Cissè, dai campetti di Treviso al gol con il Milan. Pinzi: “Capimmo subito che aveva qualcosa di speciale”
Sessantaquattro. Tanti i minuti trascorsi dal fischio d’inizio di Zufferli al momento in cui Alphadjo Cissè ha controllato il pallone servito da Rabiot e, con il destro in controbalzo, lo ha spedito alle spalle del coetaneo Mascardi. Il gol che ha aperto Torino-Milan, poi terminata 1-2, e che ha trasformato la prima da titolare in rossonero del classe 2006 in una notte memorabile.
LA STORIA DI ALPHADJO - Per arrivare a quel pallone bisogna però tornare indietro, fino al quartiere San Liberale di Treviso. È qui che Alphadjo è nato il 22 ottobre 2006, dopo che i suoi genitori avevano lasciato la Guinea e attraversato diverse città italiane prima di stabilirsi in Veneto. Papà Sanoussy lavora come operaio, mamma Habibatou come cameriera in un albergo. Sono stati loro a insegnargli che ogni traguardo avrebbe richiesto lavoro, disciplina e sacrificio.
Il pallone, in casa Cissè, è comparso prestissimo. A due anni infatti Alphadjo correva già per le stanze, spesso rompendo qualche vetro. Guardava partite dalla mattina alla sera, e quasi mai i cartoni animati. Il suo idolo era Paul Pogba, ma la squadra per cui faceva il tifo era proprio il Milan. E il sogno, ripetuto continuamente alla famiglia, era quello di giocare un giorno in Serie A.
A sei anni iniziano i primi allenamenti nel campetto di via Paludetti, a pochi passi da casa. Prima il San Giuseppe, poi la Polisportiva Indomita 21. Il padre terminava il turno in fabbrica e correva ad accompagnarlo al campo.
All’Indomita bastò veramente poco per accorgersi che Alphadjo aveva qualcosa di diverso. E a raccontarci quel bambino è stato Marco Pinzi, presidente della scuola calcio trevigiana: "Alphadjo è sempre stato un bambino umile e tranquillo, con la testa sulle spalle. Non è mai andato fuori dalle righe. Ci siamo accorti immediatamente che avesse qualcosa di speciale rispetto ai suoi compagni, anche per le prodezze balistiche che riusciva a realizzare in campo. Ricordo che una volta gli dicemmo: ‘Sei stato bravissimo, adesso alza la palla, fai una rovesciata e segna’. Lui, con estrema naturalezza, fece gol. Rimanemmo tutti a guardarci".
Quando arriva a Milanello in estate, sembra destinato a una nuova esperienza in prestito. Ruben Amorim decide invece di osservarlo da vicino e Cissè trasforma il precampionato nell'occasione della vita. Gioca durante la tournée tra Australia e Indonesia, conquista fiducia, poi segna anche nell’amichevole vinta 4-2 contro il Manchester United a Breslavia.
L'allenatore portoghese rimane colpito soprattutto dal suo atteggiamento. Alla vigilia dell’esordio in campionato si lascia andare a una dichiarazione diventata immediatamente virale: "I love Cissè. I love Cissè". Poi aggiunge, quasi scherzando, di sperare che il ragazzo non lo senta per evitare che possa montarsi la testa. La risposta arriva sul campo: maglia da titolare contro il Torino e primo gol ufficiale con il Milan.
A Treviso, intanto, Marco Pinzi ha seguito quella rete con un’emozione particolare: "È stata una serata speciale, nonostante la mia fede calcistica sia un’altra. Penso sia stata la prima volta in cui ho esultato per un gol del Milan (ride, ndr). È come un film che ti passa davanti agli occhi: ripensi all’Alphadjo giovanissimo dell’Indomita e poi lo vedi segnare un grande gol contro il Torino".
Il futuro di Leao e la concorrenza all’interno del reparto offensivo potrebbero adesso concedergli nuove opportunità. E Pinzi, pur invitando alla prudenza, non ha dubbi sulle potenzialità del ragazzo: "Alphadjo ha la capacità di farsi voler bene grazie al suo impegno e alle sue caratteristiche. È un ragazzo serio e propenso al lavoro. Probabilmente è ancora prematuro pensare che possa prendersi stabilmente un posto da titolare, ma le potenzialità ci sono. Se continuerà su questa strada, non vedo altri possibili sbocchi: potrà diventare un titolare del Milan".