Montero: “All’Al-Ittifaq una salvezza ‘all’italiana’. Futuro? Oggi si può allenare ovunque”
Radici e innovazione. Le lezioni del passato per un presente inedito. "Bisogna adattarsi subito alla cultura dei paesi in cui si va. È una delle cose più importanti che ho imparato dagli allenatori che ho avuto". Comincia così il racconto di Paolo Montero a gianlucadimarzio.com, tra insegnamenti e la voglia costante di migliorarsi e imparare. Anche e soprattutto in un contesto tutto da scoprire.
È la storia della sua avventura - da poco conclusa - all’Al-Ittifaq, squadra della seconda serie degli Emirati Arabi. Una storia nata all’improvviso: "Ci hanno comunicato da un giorno all'altro che saremmo dovuti partire: siamo partiti di sabato e arrivati domenica. Già sull'aereo siamo riusciti a guardare circa 10 partite. Una volta arrivati in albergo, abbiamo continuato a guardare video per capire quali fossero i problemi".
Al suo arrivo i gialloneri erano ultimi in classifica con appena 9 punti. Quattro mesi dopo, Montero ha festeggiato la salvezza, tenendo il ritmo di chi ha ottenuto la promozione. E le ambizioni per il futuro non mancano, anche se la meta è ancora sconosciuta: "Stiamo cercando una squadra. Tornare in Europa? Oggi, con la globalizzazione, si può andare ad allenare ovunque".
UN NUOVO EQUILIBRIO - E Montero ha seguito proprio questa filosofia. "Ovunque" per lui ha significato Dubai. Un nuovo capitolo, un equilibrio "totalmente diverso, ma come dicevo è importante adattarsi alla cultura che si incontra". Specialmente quando si tratta di stravolgere le proprie abitudini: "Siamo arrivati durante il Ramadan, perciò ci siamo adattati immediatamente alle loro tradizioni e ai loro orari di preghiera. Non mangiano finché c'è il sole, vivendo così di notte per alimentarsi, perciò si cerca di dormire il massimo possibile durante il giorno per non soffrire fame e sete. Per questo motivo, per un mese intero ci siamo allenati alle 10 di sera e mangiavamo in albergo alle 2 di notte".
"UN LAVORO ALL’ITALIANA" - Dalla prima fase di adattamento alla quotidianità. Il lavoro di Montero, come anticipato, ha portato l’Al-Ittifaq dall’ultimo posto alla salvezza, con vittorie pesanti - tre consecutive negli scontri diretti - e un ritmo da prime posizioni. E anche in questo caso, gli insegnamenti del passato si sono rivelati decisivi: "Io dico sempre che abbiamo lavorato ‘all'italiana’, identificando con umiltà i problemi e curando in particolare la fase difensiva e la parte fisica, dato che oggi la forza è fondamentale. Io vengo dalla scuola di Ventrone, un vero innovatore in questo campo. A questo abbiamo unito i lavori tattici che ho imparato nella Juventus, in Italia e in Argentina".
Un aspetto, in particolare, ha fatto la differenza secondo Montero: "I grandi allenatori che ho avuto mi hanno insegnato che quando migliori l'aspetto individuale, successivamente migliori anche il collettivo. Soprattutto nel primo mese e mezzo abbiamo insistito tantissimo con i lavori individuali e la squadra è andata via via migliorando: da quando siamo subentrati alla fine del campionato abbiamo tenuto una media punti quasi uguale a quella di Pirlo (promosso con il suo United FC, ndr)".
IL MODELLO SAN ANTONIO E LO SPOGLIATOIO - C’è però un filo rosso che collega tutte le esperienze dell’allenatore. Ancora una volta, tra passato e presente. È la forza del gruppo: "Lo spogliatoio è lo spogliatoio, si vince e si perde tutti insieme. Come mi hanno insegnato alla Juventus, 'l’io' non esiste. Quando subentri a campionato iniziato in un paese con una cultura diversa, devi essere fortunato a trovare dei leader che confermino e spieghino le tue parole al gruppo". Un concetto che Montero ha fatto suo anche grazie a un esempio direttamente dall’NBA: "L’ho sentito anche in un'intervista di Ettore Messina sui San Antonio Spurs: i leader come Duncan, Parker o Ginobili sono fondamentali perché validano e consolidano il messaggio dell'allenatore. Io sono stato fortunato a trovare questo tipo di figure".
E a fine stagione il gruppo ha regalato all’allenatore uruguaiano "il ricordo più bello, quando abbiamo raggiunto la salvezza. I ragazzi musulmani, sapendo che il giorno dopo saremmo ripartiti per l'Italia, ci hanno aspettato tutti in albergo per salutarci e augurarci di tornare in futuro nel loro paese. Per me il calcio va oltre e l'importante è che rimanga la persona. È ciò che più mi riempie di orgoglio".
IL CONFLITTO NEGLI EMIRATI ARABI - Quel nuovo equilibrio tra allenamenti notturni e abitudini da riscoprire, però, si è interrotto presto. A inizio marzo, proprio durante i primi giorni di Montero negli Emirati, il conflitto tra USA e Iran ha colpito anche Dubai: "Ci ha sorpreso quando, a causa dell'allarme dell'albergo, ci hanno fatto evacuare e abbiamo visto passare i missili, ma si è trattato di un giorno solo. Spesso suonavano gli allarmi dai cellulari, ma la situazione era più complicata ad Abu Dhabi, per via della vicinanza alla base e al consolato americano; a Dubai non abbiamo avuto alcun problema con le difese. Non so se fosse incoscienza dovuta al non esserci abituati, ma parlando con lo staff ci dicevamo che spesso non ci si rende conto della fortuna di essere nati dove siamo nati".
Una situazione delicata che ha coinvolto in qualche modo anche lo spogliatoio dell’Al-Ittifaq: "Molti giocatori in quella categoria hanno anche un altro lavoro. Avevamo in squadra due pompieri che, nei giorni più aggressivi del conflitto, non venivano ad allenarsi ma si presentavano solo per le partite. Loro stessi ci tranquillizzavano, assicurandoci che a Dubai non sarebbe mai potuto succedere niente".
IL FUTURO E LA JUVENTUS - Dopo aver chiuso il proprio capitolo negli Emirati, ora è tempo di cercare una nuova avventura. E di studiare: "Anche se ora siamo fermi, con lo staff ci riuniamo 2-3 volte a settimana per farlo. Analizziamo le partite del Mondiale per capire cosa possiamo imparare e migliorare per il nostro lavoro. Non devi prepararti quando ti chiamano, ma devi essere già pronto nel momento in cui la chiamata arriva. Sia nel calcio che nella vita".
La chiacchierata è quasi finita, ma c’è spazio per un’ultima parentesi bianconera. Perché quando si parla di Juventus, per Montero l’emozione è diversa. E per il futuro non manca la fiducia: "Sono convinto che con Carnevali abbiano preso un vero uomo di calcio, che ha fatto ottime cose al Sassuolo e sa benissimo cosa significhi la Juve. Credo che Spalletti sia l'uomo giusto per il suo carisma e per quanto ne sa di calcio. La Juve ha bisogno di 3-4 giocatori importanti per puntare all'obiettivo massimo, che deve essere lo scudetto. Se sei la Juve, il Milan o l'Inter, non puoi partire con l'idea di accontentarti del quarto posto".