Dal Parma al Parma, è lo scudetto di Cristian Chivu
C'è la firma indelebile di Cristian Chivu sul ventunesimo scudetto della storia dell'Inter. Chi lo avrebbe immaginato solo dieci mesi fa, quando i nerazzurri si leccavano le ferite di una stagione vissuta con il sogno del Triplete e conclusa con il 5-0 del PSG in finale di Champions? A raccogliere la pesante eredità di Simone Inzaghi ci ha pensato un allenatore con sole tredici partite di Serie A, che è riuscito a scacciare il "fantasma" del terzo allenatore più vincente della storia della società nel giro di poche settimane, fino alla conquista di un campionato prima combattuto punto a punto con Napoli e Milan e poi dominato, sfruttando anche i passi falsi delle concorrenti. Ma andiamo con ordine.
"Dobbiamo portare avanti quanto fatto, l'Inter ha bisogno questo tipo di ambizione e di atteggiamento. L'asticella negli ultimi anni è stata alzata, dobbiamo continuare sulla stessa linea", aveva dichiarato lo stesso Chivu nella conferenza stampa di presentazione, a pochi giorni dall'esordio al Mondiale per Club contro il Monterrey. Una linea proseguita nel segno di Lautaro Martinez e Federico Dimarco, capocannoniere e miglior assistman in Serie A. Ma anche di giovani come Pio Esposito e di calciatori riusciti a mettersi alle spalle qualche difficoltà delle scorse stagioni come Piotr Zielinski.
"IO NON SONO UN FESSO" - Una frase che a molti ha ricordato la presentazione di José Mourinho, quell'"Io non sono un pirla" che lo portò in qualche modo nella storia dell'Inter ancor prima del suo debutto. Allo stesso modo, Cristian Chivu ha segnato la stagione dell'Inter con alcune frasi utili a dimenticare le delusioni della scorsa annata e a compattare l'ambiente. Una comunicazione diretta, senza troppi fronzoli. A cominciare già dalle prime conferenze durante il Mondiale per Club, quando - alla vigilia della sfida contro il River Plate - parlò della necessità di superare il momento difficile dopo la finale di Champions League: "Bisogna mangiare anche un po' di me***, e va masticata bene. Questo è un gruppo di campioni. Ha dimostrato tutta la mentalità, ho detto ai ragazzi di non leggere molto, di non ascoltare nulla".
Un filo conduttore - dimenticare le delusioni e ripartire - che ci porta all'inizio del campionato, quando Chivu segnò per la prima volta la strada: "Tornare indietro e cambiare l'inizio non si può, ma si può cambiare la fine". Era solo l'avvio di un percorso che oggi riporta l'Inter a festeggiare. Una strada vissuta anche con tanti consigli, come quello dell'allenatore romeno a Lautaro Martinez prima della sfida contro il Kairat Almaty in Champions League: "Tu sai chi sei, sai quanto lavori, sai quello che rappresenti e quanto noi ti ammiriamo. Ma impara anche a sorridere".
Senza mai dimenticare i dubbi e lo scetticismo - in breve tempo trasformati in elogi e complimenti - che avevano accompagnato Chivu fino alla panchina dell'Inter, come dichiarato dallo stesso allenatore classe '80 alla vigilia della sfida contro il Cagliari: "Posso essere tutto ma di sicuro ma non sono un fesso. Mi adatto, la vita mi ha insegnato ad adattarmi a momenti e narrazioni, al ruolo che ho e la leadership che ho. È cambiato tutto e mi sono adeguato: siamo partiti che dovevamo chiudere ottavi, che ero inesperto e mi avrebbero cacciato dopo cinque partite, pensando già a chi doveva venire. E invece si è andata avanti, grazie a un gruppo di uomini che dall'inizio ambiva a essere competitivo". E che ora è anche campione.
COME È CAMBIATA L'INTER - La supremazia nerazzurra rispetto alle concorrenti è ancora più evidente se analizzata tramite i numeri. Dal miglior attacco del campionato, con oltre 25 gol segnati in più rispetto al Napoli e quasi il doppio di quelli realizzati dal Milan, alla capacità di non sbagliare praticamente mai gli impegni contro le squadre fuori dalla top 3, eccezion fatta per la sconfitta contro l'Udinese a fine agosto. Rispetto alle ultime versioni dell'Inter di Simone Inzaghi, la squadra di Cristian Chivu ha guadagnato molta più verticalità, concetto espresso spesso dall'allenatore a bordocampo. Secondo i dati di One-Versus-One.com, infatti, i neo campioni d'Italia sono la seconda squadra per passaggi progressivi completati, alle spalle del Como. Per fare un confronto: nello scorso campionato, i nerazzurri chiusero al quarto posto di questa classifica, dietro anche ad Atalanta e Juventus, mentre nel 2023/24 i nerazzurri registrarono il quinto miglior dato.
Oltre a questo, anche alcuni dei grandi protagonisti sono cambiati dopo l'arrivo di Cristian Chivu. Akanji e Zielinski hanno gradualmente preso il posto di Acerbi e Mkhitaryan, rimasti comunque elementi fondamentali nello spogliatoio, ma meno impiegati rispetto agli anni di Inzaghi. In attacco la presenza di Pio Esposito e Bonny ha sopperito agli infortuni di Thuram prima e Lautaro Martinez poi, dopo anni in cui il rendimento delle alternative offensive aveva costituito un problema.
DAL PARMA AL PARMA - A San Siro si chiude il cerchio di Cristian Chivu. Chissà se poteva immaginarselo il 18 febbraio 2025, quando proprio il Parma decide di dargli fiducia per la prima volta, dopo l'esonero di Pecchia - successivo alla sconfitta contro la Roma - e con la squadra in piena zona retrocessione. Quella salvezza arrivò anche grazie a un 2-2 in rimonta al Tardini contro l'Inter di Inzaghi: ironia della sorte.
Non è la prima volta che Chivu festeggia uno scudetto contro il Parma. C'era anche lui nella squadra che il 18 maggio 2008 celebrò il sedicesimo titolo della propria storia, con la doppietta di Zlatan Ibrahimović sotto la pioggia del Tardini a far impazzire di gioia Roberto Mancini e il popolo nerazzurro. Per l'ex difensore si trattava del primo titolo con quella maglia. Sempre contro il Parma arriva il primo trofeo da allenatore professionista, dopo quelli vinti con il settore giovanile. Responsabilità, compiti e storie diverse, con un cerchio che si chiude. Sullo scudetto c'è la firma indelebile di Cristian Chivu. Scommessa vinta.