Da “calciatore fallito” a traghettatore: il coraggio di McFarlane, la speranza del Chelsea

Da “calciatore fallito” a traghettatore: il coraggio di McFarlane, la speranza del Chelsea
Oggi alle 11:35Interviste e Storie
di Alessandro Mammana
Una carriera dedicata ai giovani, prima della chiamata del Chelsea: la storia di Calum McFarlane, allenatore ad interim dei Blues

Sguardo serio e misterioso, mani nascoste nei tasconi del piumino e una gran voglia di stupire: si era presentato così a inizio gennaio a Stamford Bridge Calum McFarlane. Al quarantenne inglese era toccato il compito di raccogliere temporaneamente - per sole due partite - la pesante eredità lasciata da Enzo Maresca, dovendo fare i conti con il fatto che quasi nessuno dei tifosi lo conoscesse realmente. Adesso, a poco più di tre mesi di distanza, la storia si è ripetuta: fuori Rosenior, dentro ancora lo "sconosciuto" chiamato a fare da traghettatore fino al termine della stagione.

Il secondo premio di una carriera solo apparentemente breve - l’età inganna - ma partita in realtà da molto lontano. Dimenticate la classica storia del calciatore che dopo il ritiro inizia a studiare per diventare allenatore, perché McFarlane in campo non ci è mai davvero stato. Lui stesso si è definito più volte umilmente e ironicamente un “calciatore fallito”, preferendo allenare più che giocare.

GLI INIZI - Proprio per questo, già da giovanissimo iniziò a lavorare nelle accademie di Crystal Palace e Fulham. La prima svolta della carriera, però, arrivò durante l’esperienza sulla panchina dei Lambeth Tigers: in squadra erano infatti presenti due ragazzi norvegesi, figli dell’ex calciatore del Tromsø Thomas Hafstad. Quest’ultimo, seguendo allenamenti e partite, rimase stupito dal modo in cui McFarlane lavorava e dialogava con i giovani.

Questo fu talmente rilevante che lo stesso Hafstad convinse l’allenatore a trasferirsi in Norvegia, per lavorare con l’Under 14 del Tromsø. Anche in questo caso la sua fu una scalata ripida e immediata: in poco tempo, infatti, riuscì a effettuare il salto verso l’Under 19 e addirittura a dirigere alcuni allenamenti della prima squadra. Un vero predestinato.

IL RIENTRO IN INGHILTERRA - Ma se c’è una cosa che ha contraddistinto il personaggio di McFarlane nel corso della sua carriera è il coraggio. Nel 2014 l’allenatore inglese lasciò la Norvegia per tornare in patria, effettuando quello che – agli occhi di tutti, tranne che i suoi – fu visto come un passo indietro. Nessuna firma con club professionistici, bensì la scelta di lavorare per ben 6 anni presso la Kinetic Foundation, un’organizzazione benefica del sud di Londra che unisce calcio e istruzione permettendo ai ragazzi meno fortunati di coltivare il sogno di diventare giocatori professionisti.

Il suo operato al servizio della fondazione passò tutt’altro che inosservato, al punto che dopo qualche mese arrivò addirittura la chiamata del Manchester City. Anche in questo caso la proposta iniziale fu quella di partire dall’Under 15, ma dopo un breve periodo il classe ’85 si conquistò la panchina dell’Under 18, con la quale riuscì a vincere due campionati di fila.

Altro giro, altra corsa: nel 2023 McFarlane lasciò Manchester da vincente compiendo una scelta tanto inedita quanto coraggiosa: firmare con il Southampton, per avere la possibilità di lavorare in una delle migliori accademie di sviluppo di tutto il Regno Unito. Mossa ancora una volta corretta, che dopo un paio di anni valse il forte interesse del Chelsea.

SOGNO - E per l’ennesima volta sono state lungimiranza e coraggio a fare da padrone nella decisione di McFarlane di accettare la chiamata dei Blues. Nonostante in molti ritenessero che potesse diventare il nuovo allenatore del Southampton, l’allenatore la scorsa estate ha scelto di trasferirsi a Londra per continuare a lavorare con i giovani.

Ancora una volta, scelta azzeccata. Con il Chelsea Under 21 McFarlane ha infatti ottenuto i migliori risultati in carriera, guidando soprattutto la squadra al 1° posto nella League Phase di Youth League. Un rendimento eccellente che ha portato la dirigenza Blues a premiarlo e a promuoverlo ben due volte come allenatore ad interim della prima squadra, prima al posto di Maresca e poi di Rosenior.

E la seconda mini avventura a Stamford Bridge dell’allenatore 40enne non poteva iniziare meglio: 1-0 al Leeds e qualificazione alla finale di FA Cup, dove se la vedrà per la seconda volta con il leggermente più esperto Guardiola. In una stagione partita molto bene – con la vittoria del Mondiale per Club – e diventata parecchio complicata, il “perfetto sconosciuto” McFarlane vuole provare a riaccendere la luce del Chelsea e magari conquistarsi la conferma in panchina: sognare non costa nulla.