Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC

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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Oggi alle 15:15News Calcio
di Redazione
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC: dal ritorno di Roberto Mancini in Nazionale alla valorizzazione dei giovani

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. A seguito delle elezioni di oggi (22 giugno), che hanno visto sfidarsi i due candidati Giancarlo Abete e Giovanni Malagò, ad avere la meglio è stato proprio l’ex presidente del CONI. Una vittoria che apre una nuova fase per il calcio italiano, chiamato a ripartire dopo anni complessi e con diversi nodi strutturali ancora da sciogliere. Malagò ha ricevuto 343,084 voti, pari al 68,58%. Abete, invece, ha ottenuto il 29,17% dei voti.

"Il senso di responsabilità è davvero molto emozionante e profondo. Da solo non posso fare niente, con voi potremo fare tutto" ha commentato Malagò poco dopo i risultati delle votazioni che lo hanno visto trionfare.

Con il successo di Malagò, la strada appare ormai tracciata anche per il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia. L’ex commissario tecnico azzurro, reduce dall'addio con l’Al Sadd in Qatar, è il profilo verso cui la nuova governance federale sembra orientata per ricostruire il percorso della Nazionale. Un ritorno che avrebbe anche un forte valore simbolico, dopo l’Europeo vinto nel 2021 e una storia interrotta in modo brusco nell’agosto del 2023.

Il programma presentato da Malagò al momento della sua candidatura, inoltre, aveva indicato una linea precisa: rilancio del talento italiano, maggiore spazio ai giovani, ricostruzione della classe dirigente, centralità delle infrastrutture, maggior attenzione alla Serie A e crescita del calcio femminile.

GIOVANI E TALENTO - Uno dei punti centrali del programma di Malagò riguarda la valorizzazione dei giovani italiani. Il dato evidenziato è chiaro: soltanto il 2,3% del minutaggio in Serie A è destinato agli Under 21 italiani. Un numero che fotografa una difficoltà ormai evidente e che, secondo la nuova linea federale, dovrà essere affrontata con interventi concreti.

L’idea è quella di introdurre incentivi per favorire l’impiego dei giovani, rafforzare il sistema delle seconde squadre e creare un percorso più lineare tra scuola calcio, settore giovanile, Primavera, Lega Pro e Serie B. Non solo campo, però: nel programma trova spazio anche una formazione più completa, sia dal punto di vista tecnico che psicologico, per accompagnare meglio la crescita dei talenti.

COVERCIANO COME CENTRO STRATEGICO - Nel progetto di Malagò, Coverciano dovrà assumere un ruolo ancora più centrale. L’obiettivo è trasformarlo in un vero hub metodologico del calcio italiano, un punto di riferimento in cui concentrare scouting, match analysis, medicina sportiva, preparazione atletica e utilizzo dei dati. Una struttura dunque pensata non solo come casa della Nazionale.

RIFORMA DEL SISTEMA - Sul piano politico, la linea di Malagò è quella di riformare il sistema, superando le divisioni interne che negli ultimi anni hanno spesso rallentato il calcio italiano. Il programma parla di una FIGC autorevole, ma non invasiva: meno burocratica, più orientata all’attuazione concreta e capace di accompagnare le varie componenti senza appesantirne il lavoro.

La sfida sarà quella di ricostruire una classe dirigente in grado di rispondere alle esigenze del movimento, tenendo insieme professionismo, dilettantismo, settori giovanili e calcio femminile.

SERIE A E SOSTENIBILITÀ ECONOMICA - Un altro tema centrale riguarda la Serie A e, più in generale, la sostenibilità economica del professionismo. Malagò aveva infatti sottolineato la crisi del massimo campionato italiano e del sistema nel suo complesso: negli ultimi 17 anni le perdite complessive ammontano a 9,3 miliardi, con 5,5 miliardi di debiti nel calcio professionistico.

Per contrastare queste criticità, il programma individua alcuni punti chiave: lotta alla pirateria, nuovi stadi, governance più sostenibile e valorizzazione del brand Italia. L’obiettivo è rendere il calcio italiano più competitivo, anche dal punto di vista commerciale e internazionale.

STADI E INFRASTRUTTURE - Tra i temi più urgenti c’è quello degli stadi. Il confronto con il resto d’Europa resta impietoso: dal 2007 al 2024 in Italia sono stati costruiti soltanto sei nuovi impianti, contro i 226 realizzati nel resto del continente.

Nel programma di Malagò si parla di 31 progetti già esistenti, capaci di generare 5,1 miliardi di investimenti tra stadi e centri sportivi e di creare circa 80mila posti di lavoro. Per arrivare a un vero piano nazionale sull’impiantistica calcistica, però, servirà un coordinamento forte tra FIGC, governo, regioni e comuni.

DILETTANTI COME CUORE SOCIALE DEL CALCIO - Il calcio dilettantistico resta uno dei pilastri del movimento italiano. Per questo, nel programma di Malagò trova spazio anche una proposta di riforma della Lega Nazionale Dilettanti.

Tra le idee ci sono la creazione di uno sportello unico digitale, una semplificazione burocratica, la riduzione dei costi federali e una maggiore tutela del volontariato sportivo. 

CALCIO FEMMINILE - Il programma di Malagò punta a consolidare la sostenibilità del professionismo nel calcio femminile, ma anche ad allargare la base e rendere il movimento più strutturato. Le priorità indicate riguardano l’integrazione con scuole e territori, gli investimenti su vivai e staff e uno sviluppo più solido dal punto di vista organizzativo.

Una crescita che dovrà passare non solo dai vertici, ma anche dalla costruzione di un percorso più ampio, capace di rendere il calcio femminile sempre più radicato e competitivo.