Dal peluche a forma di tigre all'istruzione "militare": chi è Broja, l'obiettivo di mercato del Cagliari

Dal peluche a forma di tigre all'istruzione "militare": chi è Broja, l'obiettivo di mercato del Cagliari
Oggi alle 15:20Interviste e Storie
di Mattia Picchialepri
Dall'"Orsacchiotto Tigre" nei primi giorni in Inghilterra agli insegnamenti del padre: la storia di Armando Broja, finito nel mirino del Cagliari

Un'istruzione militare e una traiettoria calcistica da film di fantascienza: è questa la storia di Armando Broja, che è finito nel mirino del Cagliari di Fabio Pisacane. La squadra sarda è alla ricerca di un attaccante come l'albanese, fisico e con la capacità di fare gol. La sua vita, però, è stata caratterizzata da lunghi viaggi e dei brutti infortuni che hanno minato la sua ascesa.

LE RADICI: EMIGRAZIONE, SACRIFICI E L'"ORSACCHIOTTO TIGRE" - Armando Broja nasce a Slough, cittadina industriale del Berkshire, in Inghilterra, il 10 settembre 2001. Broja è figlio di genitori albanesi, originari di Koplik, un comune situato nel distretto settentrionale di Malësi e Madhe. Papà Xhehavir e mamma Blerina hanno deciso di emigrare in Inghilterra all'età di vent'anni, alla caccia di un futuro migliore e di opportunità economiche che nel loro villaggio erano pressoché inesistenti. 

I primi anni della famiglia Broja in Inghilterra furono segnati da un'estrema povertà e da enormi difficoltà di integrazione. I genitori non sapevano una singola parola di inglese al loro arrivo. Al momento della nascita di Armando, l'intero nucleo familiare viveva confinato in una singola, minuscola stanza situata sul retro di un hotel a Slough, una condizione di indigenza in cui rimasero bloccati per diversi anni. L'unico vero ricordo d'infanzia che Broja conserva nitidamente di quegli anni di immense privazioni è un piccolo peluche a forma di tigre, che il bambino utilizzava come cuscino di fortuna in quel letto condiviso da tutta la famiglia.

PAPÀ XHEVAHIR COME FIGURA CENTRALE - L'uomo più importante della vita di Armando Broja è papà Xhehavir, il motore immobile della forgiatura del figlio. È partito dal gradino più basso della scala sociale in Inghilterra, gettando cemento e posando mattoni per costruire case. 15 ore di turno giornaliere, con l'etica del lavoro che ha trasmesso a suo figlio. Nonostante il successo, la famiglia Broja ha sempre mantenuto un legame forte con il proprio paese natale: vengono organizzati viaggi annuali a Kamicë (il villaggio paterno in Malësi e Madhe) per permettere ai figli di imparare la lingua albanese, conoscere i numerosi parenti e assorbire la cultura rurale locale. Il padre di Broja ha persino investito ampiamente i propri guadagni personali per finanziare la ricostruzione e la manutenzione dei cimiteri dell'intero villaggio di Kamicë.

La disciplina di Broja, dunque, nasce dal papà. L'attaccante ha rivelato a The Players' Tribune come Xhevahir gli dicesse: "Hai 24 ore in un giorno e la metà le passi a dormire". Gli allenamenti notturni imposti dal padre sono ormai diventati materiale da leggenda nelle interviste rilasciate da Broja ai media britannici e albanesi. Anche dopo aver affrontato massacranti turni di lavoro nei cantieri edili, il padre rientrava a casa esausto, spesso tra le 22:00 e le 23:00 di sera. La sua prima domanda non riguardava però la scuola, ma lo sport: "Armando, hai fatto il tuo allenamento oggi?". Quando il giovane, nel tentativo di evitare la fatica, mentiva rispondendo in modo esitante, il padre intuiva immediatamente la verità. A quell'ora della notte, lo trascinava nel parco locale e lo costringeva a correre 20 giri interi intorno al campo di calcio.

L'OSSESSIONE PER "ARNINE" - Tra gli aneddoti più affascinanti e curiosi legati all'infanzia formativa di Broja c'è l'attrazione del padre per Ronaldo il Fenomeno, che ha dato origine a un bizzarro, seppur fondamentale, equivoco linguistico. Come la stragrande maggioranza dei bambini cresciuti nel Regno Unito in quella specifica generazione, il giovane Armando venerava in modo assoluto Cristiano Ronaldo. Il padre, tuttavia, di un'altra generazione calcistica, era completamente e follemente ossessionato dall'altro Ronaldo, Nazario.

Xhevahir continuava a urlare ordini tattici e motivazionali al figlio: "Armando, voglio che tu sia come Arnine! Devi giocare come Arnine! Arnine, Arnine, Arnine!". Il giovane Broja, per mere questioni anagrafiche, non aveva mai avuto l'opportunità di vedere giocare il Fenomeno in diretta televisiva ed era profondamente confuso. A causa del marcato accento albanese del padre, la pronuncia del soprannome "R9" (R-Nine in inglese) suonava esattamente come "Arnine". Il ragazzo passò anni a chiedersi in gran segreto chi diavolo fosse questo misterioso "Arnine", ipotizzando nella sua mente di bambino che potesse trattarsi del nome di un leggendario calciatore albanese del passato.

Non solo papà, dietro al corazziere capace di sfidare le ruvide difese della Premier League si nasconde un profondo e indissolubile legame familiare con la mamma, ben riassunto da un episodio giovanile tanto singolare quanto toccante. Durante una partita dell'Under-13 del Chelsea, il giovanissimo Armando subì un tackle violentissimo, rimanendo a terra dolorante e immobile e scatenando il panico generale. Sugli spalti, la madre Blerina fu letteralmente sopraffatta dal terrore e dal più puro istinto materno: ignorando del tutto i severissimi regolamenti inglesi, che puniscono categoricamente le invasioni di campo da parte dei non addetti ai lavori, la donna scavalcò le barriere e si precipitò disperatamente sul prato. Pur di affiancare lo staff medico e stringersi al figlio in quel momento di potenziale dramma, Blerina mise da parte ogni timore per le conseguenze o le sanzioni disciplinari. 

L'ASCESA, IL DRAMMA E L'INCUBO BURNLEY - Da promessa indiscussa dell'Academy del Chelsea a pioniere del calcio albanese in Premier League, la prima fase della carriera di Armando Broja è stata quella di un vero e proprio predestinato. Dotato di strapotere fisico e di una ottima freddezza sotto porta, l'attaccante cresciuto nel mito di Didier Drogba ha bruciato le tappe fin da giovanissimo. Dopo essersi forgiato nella spietata "cantera" di Cobham, la sua esplosione tra i professionisti è passata per un fruttuoso apprendistato in Olanda con il Vitesse e, soprattutto, per la definitiva consacrazione con la maglia del Southampton. Nella stagione 2021-22, inanellando record di precocità e diventando il primo calciatore albanese della storia a segnare nel massimo campionato inglese, Broja aveva raggiunto una valutazione di mercato vicina ai 40 milioni di euro, si ergeva a eroe della sua Nazionale ed era un pezzo pregiato del panorama calcistico britannico.

Tuttavia, un devastante infortunio al legamento crociato nel dicembre 2022 ha interrotto bruscamente la sua ascesa, innescando una dolorosa spirale sportiva e psicologica. La lunghissima riabilitazione ha lasciato profonde cicatrici sull'autostima del giocatore, che al rientro in campo non è più riuscito a ritrovare l'esplosività e la serenità dei giorni migliori. Dopo una serie di prestiti infruttuosi tra Fulham ed Everton, e l'amara esperienza collettiva a Euro 2024, la tanto cercata ripartenza si è trasformata in una gabbia dorata: ceduto a titolo definitivo al Burnley nell'estate del 2025 per circa 20 milioni di sterline, Broja è stato trascinato nel baratro della rovinosa retrocessione della squadra in Championship. Con un solo gol all'attivo nell'ultima annata e un valore di mercato ormai crollato, l'attaccante si ritrova oggi davanti alla titanica sfida di dover ricostruire quasi da zero una carriera che sembrava destinata all'Olimpo del calcio: il calore e la passione della Sardegna potrebbero restituirgli quella sicurezza di cui Broja ha bisogno.

Nella sua lettera ha The Players' Tribune, Broja ha ammesso di avere sogni ambiziosi: "Voglio essere l'Harry Kane, il Ronaldo o l'R9 albanese. Voglio portare il mio Paese ai Mondiali". Il vero obiettivo, però, è un altro: "E quando la mia carriera sarà finita, voglio che il mio nome continui a vivere. Per l'Albania. Per mio padre".