Chivu dopo lo Scudetto: "Orgoglioso dei ragazzi e della vittoria. Ora pensiamo alla Coppa Italia"

Chivu dopo lo Scudetto: "Orgoglioso dei ragazzi e della vittoria. Ora pensiamo alla Coppa Italia"
© foto di Andrea Rosito
Ieri alle 23:40News Calcio
di Redazione
Iniziano i festeggiamenti a San Siro per il 21esimo Scudetto dell'Inter: ecco le parole di Cristian Chivu dopo la vittoria

L'Inter è campione d'Italia dopo la vittoria a San Siro contro il Parma. Tra i tanti protagonisti di questa stagione c'è sicuramente Cristian Chivu che ha trascinato i nerazzurri verso questo traguardo. A fine partita l'allenatore è stato accompagnato sotto la curva per prendersi tutti gli appalusi del pubblico. Tanti ringraziamenti e poi ha lasciato spazio ai suoi ragazzi. 

L'emozione non si può nascondere e si vede nel volto dell'allenatore nerazzurro. "Qualcosa da giocatore ho vinto, ma sono felice per questo gruppo, per questa società", ha esordito a DAZN con la voce tremolante. 

EMOZIONE - Occhi lucidi per l'allenatore dell'Inter: “Qualcosa da giocatore ho vinto ma sono felice per questo gruppo, per questa società, per questi tifosi che ci hanno sostenuto fin dall’inizio e che hanno dovuto subire quella che è stata la narrativa dell’anno scorso, la delusione, lo sfottò di quelli che hanno sempre cercato di denigrare quello che questa società è questa squadra ha fatto. Questi ragazzi sono stati bravi a rimboccarsi le maniche, a rinascere e a trovare la motivazione giusta per fare una stagione competitiva. E ce l’hanno fatta, quindi sono contento per loro. Questo è il ventunesimo Scudetto ed è una pagina importante nella storia di questa gloriosa società. Oggi è merito di tutti questi ragazzi perché sono starai meravigliosi”.

Sulla festa: "Non vorrei essere ipocrita ma sto pensando alla finale di Coppa Italia. È ovvio che sono felice. È giusto che i ragazzi si prendano i meriti e festeggino. Oggi avevamo un’opportunità importante di chiudere il discorso campionato davanti ai nostri tifosi e ce l’abbiamo fatta quindi io a un certo punto sono anche andato in spogliatoio a fumare una sigaretta (ride, ndr), chiedo scusa se lo dico”.

MERITI - Il momento della realizzazione c'è stato: “Per dovere e obbligo io e per quello che rappresenta la società dovevamo essere competitivi. È una stagione di alti e bassi, è una maratona e alla fine vince chi fa più punti e ce l’abbiamo fatta noi dando continuità a tutto quello di buono che abbiamo fatto dall’inizio accettando che qualche partita l’abbiamo persa ma abbiamo saputo rialzarci mantenendo il nostro obiettivo. Il mese di gennaio e febbraio dove abbiamo fatto 14 o 15 vittorie è stato il momento in cui abbiamo capito che potevamo farcela. Abbiamo passato anche dei momenti difficili come l’uscita dalla Champions League e abbiamo subito dopo perso un derby ma siamo sempre usciti a testa alta e con la voglia di essere competitivo fino in fondo".

Chivu attribuisce i meriti ai suoi ragazzi e alla società: "È merito di questa società che ci ha sempre dato conforto e di tutto quello di cui avevamo bisogno nonostante le difficoltà e i momenti. Questi giocatori se lo meritano per davvero. Merito che riconosco a me stesso? Non parlo di me. Umanamente sono atipico perché qualche anno fa ho dovuto parlare a me stesso per quanto riguarda una questione di vita o di morte e lì ho perso l’ego. Non ho bisogno di parlare di me. Io cerco sempre di essere la mia miglior versione e aiutare questi ragazzi che a volte hanno bisogno di bastoni, a volte di una carota. E cerco di capire i momenti anche in base all’esperienza che mi sono fatto in vari spogliatoi per quanto riguarda la gestione di un gruppo e cerco di non fare gli errori che magari ho subito da giocatore. Mi sono proposto di fare l’allenatore a modo mio e di essere empatico e umano, senza pensare a me stesso o al consenso di qualcuno fuori. Penso sempre a chi mi vuole bene e dare il massimo per loro. Il resto conta poco. E io so quello che vuol dire essere allenatore e tra un mese magari  se le cose non vanno bene sono messo in discussione. Bisogna accettare che ci si mette sempre a rischio, non sempre vanno bene le cose ma sempre bisogna fare del proprio meglio. Anche il mio staff merita tanti ringraziamenti".

C'è stato il bisogno di giocare su tutti i campi allo stesso modo: “Volevamo sempre essere propositivi, poi in base all’avversario dovevamo trovare diverse soluzioni. Poi non è mai semplice ma bisogna adattarsi alla partita e all’avversario. Siamo stati bravi anche perché il lavoro fatto dai miei predecessori è stato un grande lavoro e bisogna dare merito anche a loro. Questi ragazzi avevano già un certo tipo di conoscenze del calcio e per me è stato più semplice. Poi sono dei bravi giocatori che ti fanno vincere e ti fanno fare quello che sognavi di fare da bambino”.