Intervista

L'addio alla Roma, uno stop forzato e i sacrifici: viaggio alle origini di Lulli

L'addio alla Roma, uno stop forzato e i sacrifici: viaggio alle origini di Lulli
A sinistra, Lulli bambino
© foto di Andrea Rosito
Oggi alle 09:30Interviste e Storie
di Simone Solenghi
Al Genoa ha segnato il primo gol in prima squadra con la Roma, che a 11 aveva lasciato. Il classe 2007 raccontato dal presidente della suo vecchio club

A 19 anni, Emanuele Lulli è diventato il primo 2007 italiano ad andare a segno in Serie A, ma sapevate che a 11 aveva lasciato la Roma per fare ritorno nella squadra del proprio paese? Sì, perché la sua non è la storia di un predestinato, ma quella di un ragazzo arrivato fino alla prima squadra guadagnandosi via via uno spazio che nelle giovanili non è stato mai scontato. Ce lo ha raccontato Ivan D'Adamo, presidente della Nuova Tor Tre Teste, ultima società dilettantistica in cui ha giocato prima di passare definitivamente alla Roma nel 2021.

Cresciuto a Palestrina, a un'ora di macchina dal centro della Capitale, i primi passi di Lulli sono nella squadra del proprio paese, prima di indossare, ancora bambino, per la prima volta la maglia che lo accompagnerà fino alla Serie A. Non è ancora entrato a tutti gli effetti nel vivaio giallorosso, ma nell'Accademia Roma, formazione satellite che funge da serbatoio per le giovanili del club. All'inizio, però, con la Roma sarà un arrivederci: "Aveva il problema della distanza da casa - spiega D'Adamo a GianlucaDiMarzio.com - la Roma non lo considerava e i genitori faticavano a portarlo ad allenarsi, così insieme hanno deciso di tornare vicino a casa". Non è la fine del sogno, anzi.

IL PASSAGGIO ALLA TOR TRE TESTE - Al Palestrina è il più forte della sua squadra e si fa notare. A crederci sono Marco Salamone e Simone Mazzetta, oggi impegnati rispettivamente nelle aree scouting di Juventus e Torino. Lavorano per la Nuova Tor Tre Teste, settore giovanile d'élite, che raccoglie i migliori giovani di Roma, con l'obiettivo di portarne il più possibile nel professionismo. Si ritorna così ai viaggi in macchina e ai sacrifici di mamma e papà, che questa volta però vengono ripagati: "I genitori facevano un lavoro umile e accompagnarlo agli allenamenti era molto impegnativo. Però abbiamo insistito tantissimo, abbiamo invitato il ragazzo a un open day estivo e si è convinto".

Entra così nella formazione Under 13 e non mancano alcune difficoltà iniziali: "Alcuni in dirigenza non erano convinti: la nostra squadra era molto forte e c'erano ragazzi più pronti, ma Salamone e Mazzetta lo consideravano un profilo con ampi margini di crescita. Scherzando gli dicevano che la Tor Tre Teste era una sorta di Holly e Benji, perché prendevamo tanti giocatori leader nelle loro squadre, ma che da noi non avevano il posto assicurato". Posto che fatica a trovare anche per problemi fisici, dovuti al morbo di Osgood-Schlatter: "È un problema tipico dell'età della crescita che lo ha tenuto fermo per tanto tempo. Quando è arrivato era indietro fisicamente, era gracile, in più aveva questo dolore al ginocchio che lo faceva correre male. Ha faticato per arrivare dov'è ora".

IL RITORNO ALLA ROMA - Le cose cambiano col salto nell'Under 14: "È riuscito a ritrovare continuità. Giocava da centrocampista, era una mezzala. Gli allenatori lo vedevano lì per la sua intelligenza, aveva la dote di prevedere i movimenti dei compagni ancora prima che gli arrivasse il pallone". La Tor Tre Teste gli dà una vetrina che al Palestrina non poteva avere, quella di tornei nazionali contro squadre professionistiche. Ravenna, Gallipoli, Sardegna. In giro per l'Italia un giovanissimo Lulli si mette in mostra e gli basta metà stagione per tornare alla Roma, questa volta a tutti gli effetti nel settore giovanile con l'Under 14: "Hanno visto il ragazzo e hanno voluto riprenderlo, anche se anche lì ha lavorato sodo per conquistarsi la fiducia degli allenatori".

Una fatica ampiamente ripagata, perché da quel momento quella maglia diventa una seconda pelle. Sarà campione d'Italia Under 16 e Under 17, intanto matura anche fisicamente e arriva in Primavera ormai definitivamente dirottato sulla fascia, in virtù della gran gamba che ha sviluppato. Il resto, ormai, è già storia, grazie al primo gol con la prima squadra all'Olimpico. In quella esultanza, parola di chi lo ha visto crescere, c'è tutto Emanuele: una corsa di pura gioia, il sorriso di un ragazzo umile che ha realizzato un sogno. E tornando indietro, quei lunghi avanti e indietro in macchina hanno tutto un altro sapore.