Da perfetti sconosciuti a squadra di casa: l'Algeria e il legame con Lawrence
Aprite la mappa degli Stati Uniti davanti a voi, puntate il dito nel mezzo e vi ritroverete a Lawrence in Kansas, città che ospita il ritiro della nazionale algerina per il Mondiale. Una scelta quasi controtendenza rispetto ai blindatissimi resort a cinque stelle scelti dalle altre big del torneo, ma che ha finito per innescare un cortocircuito culturale. Perché nel cuore profondo dell'America dei campi di grano, a quaranta miglia da Kansas City, è nata la storia d'amore più improbabile di questa Coppa del Mondo.
Tutto è cominciato quasi per caso, dall'intuizione di una studentessa della University of Kansas, Sajedah, che insieme alla sua famiglia ha deciso di non far sentire sole le Volpi del Deserto. Ha aperto una pagina social per connettere la diaspora algerina locale con i residenti della città e, quando il pullman della squadra è arrivato sotto la pioggia battente, ad attenderli c'erano seicento persone. Anziani del posto, studenti universitari, bambini con i cappellini dei Kansas Jayhawks e le sciarpe biancoverdi al collo.
L'ALGERIA ROMPE LA BOLLA E CONQUISTA LAWRENCE - Se il calcio moderno vive di transenne, bodyguards e allenamenti a porte chiuse, a Lawrence le regole sono saltate. Al Rock Chalk Park, il centro d'allenamento, l'Algeria ha regalato la sessione più aperta e interattiva di tutto il Mondiale. Dagli altoparlanti risuona musica algerina, la banda universitaria locale ha imparato ed eseguito l'inno nazionale e, al termine delle sedute, giocatori e tifosi si ritrovano insieme sul campo tra foto, autografi e palloni da calciare.
Tra maglie regalate e allenamenti aperti a tutti, la nazionale algerina ha rotto gli schemi in un'epoca di retoriche divisive, di muri e di paura dello straniero. A rafforzare tutto ciò ci ha pensato l'artista locale Stan Herd, che ha realizzato un'enorme opera di field art (arte nei campi) raffigurante la propria bandiera. Seicento persone, americani nativi e algerini della diaspora, si sono ritrovati lì, mano nella mano, a ballare e cantare intorno ai colori di Algeri. Pensate, persino i cartelli del drive-thru di McDonald's ora recitano il benvenuto in arabo e francese.
UN LEGAME PROFONDO - "Speriamo di andare avanti per Lawrence", ha dichiarato il CT Vladimir Petkovic in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro l'Argentina. Una frase che racconta perfettamente come, in pochissimo tempo, il Mondiale abbia creato un legame inaspettato tra una nazionale africana e una città nel cuore degli Stati Uniti. Lawrence non è più soltanto il quartier generale dell'Algeria: è diventata una seconda casa, un simbolo e quasi una motivazione in più per le Volpi del Deserto.
In un girone completato da Giordania e Austria, l'obiettivo è provare a scrivere una pagina storica per il calcio algerino. Ma comunque vada, qualcosa è già stato vinto. Perché in un torneo che spesso racconta solo risultati, classifiche e trofei, la Nazionale è riuscita a costruire qualcosa di più raro: un senso di appartenenza dall'altra parte del mondo. E adesso Lawrence, una cittadina di centomila abitanti, sogna insieme alle Volpi del Deserto, perché certe storie, quando nascono così, sembrano fatte proprio per continuare.