Un sogno lungo 40 anni: l'Iraq scrive la storia e vola al Mondiale
Una vittoria per diventare eroi nazionali, perché ora Al Hamadi e il capitano Aymen Hussein così possono essere definiti. L'Iraq, dopo 40 anni, tornerà a giocare un Mondiale grazie alla vittoria per 2-1 nello spareggio contro la Bolivia. L'ultima volta risaliva al lontano 1986, edizione che si disputò proprio in Messico e che vide gli iracheni chiudere all'ultimo posto del girone dietro ai padroni di casa, al Paraguay e al Belgio. Ma andiamo con ordine, perché la lunga e straordinaria scalata dei ragazzi guidati da Graham Arnold parte da lontano: l'Iraq, per un solo punto, non era riuscito centrare l'accesso diretto al Mondiale, nonostante la vittoria all'ultima giornata nello scontro diretto contro la Giordania. Il trascinatore? Sempre lui, Aymen Hussein, con l'attaccante classe '96 dell'Al-Karma che era stato determinante con 4 gol durante il percorso qualificazione chiuso al terzo posto.
La fase successiva, decisiva per accedere al Mondiale, metteva l'Iraq di fronte a una serie di sfide complicate: vittoria sofferta per 1-0 contro l'Indonesia, poi il pareggio per 0-0 contro l'Arabia Saudita che è valso l'accesso alla quinta e decisiva fase. Qui l'avversario erano gli Emirati Arabi, e anche queste sono state due gare equilibratissime, decise solamente nel match di ritorno dopo l'1-1 dell'andata. A Basra, l'Iraq è riuscito ad avere la meglio solamente nei minuti finali della partita. Un 2-1 firmato da Amir Al Ammari, che con grande personalità ha calciato probabilmente il rigore più importante della sua carriera che ha portato l'Iraq a scrivere la storia qualche mese dopo contro la Bolivia. In quest'ultima partita ci si giocava tutto e, nonostante gli oltre dieci minuti di recupero concessi dall'arbitro, l'Iraq di Graham Arnold ha gettato il cuore oltre l'ostacolo, portando a casa una qualificazione che ha mandato in estasi un popolo intero.
E adesso? Un popolo intero festeggia e si gode un momento atteso da 40 anni. Tra 77 giorni, la nazionale tornerà in campo per provare a scrivere una nuova pagina di storia. L'Iraq farà il suo esordio mondiale il 17 giugno contro la Norvegia per poi vedersela, successivamente, contro Francia e Senegal. Sulla carta non parte ovviamente con i favori del pronostico, ma i Leoni della Mesopotamia hanno dalla loro la spensieratezza e la voglia di regalare a un popolo intero un'altra grande emozione.
GRAHAM ARNOLD, L'EROE DEL POPOLO IRACHENO - Un australiano alla guida dell'Iraq. Stiamo parlando di Graham Arnold, ex attaccante con un buon fiuto del gol ammirato anche in Europa a metà anni novanta con le maglie di Roda, NAC Breda e Charleroi. Sulla panchina irachena dal maggio 2025, Arnold si presentò con grande personalità definendo questo incarico come uno dei più difficili al mondo: "Prima di accettare l'offerta mi era stato detto che questo sarebbe stato uno dei lavori più difficili al mondo - ha dichiarato a ESPN -. L'Iraq non si qualifica a un Mondiale da 40 anni, è una sfida enorme, con molta pressione in un nazione con 46 milioni di persone ossessionate dal calcio". Risultato? Una penna e un foglio di carta tra le mani, su cui scrivere una nuova pagina di storia del calcio iracheno.
Graham Arnold ha portato esperienza e organizzazione, una migliore preparazione difensiva e un approccio più "europeo" alle gare. Non è arrivato il classico cambio di modulo, bensì nuovi concetti che hanno reso l'Iraq tra le squadre più organizzate di tutto il panorama asiatico. Ma da chi è composta la nazionale irachena? Arnold parte da un classico 4-4-2 con esterni rapidi come Amyn e Bayesh e alcuni calciatori che militano in Europa come Merchas Doski, Zidane Iqbal e gli "italiani" Marko Farji del Venezia e Ali Jasim di proprietà del Como ma in prestito all'Al-Najma. Un collettivo che ha portato l'Iraq al Mondiale e a un pizzico di ottimismo in più per costruire un futuro luminoso.