Luis Enrique, Dembélé e il fattore‑riposo: come arriva il PSG alla finale
Il Paris Saint-Germain vuole scrivere un'altra volta il proprio nome nella storia della Champions League. Nel nuovo millennio, soltanto il Real Madrid è riuscito a vincere la Champions League per due edizioni consecutive (e furono addirittura 3, dal 2016 al 2018). Ci hanno provato, ma senza successo, anche Valencia (2000, 2001), Manchester United (2008, 2009), Bayern Monaco (2012, 2013) e Liverpool (2018, 2019). E quest’anno il club parigino potrebbe davvero affiancare i Blancos in questa lista speciale.
Il 13 maggio, la squadra di Luis Enrique è diventata campione di Francia per la quinta volta consecutiva. Da quel momento, nella testa dell'allenatore spagnolo è rimasto un solo obiettivo: la finale di Champions League contro l’Arsenal. Le due squadre si sono già affrontate nella semifinale della passata edizione, col PSG ha vinto sia a Emirates (0-1) che al Parco dei Principi (2-1). Adesso, però, è tutta un’altra storia.
PERCORSO - 21 gol fatti, 11 subiti e 14 punti in 8 partite. Se non fosse stato per il 7-2 contro il Bayer Leverkusen, il percorso in League Phase del Paris-Saint Germain avrebbe rischiato di passare sotto traccia. Parlano i numeri: i parigini hanno chiuso all’undicesimo posto, frutto di 4 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte. Quindi, passaggio obbligato dai playoff contro… il Monaco. Il doppio confronto con l’unica altra squadra francese rimasta nella competizione (e una di quelle, almeno sulla carta, più alla portata dopo la fase campionato) è stato quello in cui il PSG ha sofferto di più: vittoria in rimonta per 2-3 nella gara d’andata e 2-2 al ritorno.
Successivamente, tra tattiche innovative e schemi a dir poco geniali (vedi i calci d’inizio dei parigini o i rinvii di Safonov contro il Bayern per “disinnescare” Olise), il Paris ha alzato il ritmo partita dopo partita, arrivando fino ad eliminare con merito una delle favorite alla vittoria della competizione: il Bayern Monaco di Kompany. Ora rimane solo l’ultimo step.
DEMBÉLÉ E HAKIMI - Uno dei temi più importanti in casa Paris Saint-Germain riguarda indubbiamente le condizioni di Ousmane Dembélé e Achraf Hakimi. L’attaccante francese non si è allenato la scorsa settimana a causa di un fastidio al polpaccio, mentre il difensore marocchino ha svolto delle sedute a parte. Le sensazioni dello staff tecnico, però, sono positive. Martedì i due sono tornati ad allenarsi in gruppo - come riportato da L'Equipe - e ci saranno a Budapest. A confermarlo è stato lo stesso Dembélé in un'intervista a M6: "Mi sento molto meglio. Mi sono spaventato ma il medico mi ha detto che non c'è nulla di cui preoccuparsi. Ci sarò".
Dembélé e Hakimi sono due elementi fondamentali nella rosa di Luis Enrique e averli o meno a disposizione sposta di gran lunga gli equilibri. 7 reti e 2 passaggi decisivi totalizzati dal primo finora in Champions League, 1 gol e 6 assist per il secondo. Per avere un metro di paragone, c'è solo un giocatore in tutta la rosa che ha almeno eguagliato i loro numeri: Khvicha Kvaratskhelia, autore di 10 gol e 6 assist.
RIPOSO - Una statistica in particolare aumenta di gran lunga le probabilità di vittoria della Champions League del Paris Saint-Germain: il minutaggio. In Ligue 1, il divario tecnico fra la squadra di Luis Enrique e le altre è così ampio da permettere all'allenatore spagnolo di gestire le forze durante il campionato per affrontare con più energia la competizione europea. Tutto il contrario della Premier League, in cui Arteta ha lottato fino alla penultima giornata contro il City di Guardiola.
La dimostrazione di questo discorso si ritrova nei minuti disputati in stagione da molti uomini chiave del PSG in campionato: Dembélé conta appena 1062', che equivalgono a quasi 12 partite; Kvaratskhelia è arrivato soltanto a 1483', Doué 1356', Marquinhos 1049' e così via. Ancora più sorprendente è il confronto con i giocatori dell'Arsenal: Rice ha giocato ben 3099', quindi praticamente 22 partite in più di Dembélé. Saka 2225', i due difensori centrali, Gabriel e Saliba, rispettivamente 2751' e 2615'.
Il tempo del riposo, però, è finito. Sabato andrà in scena la partita più importante della stagione del Paris Saint-Germain e Luis Enrique è pronto a giocare le sue carte migliori.