tonetto sceglierebbe uno dei festeggiamenti vissuti a Roma. Non necessariamente una singola partita, ma il momento successivo, quando una vittoria diventa qualcosa da condividere con tutta la città: “Probabilmente sceglierei una delle vittorie che mi sono goduto troppo poco con la città e i tifosi. Quando sei dentro la centrifuga, vivi poco il momento. The show must go on e difficilmente ti fermi a realizzare quello che è successo”.

Vincere a Roma, spiega, non è mai banale. Che si tratti di una Coppa Italia o di una Supercoppa, il peso della storia e le aspettative della piazza rendono quei traguardi ancora più significativi. Proprio per questo, se potesse tornare indietro, si fermerebbe un po’ di più a godersi la festa, senza pensare subito alla partita successiva.

L’ultima domanda riporta Tonetto al cuore della sua esperienza da calciatore: che cosa gli manca di più di quel calcio che oggi sembra non esistere più? La risposta è una parola sola, ripetuta più volte: “L’appartenenza”. Quella che sentiva in ogni squadra, negli spogliatoi e nel rapporto con la città: “Sentivi che c’era qualcosa di importante legato alla storia del club e alla storia di quella città. Te lo facevano respirare tutti, dal magazziniere fino al capitano della squadra. Oggi credo che questo sia un pochino passato di moda”.

È forse questo il filo che unisce tutti i ricordi di Max Tonetto: le categorie percorse per arrivare in alto, le cadute da cui rialzarsi, le notti europee, le persone incontrate e il senso di appartenenza che ha accompagnato ogni tappa della carriera. Oggi il suo campo è diverso e il suo calendario non ruota più intorno al campionato. Ma le storie di quegli anni restano, pronte a essere raccontate ancora. Ed è proprio da qui che parte “Ti ricordi di...”: tornare nella Serie A di ieri attraverso le voci di chi l’ha vissuta, per scoprire non soltanto ciò che è stato, ma anche dove sono arrivati, oggi, i suoi protagonisti.