Essere Lautaro Martinez, le immagini di un capitano
Nella crisi dei valori e delle bandiere c’è ancora un baluardo fisso nel prato di San Siro. Solido, forte, rassicurante. Scalfito dallo scorrere del tempo e dalle ferite curate. Orgoglioso per ciò che rappresenta e ciò che ha costruito. Su quel baluardo sono dipinti i colori nerazzurri ed è tratteggiato con segni netti e decisi il volto di Lautaro Martinez.
Del ventunesimo scudetto interista, il capitano argentino costituisce una delle immagini e ragioni principali. E il fatto che lo sia, anche in una stagione in cui i problemi fisici hanno avuto il loro peso, certifica ancor di più il valore specifico e ciò che per l’universo nerazzurro rappresenti. Perché la grandezza di un giocatore non la dà solo il campo. O meglio, non la danno solo i numeri, i gol o gli assist. Ma si ritrova in pieghe spesso più nascoste. Si racconta nel suo essere leader e riferimento, nel carico di responsabilità che ha scelto di assumersi, nel voler essere non soltanto per sé, ma anche, o forse soprattutto, per gli altri.
ESSERE CAPITANO - Due le immagini che posso descrivere ciò che Lautaro Martinez è per l’Inter e ciò che l’Inter è per Lautaro Martinez. E no, non sono immagini di gioia e festa. Perchè le fondamenta dei successi e le consapevolezze del proprio essere spesso si costruiscono e trovano vita e ragione nel saper accettare e affrontare i momenti di difficoltà e i tratti della sofferenza. E questi due caratteri si ritrovano entrambi nelle due istantanee pensate per raccontare il numero 10 di Chivu. La prima è quella delle lacrime. Le lacrime che hanno segnato il volto di Lautaro al termine dei due campionati persi e nelle due finali di Champions. Lacrime che non raccontavano il solo dispiacere e che non contenevano sola delusione sportiva. Ma il dolore per una mancata impresa cercata e rincorsa a nome di un popolo intero. Appartenenza e amore. Valori raccontati anche dalla seconda immagine, che è invece di quest’anno. Anzi, sono. Sono perché si riferiscono alle volte in cui il capitano, nonostante fosse infortunato, ha voluto sedersi in panchina per stare al fianco dei compagni. Perché lo abbiamo detto, il valore di un giocatore non lo si legge solo nei numeri, ma anche in tutto ciò che rappresenta. E Lautaro ha rappresentato l’essenza dell’essere capitano.
Non l’ha fatto, l’ha voluto. Prendersi sulle spalle il peso di una squadra, ancor di più al termine di una stagione che aveva regalato sogni infranti e lasciato incertezze e dubbi sul futuro nerazzurro. E Lautaro c’è stato. C’è stato sempre. E l’ha fatto con quelle che sono le sue coordinate. Lavoro, sacrificio e passione. Spesso gli hanno chiesto di sorridere di più. Ma la vive così, non conosce altro modo. Ora, però, probabilmente qualche sorriso in più lo regalerà. Lautaro Martinez ha guidato la sua Inter a un altro scudetto. Uno scudetto diverso dagli altri. Nel suo cammino contiene la disillusione del finale dello scorso anno. Nel suo finale racconta la rinascita più bella. E su quel baluardo il volto è sempre il suo. Il volto del capitano.