Fifa, la denuncia del presidente della Federcalcio giordana: "Ricattato per sostenere Infantino"
Il presidente della Federcalcio giordana, il principe Ali bin al-Husayn, ha lanciato pesanti accuse nei confronti della Fifa e della gestione interna dell'organizzazione guidata da Gianni Infantino. L'ex vicepresidente dell'organo mondiale ha raccontato di aver ricevuto pressioni per sostenere il numero uno della Fifa, parlando apertamente di una situazione assimilabile a un ricatto.
La denuncia arriva dopo una serie di prese di distanza interne e critiche legate anche ad alcune vicende recenti, tra cui i problemi organizzativi dei Mondiali e il mancato pagamento di alcuni premi relativi alla Coppa Araba.
L'ACCUSA DI ALI BIN AL-HUSAYN - In un messaggio pubblicato sui propri canali social, il presidente della federazione giordana ha raccontato quanto sarebbe accaduto durante i Mondiali: "Durante i Mondiali, mi è stato comunicato verbalmente che se avessi appoggiato Gianni Infantino questo avrebbe aiutato notevolmente la nostra Federcalcio. In Giordania siamo orgogliosi di difendere i valori etici. Non lo abbiamo appoggiato prima e certamente non lo faremo ora. Ma l'intera situazione equivale a un ricatto e ci rifiutiamo di cedere a questo". Ali bin al-Husayn ha inoltre fatto riferimento alle difficoltà incontrate dalla Giordania con la Fifa, citando questioni legate ai premi della Coppa Araba, ai visti e alle tasse durante le competizioni internazionali.
IL CASO FIFA FORWARD ENTERPRISE - Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato per la Fifa, dopo il tramonto del progetto Fifa Forward Enterprise, iniziativa che avrebbe riguardato la creazione di una nuova entità commerciale con una partecipazione nelle attività economiche e negli eventi dell'organizzazione. Il piano, sviluppato senza essere reso pubblico, avrebbe trovato la forte opposizione dell'Uefa e di alcune figure interne alla stessa Fifa, fino alla decisione di abbandonarlo.
LE CRITICHE INTERNE A INFANTINO - Secondo quanto riportato dal Financial Times, il segretario generale della Fifa Mattias Grafström avrebbe espresso dubbi sul progetto in una comunicazione interna al personale, definendolo difficile da comprendere e accettare. Anche Kevin Lamour, direttore operativo della Fifa, aveva criticato l'iniziativa, sostenendo che lui e altri colleghi fossero stati "ingannati" e descrivendo il piano come "il progetto di una sola persona". Sulla stessa linea anche Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo globale del calcio della Fifa, che ha spiegato di non essere stato coinvolto nel progetto e ha definito necessario il suo abbandono, ribadendo la necessità di una Fifa indipendente fondata su trasparenza e integrità.