Juventus, Spalletti: "C’è delusione, ora contano le partite che restano"
Non basta la rete di Vlahovic alla Juventus per portare a casa i tre punti contro il Verona. All'Allianz Stadium finisce sul 1-1 e i bianconeri vanno a quota 65 punti, a due distanze dal Milan. "Doveva essere una spinta importante al campionato, invece dovremo lottare ancora per le prossime tre partite, perché il distacco non è aumentato. C’è rabbia e c’è delusione, ma bisogna sempre prendere atto di quello che succede, analizzare la gara e cercare di migliorare, perché ora contano le partite che restano", ha esordito Luciano Spalletti a Sky Sport al termine del match.
I padroni di casa non sfruttano la sconfitta dei rossoneri contro il Sassuolo e la corsa Champions rimane aperta. "Non siamo stati fortunati e, con un po’ più di lucidità, avremmo potuto portare la partita sotto controllo. Però nel calcio non si può controllare tutto: ci sono sempre situazioni che sfuggono. La differenza la fa la capacità di restare lucidi nei momenti decisivi, ed è una qualità dei grandi giocatori", ha aggiunto l'allenatore bianconero spiegando cosa è mancato oggi ai suoi ragazzi.
IN RISPOSTA A SOGLIANO - A fine partita, c'è stata anche l'espulsione di Sogliano, che ha invitato a prestare più attenzione a cosa accade sulle panchine: "Ho visto cose che non mi sono piaciute. Si parla tanto di cultura sportiva, ma poi ci ritroviamo sempre nelle stesse situazioni. Non voglio entrare nei dettagli, perché dovrei dire cose che mi metterebbero in difficoltà, ma invito semplicemente a guardare cosa succede in panchina. Siamo ancora lontani da quella cultura di cui tanto si parla. Mi dispiace dirlo, soprattutto da retrocesso, ma sento il dovere di farlo".
E allora Luciano Spalletti ha replicato: "Per quanto riguarda le dichiarazioni del direttore, non ho capito bene cosa intendesse dire. Riguarderò con attenzione le sue parole e, se necessario, gli risponderò dopo averle comprese meglio. In panchina non ci siamo mai alzati, invece loro erano a terra ogni 30 secondi".
SULLA PRESTAZIONE - E anche l'aspetto mentale ha giocato un ruolo fondamentale in questa partita. "Gli abbiamo concesso qualche ripartenza e siamo stati costretti a rincorrere. Poi abbiamo preso gol con leggerezza e tutto è diventato più difficile: subentra il nervosismo e anche un po’ di timore. Quando vai sotto, cambia tutto. Probabilmente siamo stati influenzati dall’idea di una partita facile, ma queste sono gare piene di insidie e bisogna mantenere sempre alta l’attenzione. A volte ci abbassiamo al di sotto del nostro livello e commettiamo errori troppo banali: in quei momenti diventiamo ‘piccoli’, quasi immaturi nel modo di stare in campo".
Nella seconda frazione di gioco poi i bianconeri si sono ripresi, come ha spiegato Spalletti: "Siamo capaci anche di grandi giocate. Nel secondo tempo, ad esempio, abbiamo fatto una prestazione che meritava la vittoria, concedendo il minimo indispensabile agli avversari. Ma non è sufficiente: queste partite vanno vinte. Quando non riesci a trovare soluzioni, si tende a forzare le giocate, ma è proprio lì che bisogna avere più qualità e lucidità".
SUI SINGOLI - Ci ha provato Vlahovic, da subentrato, a regalare una gioia ai tifosi bianconeri tornando al gol dopo 179 giorni. "Abbiamo cercato di costruire una situazione con Vlahovic riferimento centrale, supportato da due giocatori alle sue spalle, capaci di muoversi, dialogare nello stretto e creare occasioni con qualità e fraseggio. Sugli esterni avevamo giocatori in grado di saltare l’uomo nell’uno contro uno. Dobbiamo però riconoscere che ci manca un po’ di qualità pura negli spazi stretti, soprattutto nella zona della trequarti, tra le linee difensive e i centrocampisti avversari: lì la partita diventa più complicata e serve maggiore precisione", ha commentato Spalletti.
E ancora su David: "È un calciatore di manovra, di palleggio: uno che fa giocare la squadra, che manda i compagni in porta con il fraseggio, gli uno-due e la qualità nello stretto. Non è un attaccante di sfondamento, uno che si impone fisicamente dentro l’area contro difensori strutturati. Quando affronti squadre chiuse, a volte serve anche quel tipo di presenza più fisica, capace di ‘spingere’ la palla in area. Dal punto di vista delle caratteristiche, però, avevamo comunque soluzioni in campo", ha concluso.