Milan, Capello: “Rangnick? Ha lavorato bene, ma in Italia è diverso”
Il momento del Milan resta al centro del dibattito. Dopo la rivoluzione che ha portato all’addio di allenatore e dirigenza, il club rossonero si ritrova in una fase di ricostruzione totale. A commentare la situazione è Fabio Capello, intervistato da La Gazzetta dello Sport, che non nasconde perplessità e interrogativi sul futuro del Diavolo.
“Quanti dubbi” è la sintesi del pensiero dell’ex allenatore, che lega il momento attuale anche alle difficoltà degli ultimi anni: la mancata qualificazione alla Champions League pesa e alimenta la pressione su una società chiamata a ripartire con decisione.
“IL MILAN È UN’ALTRA COSA, SERVE CHIAREZZA SUI RUOLI” - Capello parte proprio dalla struttura societaria e dalla scelta dei profili internazionali per la nuova gestione: “Cardinale ha azzerato tutto in un secondo e ora deve muoversi in fretta per trovare i sostituti. Sembra voler puntare su nomi stranieri. Permettetemi da italiano di storcere un po’ il naso…”. Tra i nomi circolati c’è anche quello di Ralf Rangnick per un ruolo dirigenziale, ma Capello invita alla prudenza: “A Salisburgo e Lipsia ha costruito quasi dal nulla un progetto importante. Il Milan, però, è un’altra cosa. Fatico a immaginare in Italia un modello dove l’allenatore allena e basta, mentre tutto il resto lo fa un supervisore. Un tecnico deve sempre entrare nelle scelte, soprattutto per quanto riguarda i giocatori”.
RANGNICK, IL DOPPIO RUOLO E I DUBBI SULLA GESTIONE - L’ex allenatore rossonero si interroga anche sulla compatibilità dei ruoli: “Dovesse arrivare al Milan, andrebbe anche in panchina? E al mercato chi pensa mentre fa il Mondiale con l’Austria? Dovrebbe stare al telefono nei momenti liberi, perché il doppio lavoro è difficilmente gestibile”. Capello allarga poi lo sguardo al contesto generale del club, sottolineando come il momento sia delicato e pieno di incognite: “Non mi stupisco più di nulla”.
LEAO, MERCATO E IDENTITÀ DEL MILAN - Spazio anche al tema Rafael Leão e alle possibili evoluzioni di mercato, con un giudizio netto: “Rispecchiano alla perfezione il suo recente disimpegno nel Milan. Bastava vederlo in campo”. E sul futuro del portoghese: “Non so con certezza, ma il timing della sua uscita mi pare sospetto. Quando un calciatore parla così, ha sempre qualcosa di pronto sul tavolo”. Infine, una riflessione sul valore del giocatore e su ciò che lascia al club: “Certamente un giocatore di talento, che per anni ha emozionato i tifosi. Poi però non è mai maturato come ci si aspettava. Forse pensava più ad altro che al calcio”.