Koutsoupias e il Frosinone, un anno perfetto: “Non ho mai smesso di credere alla Serie A. Ora voglio la Nazionale”

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Oggi alle 11:56Interviste e Storie
di Redazione
L'intervista a Īlias Koutsoupias, calciatore greco protagonista della promozione in Serie A del Frosinone: "Non ho mai smesso di crederci"

Lo stadio è vuoto, ma l’eco dell’ultima notte contro il Mantova resta ancora dentro. Koutsoupias lo guarda e sorride: pochi giorni fa era pieno, vivo, decisivo. Oggi è silenzioso, ma per lui conserva tutto il peso di una stagione irripetibile. Il Frosinone è appena tornato in Serie A, contro ogni pronostico, davanti a corazzate costruite con budget ben diversi.

Quando è pieno è sicuramente più bello”, racconta. “L’ultima partita col Mantova era uno spettacolo. L’ambiente che si respirava era clamoroso. Però anche vuoto, per struttura, secondo me questo è forse lo stadio più bello della Serie B. La verità è che non ho ancora realizzato quello che abbiamo fatto”.

“Non eravamo partiti per vincere, ma il Frosinone fa le cose per bene”

Il Frosinone ha battuto la concorrenza di squadre come Monza, Venezia e Palermo, società con ambizioni e disponibilità economiche superiori. Koutsoupias non lo nasconde, ma rivendica il valore del percorso. “Sicuramente non siamo partiti con l’ambizione di fare un campionato del genere, vincerlo e andare in Serie A diretti. Però il Frosinone è sempre stata una società importante, strutturata bene, che negli ultimi anni ha vinto campionati. Non ha speso quello che hanno speso altre squadre, ma qui le cose si fanno per bene”. E proprio per questo, aggiunge, il successo pesa ancora di più: “È stato un campionato anomalo, con quattro squadre lì fino alla fine. Vincere contro avversarie così rende tutto ancora più bello”.

Il giorno del sorpasso: “Lì è scattato qualcosa”

Il momento chiave resta la giornata in cui il Monza perde a Mantova e il Frosinone capisce che il destino è tornato nelle proprie mani. “Fino a quel momento non dipendeva da noi. Dovevamo solo vincere le nostre partite. Poi arrivavano i risultati: Monza sotto, 1-0, poi 2-0. Dentro di noi qualcosa è scattato”. Contro la Juve Stabia, però, non fu una passeggiata: “È stata una partita difficilissima. Loro hanno preso due pali, all’ultimo hanno avuto un’occasione clamorosa. Però a volte dici: doveva andare così. Quando è finita e sapevamo che mancava una partita al sogno, è stata una cosa clamorosa”.

“Otto gol, quattro assist e Serie A? Avrei detto: posate il vino”

Un anno fa, numeri del genere sembravano quasi impossibili. Oggi Koutsoupias chiude la stagione con otto gol, quattro assist e una promozione. “Se me lo avessero detto un anno fa, avrei risposto: posate il vino”, scherza. Poi torna serio: “Però è il frutto del lavoro degli ultimi anni. Avrei messo la firma, certo, ma allo stesso tempo penso sia meritato per l’ambizione che ho sempre avuto. Sono contento, ma voglio continuare così”.

Il momento difficile: “A gennaio giocavo al 50%”

In una stagione quasi perfetta, c’è stato anche spazio per la sofferenza. A gennaio, Koutsoupias ha convissuto con un fastidio al flessore: “La gente giustamente non lo sapeva, ma giocavo al 50%. Rischiavo di farmi male. Mancavano giocatori e ho dovuto stringere i denti perché ci giocavamo qualcosa di importante”. Il giudizio esterno, in quei giorni, pesava: “Da fuori magari dicevano che ero stanco, che non ero più quello di prima. Io sapevo che non era la verità e l’ho sofferta. Poi mi sono fermato con l’Entella e sono ripartito meglio, dal Venezia in poi”.

Alvini, l’uomo che ci credeva prima di tutti

Nel racconto del centrocampista greco, un ruolo centrale lo ha avuto Massimiliano Alvini: “Dal primo giorno di ritiro aveva le idee chiare. Ci credeva anche quando noi ci credevamo un po’ meno. Arrivava in una squadra che l’anno prima si era salvata all’ultimo e, senza dirlo apertamente, ti faceva capire che aveva l’ambizione di vincere”. Koutsoupias sorride ripensando ai primi mesi: “A ottobre, quando il direttore diceva certe cose, non ci credeva nessuno. Invece avevano ragione loro. Il mister e lo staff sono stati bravissimi a gestire e preparare le partite. Il merito è di tutti: società, staff e giocatori”.

Il crociato, la rinascita e una vittoria più bella

Il 12 gennaio 2024, a Bari, la rottura del crociato. Una data che avrebbe potuto cambiare tutto. Invece è diventata parte della rinascita: “All’inizio è uno shock, soprattutto in un momento in cui stai facendo bene. Poi mi sono messo in testa che dovevo tornare più forte di prima. Non doveva penalizzarmi né togliere niente al mio percorso”. Oggi non cambierebbe nulla: “Mi ha fatto perdere tempo, ma mi ha fatto crescere tanto. Se sono qui, un motivo è anche quello. La vittoria di quest’anno è ancora più bella dopo difficoltà del genere, perché nessuno mi ha regalato niente”.

“Diventare papà è la cosa più bella”

La Serie A, i gol, la promozione. Ma il 2026 di Koutsoupias è anche l’anno in cui diventerà padre. È stato l’anno più bello della mia vita. A parte le vittorie, i gol e il campionato, questa è la cosa più importante. Devo ancora realizzare tutto, ma non vedo l’ora”. La dedica più attesa è arrivata dopo il gol all’Empoli: “Avevo scoperto che la mia ragazza era incinta il giorno della partita col Modena, ma non potevamo ancora dirlo. Quando sono passati tre mesi non vedevo l’ora di esultare così. Appena ho segnato con l’Empoli ho preso subito la palla”.

Il futuro: “Parlerò con il Frosinone”

Un anno di contratto, ma preferisce non sbilanciarsi il centrocampista greco: “Ho ancora un anno con il Frosinone, qui sono stato benissimo ma parlerò con il direttore e con la società e capiremo insieme la soluzione migliore”.

Il sogno Grecia: “La Nazionale ora è un obiettivo”

L’ultima ambizione guarda oltre Frosinone. Guarda alla Grecia, alla maglia della Nazionale. “Quando mi sono fatto male al ginocchio avevo scritto - con Simone Sigillo, che mi ha aiutato un sacco - ogni giorno un obiettivo: Mondiale 2026”. La Grecia non si è qualificata e la chiamata non è ancora arrivata, ma Koutsoupias sente di essere più vicino che mai: “Sono orgoglioso di quello che ho fatto. Adesso la Nazionale non è solo un sogno: è un obiettivo. Non vedo l’ora di essere chiamato, perché è qualcosa che ho sempre desiderato”.

A cura di Davide Abrescia