Brasile, la ricetta di Ancelotti: "I Mondiali si vincono in difesa. Vini e Raphinha i migliori al mondo"
"I Mondiali si vincono in difesa": Carlo Ancelotti non usa giri di parole per dettare la linea del suo Brasile. Alla vigilia della sfida contro la Croazia, il commissario tecnico della Seleção ha tracciato la rotta in vista dei prossimi impegni, allontanando le critiche sull'estetica del gioco e puntando dritto al sodo: la solidità difensiva e la conquista della Coppa del Mondo.
Il CT ha spazzato via le polemiche sulla necessità di mostrare a tutti i costi una manovra spettacolare, ricordando come i recenti trionfi mondiali verdeoro siano sempre passati da un'attenta fase di non possesso. "Bel gioco? Gli ultimi due Mondiali vinti dal Brasile sono stati conquistati unendo talento e difesa", ha spiegato Ancelotti. L'allenatore ha citato esempi illustri per supportare la sua tesi: "Con 'Felipão' (Scolari, ndr) e i suoi tre difensori centrali nel 2002, per esempio, e nel 1994 Parreira utilizzò due linee di quattro per sfruttare Romario in attacco".
IL PRAGMATISMO - Il messaggio alla squadra e all'intero ambiente è inequivocabile: "Non c'è altro modo che difendere bene. Il Mondiale lo vince la squadra che subisce meno gol, non quella che ne segna di più. Non mi piace essere definito difensivo, ma è molto importante per la squadra". Un pragmatismo che ha già portato frutti concreti, con una qualificazione centrata in largo anticipo. A tal proposito il ct ha aggiunto: "Abbiamo analizzato molti giocatori e abbiamo un'idea molto chiara e definita per la prima partita, e abbiamo anche una lista definitiva dei giocatori. Vogliamo movimento in attacco, magari con un centravanti di riferimento, ma con movimenti che rendano la partita imprevedibile. Abbiamo bisogno di calma e compostezza, e anche di critiche, ovviamente, ma anche se la cosa più importante è il risultato, alcuni risultati sono più importanti di altri, e quello importante è la Coppa del Mondo".
LE STELLE VERDEORO E L'EVOLUZIONE DI ENDRICK - Oltre all'imprescindibile organizzazione tattica, il Brasile sa di poter contare su un arsenale offensivo di primissimo livello. Ancelotti ha speso parole al miele per le sue stelle esterne: "Madrid è Madrid e il Brasile è il Brasile. Con Raphinha e Vini abbiamo due dei migliori al mondo. Dobbiamo fare in modo che contribuiscano con tutta la qualità che stanno dimostrando ora alla squadra, ma so che faranno bene grazie al loro carattere e alla loro personalità. Danilo? Farà parte della squadra, ho già scelto".
L'attenzione si è poi spostata sul giovanissimo Endrick, al centro di un'interessante evoluzione in campo. Il ct ha chiarito la sua posizione tattica: "Conoscevo Endrick come attaccante, come centrale, e ora gioca più sull'ala, e se la cava bene anche lì. È una posizione che richiede più lavoro difensivo, ma per la sua età e corporatura, ci riesce, è in grado di farlo. Stiamo seguendo la sua crescita, come molti altri, sarà senza dubbio il futuro della nazionale".