Sampdoria, il Brand Ambassador Lanna: “Valori, visibilità e un club più vicino ai tifosi”
Un ritorno a casa, per costruire pagine nuove di una storia lunghissima. È quello di Marco Lanna alla Sampdoria, giocatore prima presidente poi, da oggi ufficialmente nuovo ‘Brand Ambassador’ del club blucerchiato. “Sono contento di essere qui per annunciare il ritorno di Marco a casa." - le prime parole del Director e CEO Area Corporate Claudio Morelli - "Perché Marco Lanna? È stato un giocatore che ha fatto la storia del nostro club e un presidente presente nei momenti più difficili dove ha messo la faccia per tutti i Sampdoriani. Con coraggio, lo stesso col quale si è rimesso in gioco diventando un imprenditore qui a Genova. Tutte qualità che ci permettono di andare avanti e di continuare a crescere. La sua esperienza permetterà soprattutto di lavorare su tre verticali. La prima riavvicinarci ai nostri sostenitori e al tessuto genovese, la seconda crescere in termini di visibilità nazionale e internazionale e infine, aspetto per noi importantissimo, offrire ai nostri giovani un esempio socio-educativo di cosa rappresenti essere Sampdoria nella vita”.
“TORNATO PER CONTRIBUIRE A RIPORTARE I VALORI DELLA SAMP. VIALLI E MANTOVANI GLI ESEMPI DA SEGUIRE” - “Intanto ringrazio Claudio (Morelli, ndr) per la possibilità e l'accoglienza, la proprietà e Mister Tey, il presidente De Gennaro per questa possibilità, per questa opportunità di provare a riportare quei valori che ci ha insegnato Paolo Mantovani e trasmetterli ai nostri ragazzi Cercheremo di farlo con iniziative sia interne che esterne, ci crediamo tanto. Con Claudio abbiamo condiviso tante idee, sulle quali adesso non voglio entrare nel dettaglio, ma questa è la macro fotografia della mia figura all’interno della Samp. Diciamo che per me è solo un piacere, perché ci sono tante cose di quando ero presidente, tante idee che purtroppo non sono riuscito a sviluppare per mancanza di tempo e per problemi obiettivamente un po' più grandi da risolvere. Tra le cose da portare avanti c’è sicuramente la volontà di riavvicinare il club ai tifosi, che purtroppo negli ultimi anni sono sempre stati un po' tenuti non in disparte, ma secondo me la Samp deve essere all'interno di Genova, all'interno dei suoi tifosi, deve essere più presente nella nella vita quotidiana del tifoso e di quelle persone alle quali piacciono i colori blucerchiati. Poi vedremo come, io quando ero presidente penso di aver fatto il giro di tutti i club della Liguria e non solo, cercheremo poi sicuramente di avere interlocuzioni anche con la Federclub per capire anche le loro esigenze. E poi c'è tutta la parte legata al portare in giro l'immagine della Sampdoria, farla crescere anche all'estero. La Sampdoria è un nome, un po' per quello abbiamo fatto noi d un po' per la maglia, deve tornare ad essere una società così non solo su Genova e in Liguria, ma in Italia e all'estero. È un percorso più lungo, ci proveremo, la volontà c'è e questo sarà uno dei prossimi aspetti da affrontare."
"Se in questo percorso mi ispiro a Paolo (Mantovani, ndr) e Luca (Vialli, ndr)? Certamente sì, con Luca come ho sempre detto ho imparato tantissimo in quell'anno e mezzo in cui ero presidente. Ho avuto tante telefonate piacevoli, era sempre bello sentirlo, è una persona che mi ha aiutato molto perché ci confrontavamo, lui conosceva la Sampdoria forse più di me perché l'aveva studiata nei minimi dettagli quando ancora prima gli americani volevano comprarla. Lui conosceva anche il magazziniere del settore giovanile. Si parlava sempre di che cosa si potesse fare, lui mi chiedeva le dinamiche che c'erano internamente. Mi ha anche aiutato con tanti consigli, con Luca abbiamo poi parlato anche nell'eventualità di un acquisto e quindi anche di lui come figura del presidente. Lo chiamava il Mantovani 2.0 all'epoca, adesso forse già si è già al 4.0, ma comunque l’idea era riportare valori che nonostante i 40 anni passati sono rimasti. Poi è chiaro che i tempi siano diversi, non c'è più il Mantovani che tira fuori i soldi di tasca sua per comprare Mancini, Vialli e tutti quanti. I valori però sono quelli, i valori dello sport sono rimasti e possono rimanere quelli, bisogna riportare quei valori lì. Insegnare ai ragazzini ed ai bambini che cos’è lo stile Sampdoria, lo stile che tutti quanti ci ricordiamo dell’epoca Mantovani. Che non è come ti vesti, ma come ti comporti, come vivi, che tipo di valori hai e fai vedere. Questo è quello che si può fare, è un processo che non è immediato, però secondo me ci si può lavorare ed è una cosa che magari vedremo fra qualche anno, qualche mese, non lo so, però l'idea è sicuramente quella. Sempre guardando a Vialli e a Mantovani, ritornando a quell'epoca”.
SUL COSA SIA CAMBIATO DAGLI ANNI DELLA SUA PRESIDENZA - “Cosa vedo di cambiato a livello societario? Cosa mi ha fatto pensare che questo fosse il momento giusto per tornare? Ho avuto il piacere di conoscere meglio, ci siamo confrontati un po' sui vari temi e ci siamo trovati in totale accordo su quello che si poteva fare. Ho avuto la fortuna di questa chiamiamola concordanza di idee, c’erano tante cose che ho lasciato in sospeso, ora spero di avere la possibilità di portarle avanti. Per me questa non è una seconda maglia, non ho bisogno di mettere la maglia al Sampdoria. Non mi tolgo la camicia perché è brutto, - scherza Lanna - però me la sento sempre addosso, è una cosa con la quale vivo e dormo. Ci sogno, ci penso, è una costante nella mia vita, quindi è solo un piacere tornare a poter fare qualcosa per questi colori. Qualche idea già in cantiere? Sì, assolutamente, però oggi è prematuro parlarne. Oggi è il mio primo giorno. Non il primo giorno di scuola, perché comunque sono ripetente probabilmente, però è un percorso nuovo che inizia. Ci sono tante cose che metteremo sul tavolo, vedremo quali saranno le più veloci da realizzare, per poi crescere e proporre tante cose belle”.
SUL RAPPORTO DIFFICILE TRA LA TIFOSERIA E I 20000 ABBONATI - “Non è semplice? Di semplice non c'è mai niente, però diciamo che è una cosa che che voglio fare. L’ho fatta quando arrivai, se vi ricordate al netto del Covid nella mia prima partita mi pare a Cagliari i tifosi erano in 3000. Credo si debba sempre essere onesti, parlare, dire le cose come stanno, non promettere nulla e dire cose realistiche, quelle che ai possono fare. Quello sarà ancora più un mio compito, andare nei club e farmi rivedere in vesti ufficiali, sarà un'altra opera che farò con grande piacere”. Tornando indietro al passaggio della Sampdoria a Manfredi e Radrizzani. “Se rifarei, visto come sono andate le cose, gli stessi passi? In generale oggi dopo quattro anni, vedi che la Sampdoria è sempre in serie B, ha rischiato di andare in Serie C, ci è andata poi insomma ha vissuto un play-out molto molto rocambolesco, insomma ha avuto oggettivamente delle difficoltà. Sulle scelte, forse l'unica cosa che posso dire è che invece di rimanere ancora sei mesi dopo il passaggio, potevo pensarci subito e andarmene. Alla fine ho fatto sei mesi nei quali non ho avuto più modo di fare nulla, ma la speranza era di poter continuare a fare delle cose in Sampdoria. Non ho avuto l'opportunità, per questo poi ho deciso di andare via, però a priori non lo potevo sapere. Tante cose non dipendevano esclusivamente da me, anzi forse ero l'ultimo di quelli che potevano decidere certe cose. Dalle iniziative da studiare al campionato in corso. “La squadra ha sicuramente un buon livello tecnico per i giocatori che ci sono. Sicuramente essendoci tanti stranieri serve un po’ di tempo per l’adattamento. Darei un po' di tempo a tutti quanti per capire dove sono, perché la Serie B italiana è tutto un altro sport rispetto alla Serie A belga o ad altri campionati”.