Marotta: "Sogno la Champions con l'Inter e poi la pensione. CR7 alla Juve? Vi racconto"
È il 1976, quando un giovanissimo Beppe Marotta a soli 19 anni diventa dirigente del Varese Calcio. Oggi, 50 anni dopo, lo stesso Beppe Marotta chiude mezzo secolo di carriera con due nuovi trofei da aggiungere in bacheca. Unico dirigente a vincere 11 scudetti, il numero uno dell'Inter si è raccontato a La Gazzetta dello Sport per ricordare il suo percorso. I pomeriggi a gonfiare palloni e pulire scarpe ai giocatori del Varese in Serie A, la prima esperienza da “dirigente” grazie a Guido Borghi, le partite con la squadra del Liceo Cairoli insieme ad Attilio Fontana e Bobo Maroni.
Sempre con il sogno di diventare dirigente di calcio. Fino a realizzarlo e a diventarlo per Monza, Como, Ravenna, Venezia, Atalanta, Sampdoria, Juventus e Inter. Oggi, ripercorrendo la sua carriera, gli torna in mente un'esperienza in particolare: "La promozione in Serie A con il Venezia, quando attraversammo la laguna da vincenti sul Bucintoro, l’imbarcazione dei Dogi”. Dai ricordi del talento di Recoba alla riconoscenza per Guido Borghi e Zamparini. E molto altro.
JUVENTUS - "Non ero d’accordo con l'acquisto di Ronaldo, ma non me ne andai dalla Juventus per quello. Diciamo che quando la proprietà fa un passo avanti, il manager deve fare un passo indietro... Della Juventus ricordo tanti momenti belli e con Andrea Agnelli sono rimasto in buoni rapporti”. Durante la sua intervista, Beppe Marotta è tornato anche sul vincente periodo in bianconero. "Tornai a casa, incassando la più grande delusione della mia vita, senza avere alcun impegno".
INTER - Non dura molto, però, il periodo da 'disoccupato' per MArotta: "Il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, mi arrivò un messaggio da un numero a me sconosciuto firmato Zhang. Chiamai subito Urbano Cairo per farmi confermare che quello era davvero il numero di Zhang. E così sono ripartito come Amministratore Delegato dell’Inter. E poi è arrivato il fondo Oaktree, nei confronti del quale nutro un’immensa riconoscenza. Ho grande stima per il loro approccio profondamente collaborativo e sinergico col club. A loro devo gratitudine per avermi offerto l’opportunità di diventare Presidente, chiudendo così, nel modo più bello, il cerchio della mia carriera".
MAROTTA LEAGUE - A seguire, al presidente dell'Inter è stato sottoposto un tema di attualità, come l'hashtag MarottaLeague che circola su internet. “Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore. C’è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima della cultura del sospetto e dell’invidia”, ha dichiarato con tono deciso Marotta.
STADIO E NON SOLO - La fede in Dio, il sogno Champions League ("Voglio vincerla con l’Inter. Le mie squadre hanno giocato 4 finali e le hanno perse…") e l'hobby per la lettura. Ma non solo: "Il nuovo San Siro va fatto e dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c’è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Snellire la burocrazia è una priorità".
MERCATO - Infine, anche un passaggio sugli obiettivi di mercato. Come raccontato, l'Inter ha nel mirino Palestra e ha già avanzato offerte importanti all'Atalanta. "Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Comunque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato”.
SOGNO - Infine, una conclusione sull'obiettivo degli obiettivi: “Ero a San Siro quando l’Inter, nel 1965, vinse la seconda Coppa dei Campioni contro il Benfica, con il gol di Jair. Ecco, se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione". Dal "Franco Ossola" di Varese al sogno Champions con la maglia dell'Inter, 50 anni di carriera per Beppe Marotta.