Fabregas: "Ci attende una giornata storica. Voglio rimanere al Como a lungo"

Fabregas: "Ci attende una giornata storica. Voglio rimanere al Como a lungo"TUTTOmercatoWEB.com
Cesc Fabregas
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 18:25News Calcio
di Redazione
Le parole dell'allenatore del Como alla vigilia della partita contro il Manchester United in Champions League

Lo spettacolo della Champions League torna al Sinigaglia, dopo la vittoria del Como all'esordio europeo contro il Lipsia. La squadra di Fabregas ha poi perso la difficile trasferta sul campo del Feyenoord e ora accoglie il Manchester United, he nelle prime due ha vinto contro il Sabah e perso contro l'Atletico Madrid. Non sarà quindi una giornata come le altre: "Sarà una giornata storica - ha detto Fabregas in conferenza stampa - per la nostra città, la nostra società e i nostri giocatori. Ci dovremo adattare bene, loro sono il Manchester United, non c’è bisogno di dire niente sulla loro storia. Cercheremo di vincere e fare la nostra partita".

Dall'altra parte ci sarà una squadra reduce da un avvio difficilissimo in Premier League, con soli 7 punti in altrettante partite: "La crisi non esiste se giochi ogni tre giorni, non hai tempo per pensare se sei in crisi. La crisi la costruite voi, ma il calcio vero è giocare ogni tre giorni e scendere in campo per cercare di vincere". D'altra parte, lo spagnolo non vuole timore reverenziale nei confronti della squadra avversaria: "Che la storia non va in campo si insegna non parlando di quello. Se dico ogni volta di stare attenti al Manchester, i giocatori entrano in campo con paura. Quando parlo dello United io parlo solo di come possiamo fare male, solo parlando di undici giocatori che vogliamo battere. Se pensiamo che gli avversari sono superiori sarà più difficile". Fabregas non ne ha voluto sapere, poi, sulle voci che lo vorrebbero nuovo allenatore dei Red Devils: "Non rispondo, perché mi sembra una domanda brutta, senza rispetto per un grandissimo giocatore e allenatore come Carrick". 

LA CHAMPIONS LEAGUE - Fabregas ha proseguito parlando dell'adattamento della squadra alla competizione: "È un processo che dobbiamo gestire, ripeto sempre che tanti giocatori non hanno mai fatto la Champions, e nemmeno io l'ho mai fatta. Con quello che facciamo adesso, saremo indubbiamente migliori tra cinque anni. La cosa più bella di giocare ogni tre giorni è che se perdi hai subito la possibilità di rifarti e quella sensazione della sconfitta non dura una settimana intera". Poi, sulla sfida che attende il Como: "Significa tanto, soprattutto per noi come società. Sono arrivato qui 4 anni fa, se vediamo cos'eravamo quando sono arrivato e cosa siamo adesso, è completamente diverso. Ogni tanto bisogna restare con i piedi per terra perché c'è tanto da fare e imparare. Domani ci saranno due squadre in campo che cercheranno di avere la meglio, abbiamo tanto rispetto per loro perché hanno dei giocatori fantastici, un ottimo staff, un ottimo allenatore che ha riportato la squadra in Champions. Per me è un grande onore poterli ospitare qui".

Mentre, guardando indietro, l'allenatore ha rivalutato la prestazione fatta contro il Feyenoord: "Sì, è cambiata. Abbiamo fatto tante cose buone con la palla, senza palla loro hanno avuto 4/5 occasioni per fare gol. Penso che sarebbe stata una gara da pareggio. La sensazione che c'è in campo, alcune volte cambia. Siamo molto all'inizio del percorso, la cosa importante è portare sempre qualcosa a casa per imparare".

LA CRESCITA DEL COMO - Su questa crescita societaria, Fabregas ha raccontato: "La chiave? Non lo so. Mi sono ritirato, ho allenato la Primavera del Como, un giorno mi sono seduto con il presidente, mi ha chiesto quale fosse il mio programma e la mia visione della società. Gli ho presentato un programma su quello che avremmo potuto fare, lo abbiamo messo in pratica cercando di fare del nostro meglio. Abbiamo cercato di portare del talento in squadra, giovani calciatori che magari il grande pubblico non conosceva. Il presidente mi ha dato la sua fiducia, mi ha consegnato le chiavi della parte calcistica, c'è una comunicazione molto importante tra di noi. È diventato un amico, quasi un parente. Quando si lavora così, anche con Ludi, si ha la sensazione che tutto diventa sempre più importante. Siamo una famiglia e anche quando perdiamo vedo che i tifosi ci 'abbracciano', questo è speciale e bisogna continuare così restando umili".

E poi, sull'essere arrivati a lottare per obiettivi importanti: "È una sensazione fantastica, ma lo era anche alzare i trofei e vincere i titoli. Quando si cresce, non dallo zero ma da meno dieci, è un qualcosa che non dimenticherò mai. Dico sempre a Mirwan Suwarso che voglio restare a lungo qui, perché do tanto importanza a quello che facciamo. Non abbiamo dei campioni, lo stiamo facendo con dei ragazzi che vogliono diventare dei campioni. Il giorno in cui abbiamo centrato la promozione, quando siamo arrivati decimi, quando ci siamo qualificati in Champions. Sono grandi sensazioni. Ma non ci sono solo io, ho parlato a lungo di chi c'è dietro di questo progetto. L'unica cosa è che non bisogna parlare troppo di quanto accaduto in passato, l'importante è il presente e il futuro. L'anno scorso fa parte del passato".

LA ROSA - Fabregas ha fatto anche il punto sugli indisponibili, dando cattive notizie su Jesus Rodriguez: "Ci sarà un lungo stop per Jesus Rodriguez, oggi ha fatto un tiro in porta a fine allenamento e si è fatto male. Non sembra un infortunio lieve, ma un po' più grave. Chalobah starà fuori due settimane, quindi perderà quattro partite. Kean vediamo se ce la fa per sabato, Diao torna dopo la sosta". Sull'esterno spagnolo ha poi aggiunto a Sky Sport: "Si tratta di un infortunio di almeno due mesi, stiamo valutando se fare un cambio nella lista. Domani avremo solo 15 giocatori".

Sulla formazione invece non ha voluto svelare troppo: "Volete sapere se gioca Douvikas? Sì, gioca, ve ne dico uno. Però il portiere non ve lo dico. Butez è importantissimo e continuerà a giocare tanto. Ora c'è una competizione con Sanchez che fa alzare il livello a tutti. Alcune volte si vedrà un portiere e magari poi se ne vedrà un altro. Proveremo a dare consistenza a chi sta vivendo un buon momento". Poi, sulla differenza tra Italia ed Europa: "Quando analizzi squadre di Champions, normalmente stai analizzando le migliori squadre di ogni campionato. Sono sempre dominanti, vogliono la palla, ti vengono a pressare. Si vedono perfettamente le idee di quella squadra, magari sono partite più difficili da affrontare ma non da analizzare. Vincere in Italia è molto molto difficile, nel nostro paese facciamo tanti giocatori, tanti uomo contro uomo, diventa più difficile analizzare le squadre rispetto a quelle europee. Giocare e vincere in Italia è difficilissimo".

Ha parlato, invece, di Nico Paz e della sua possibile evoluzione: "Ha un potenziale enorme, quello che mi piace di più di lui sono ambizione e mentalità. Ci sono giocatori con grandissimo talento che non esprimono il loro potenziale per mentalità e voglia di migliorare, Nico è diverso per questo. Sa cosa penso su cosa può migliorare, ci sta lavorando, ci sta provando, ha solo 22 anni".