È morto Evaristo Beccalossi: la bandiera dell'Inter aveva 69 anni

È morto Evaristo Beccalossi: la bandiera dell'Inter aveva 69 anniTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 10:12News Calcio
di Redazione
Lo storico centrocampista dell'Inter è morto a Brescia nella notte tra martedì e mercoledì. Da più di un anno le sue condizioni erano critiche

È morto Evaristo Beccalossi, bandiera dell'Inter. Lo storico centrocampista aveva 69 anni ed era ricoverato nella clinica Poliambulanza a Brescia. Da un anno le condizioni di salute erano critiche, a causa di un malore accusato nel 2025 e un lungo periodo di coma. Come riporta ANSA, il decesso è avvenuto nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 maggio. 

Beccalossi era una leggenda dell'Inter, in cui ha giocato per 4 anni, dal 1974 al '84, e ha vinto lo scudetto con Eugenio Bersellini nel 1980 e una Coppa Italia nella stagione 1981/1982. Nel suo periodo in nerazzurro, il centrocampista ha segnato 37 gol in 216 presenze, tra cui una doppietta al Milan nel derby dell'ottobre 1979. Dopo l'Inter si è trasferito alla Sampdoria, chiudendo la sua carriera al Pordenone. Beccalossi aveva ricoperto anche il ruolo di capo Delegazione delle giovanili della Nazionale ed era un opinionista televisivo. 

IL RICORDO DELL'INTER - L'Inter ha ricordato la sua bandiera con una nota sul proprio sito. "Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone" hanno scritto i nerazzurri. Il club ha ricordato l'importanza dello storico giocatore dentro e fuori dal campo: "Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì".

Beccalossi è stato uno dei grandi numeri 10 dell'Inter, degno erede di Sandro Mazzola: "La numero 10 sulle spalle: arrivò all'Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D'altronde la segnalazione a Sandro Mazzola - suo predecessore con la 10 e all'epoca dirigente nerazzurro - arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica".

E infine, l'ultimo saluto allo storico centrocampista, diventato un simbolo dei valori dell'Inter: "La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d'oggi". Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell'aver avuto il 'Becca' nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l'ennesimo dribbling della vita di Evaristo".