Il ricordo di Capello: "Baresi era un uomo onesto e modesto, qualcosa di diverso per tutti quanti"

Il ricordo di Capello: "Baresi era un uomo onesto e modesto, qualcosa di diverso per tutti quanti"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Oggi alle 11:55News Calcio
di Redazione
Fabio Capello è intervenuto a Sky Sport per ricordare Franco Baresi: le parole dell'allenatore per omaggiare la leggenda rossonera

Provo grande emozione e ho difficoltà a parlare di un giocatore e di un uomo che merita un grande omaggio da parte di tutti. L'ho visto esordire con lui come compagno e poi di allenarlo. Ho conosciuto sotto i vari aspetti il giocatore e l'uomo”. Fabio Capello ha ricordato a Sky Sport Franco Baresi, con cui ha condiviso lo spogliatoio prima da giocatore poi da allenatore. 

Franco Baresi è scomparso all’età di 66 anni e il mondo del calcio si unito nel ricordo di una delle più grandi leggende del calcio italiano. 

IL RICORDO DI CAPELLO - Dagli studi di Sky Sport, Capello ha ricordato il numero 6: “Un giocatore così bravo e importante non può non esser ricordato nel modo più bello. Milano deve abbracciarlo e ringraziarlo per quello che ha dato al Milan e all'Italia. Ho avuto la fortuna di allenarlo e ho visto la serietà, l'attaccamento alla maglia e l'impegno che ci metteva in allenamento e in partita. È stato un uomo onesto e modesto: è difficile da trovare. Non se la tirava, parlava con tutti con la stessa naturalezza con cui si proponeva in campo durante le partite. È stato uno di quei giocatori che tutti gli allenatori vorrebbero avere. Era fondamentale da un punto di vista tattico ma soprattutto trasmetteva forza e volontà a tutti quanti”.

LA FASCIA DA CAPITANO - L’allenatore friulano ha parlato anche di quando Baresi è diventato il capitano del Milan, a soli 22 anni: “Quando è stato scelto come capitano era molto giovane: un passaggio storico. Ha tenuto e onorato la fascia e ha fatto tutto il possibile per permettere al Milan di raggiungere i risultati. Avere un capitano così, anche se non era un grande parlatore, era importante per tutti. Quando arrivano i giocatori stranieri vedevamo questo uomo che si comportava in modo serio e preciso. Era qualcosa di diverso per tutti quanti”.

NEL MILAN DI CAPELLO - “Che ruolo aveva nel mio Milan? Dirigeva l'orchestra”, ha specificato Capello. “La parte più importante di questa squadra è sempre stata la difesa, prima con Sacchi e poi con me. Era incredibile come riuscisse a dirigere il fuorigioco e i difensori. È stato il vero regista e ha fatto sognare gli spettatori, i tifosi e soprattutto l'allenatore. Avere un giocatore con quella sensibilità e quell'equilibrio è qualcosa di unico”. Capello ha allenato Baresi tra il 1991 e il 1996 e in quel periodo il Milan ha vinto 4 scudetti, 3 Supercoppe italiane, 1 Champions League e 1 Supercoppa europea

IL NUOVO RUOLO - Capello ha raccontato il cambio di ruolo, da libero a difensore centrale: “Il nuovo ruolo ha cominciato a farlo con Sacchi che l'ha guidato. Poi con me abbiamo cambiato qualche cosa ma si è adeguato subito. È molto importante non fossilizzarsi ma accettare le nuove idee dell'allenatore. È bello trovare una persona così che trasmette questo desiderio ai compagni. È questa la cosa più importante: dire agli altri che si sta seguendo la strada giusta e far sì che diventi realtà”. “La cosa bella è che essendo così bravo e famoso è che è sempre rimasto modesto. È sempre stato apprezzato per questo. Trasmetteva queste serenità anche agli altri e anche la voglia di non adagiarsi”, ha specificato. 

LA FIACCOLA OLIMPICA - L’ex allenatore del Milan ha ricordato anche quando Baresi ha portato la fiaccola olimpica lo scorso 6 febbraio, in occasione della Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina: “È stata una grande gioia vederlo entrare con la fiaccola a San Siro e mi emoziona”.

IL RAPPORTO CON IL FRATELLO - C'era rivalità sportiva con il fratello. Lui era molto attaccato alla famiglia, per cui c'era grande rispetto che è la cosa più bella”, ha spiegato Capello raccontando il rapporto tra Franco e Beppe Baresi, il primo bandiera del Milan e il secondo dell’Inter. 

LA NAZIONALE - Fabio Capello ha parlato anche dell’altra maglia indossato da Baresi nel corso della sua carriera, quella della Nazionale italiana: “Anche in maglia azzurra si proponeva con le stessa serietà, voglia e determinazione. Il fatto stesso che volle giocare la finale dei Mondiali del 1994 dopo l'operazione fa capire molto. È stato qualcosa di unico: voleva dire che il dolore non esisteva . Per lui la cosa più importante era onorare quella maglia perché sapeva che con la sua presenza la squadra avrebbe dato qualcosa di più. C'è stata la sfortuna che il rigore è andato alto e le lacrime sono la dimostrazione dell'attaccamento”. 

BARESI E SCIREA - L’allenatore, in un parallelo tra Baresi e Scirea, ha spiegato cosa legava i due difensori: “L'umiltà di entrambi. La grande bravura tecnica e di essere leader. Due grandi giocatori tanto che hanno dato tanto ai loro club e che hanno finito la loro vita troppo presto. Meritano entrambi di essere ricordati come esempi per la capacità tecnica ma soprattutto erano due grandissimi ma umili giocatori e persone

L’AMMIRAZIONE DI MARADONA - Maradona chiese la maglia a Baresi e lo definì il difensore più grande mai incontrato. Riprendendo questo episodio, Capello ha dichiarato: “L'unico che riusciva a impensierire a mettere in difficoltà Maradona era Baresi”. 

BARESI COME SIMBOLO - Fabio Capello ha chiuso il suo intervento: “Lui è stato un milanista italiano che ha dato tantissimo sia con la maglia rossonera sia con quella azzurra. Mi piacerebbe trovare un altro giocatore di livello che possa ripercorrere la carriera di Franco Baresi. Lo ricorderemo per tutto quello che ci ha dato. Ho avuto la fortuna di allenare un ragazzo che si impegnava, che aveva la voglia di migliorarsi sempre e che non si adagiava mai. Continuava a lavorare per raggiungere i risultati”.