Intervista

Il Dodicesimo - Storie di Tifo. Simone e il record di chilometri percorsi per il Mantova

Il Dodicesimo - Storie di Tifo. Simone e il record di chilometri percorsi per il Mantova
© foto di Simone Pagliuca
Oggi alle 16:00Interviste e Storie
di Simone Pagliuca
Il viaggio alla scoperta dei tifosi fa tappa a Mantova con Simone, ragazzo ligure che possiede il record di "chilometri macinati" per seguire la sua squadra

Un telefono squilla e si sente riecheggiare una suoneria che intona un coro da stadio. Poi, il protagonista della storia di oggi mi rivolge una domanda semplice, ma tutt'altro che scontata: "Durante questo viaggio, qual è stata la storia di tifo più particolare che hai raccontato?". Sul momento non ho trovato una risposta. Avevo conosciuto tifosi con collezioni di cimeli incredibili. Altri che militavano da decenni all'interno delle società. Chi viaggiava dal Belgio per seguire la squadra di cui si era innamorato. O ancora, chi aveva ereditato la propria passione dai genitori. Ma la risposta è arrivata poco dopo

Il suo nome è Simone, ragazzo trentenne nato a Chiavari e residente a Lavagna, in provincia di Genova. È lui il ragazzo che ho conosciuto durante il mio viaggio alla scoperta dei tifosi che mi ha condotto fino a Mantova e al suo club. Un ligure follemente innamorato del Mantova

Una prima spiegazione viene dalla famiglia: "I miei nonni erano della provincia. Dopo un viaggio di nozze in Liguria, però, decisero di trasferirsi". Anche se, come ammette lui stesso, parliamo di qualcosa di molto più profondo, "quasi inspiegabile".

IL MANTOVA - Tutto inizia da una partita vista allo stadio quando aveva dieci anni, un Mantova-Modena nella semifinale playoff del 2006 valida per andare in Serie A ai tempi del presidente Fabrizio Lori. "Dopo il colpo di fulmine iniziale, la mia passione è cresciuta gara dopo gara, diventando oggi una fede consolidatissima. Quasi una ragione di vita", racconta. Da quel momento il Mantova è diventato una missione: Simone doveva esserci, doveva sostenere quei colori che gli avevano regalato gioia e tristezza. Che l'avevano fatto emozionare e sentire vivo.

Per farlo, è pronto a tutto. Dalla C2 (la "seconda divisione" della Lega Pro) del 2011 ha iniziato a seguire sette-otto partite a stagione, aumentando sempre più le presenze. "Da due anni non mi perdo una gara. Percorro 224 chilometri all'andata e altrettanti al ritorno solo per quelle in casa. Poi ci sono le trasferte. L'anno scorso in totale sono stati più di 28mila e quest'anno potrei anche superarli. Quando ho portato la macchina dal carrozziere per il tagliando mi ha detto 'Belin, ma quanto la usi?'". Ma Simone lo fa senza pensarci, come una vocazione. "Quando la domenica mattina ti alzi con la voglia di partire, vuol dire che è la scelta giusta. Poi se un giorno non avrò più questa motivazione smetterò, ma spero non capiti mai. Non lo faccio per un tornaconto, ma perché viene dal cuore. È una questione di tifo", spiega.

E oggi, di Mantova gli piace tutto. Dalla città all'ambiente, passando per la tradizione e la storia del club. "Qui si respira la cultura dei tifosi. La squadra può fare la Serie B come la D, ma ci sarà sempre lo zoccolo duro del tifo a seguirla. Questo valore mi dà tanto". Simone parla della sua squadra come si farebbe con la persona di cui si è innamorati, raccontandola agli amici. "Dopo i gol importanti mi emoziono sempre. Tipo quello segnato da Ruocco a Genova contro la Sampdoria all'87'. Mi sono scese le lacrime".

L'IMPORTANZA DEL TIFO - Ma quanto può fare la differenza nel concreto uno sforzo del genere? "Per far sì che nel calcio possano arrivare i risultati ci vuole un'unione di intenti. In campo vanno i calciatori, ma penso che il tifoso sia quello che, quando le energie vengono meno, trasmette quell'entusiasmo che può portarti a vincere le partite", chiarisce. E aggiunge: "Quando i calciatori ti conoscono, alzano la testa e ti vedono anche in trasferta. Per me, può diventare uno stimolo in più".

Per Simone quello con il Mantova è uno dei legami più forti della sua vita, che lo porta a organizzarsi anche mesi prima, appena esce il calendario. "Anche perché, da buon genovese, è importante risparmiare", precisa sorridendo. Per le partite in casa il ragazzo parte la mattina, pranza in città, segue il match e poi torna a Lavagna. Oppure, per i turni serali o infrasettimanali, se non guida di notte si ferma da quella che per lui è diventata quasi una famiglia adottiva, che lo ospita da più di 10 anni.

I VIAGGI - L'anno scorso Simone ha seguito tutte e trentotto le partite. Quest'anno ha saltato solo le trasferte a Castellammare di Stabia e Catanzaro per imprevisti. Un record, come gli viene detto da tanti altri tifosi: "Lo condivido con tante altre persone in giro per l'Italia ma ne vado fiero". Tutti viaggi percorsi soprattutto di notte, in solitaria, ma anche con amici sui minibus.

Per lui l'importante è lo spirito del viaggio, che gli ha permesso di conoscere tantissime persone nuove nel corso degli anni. E più aumenta la categoria, maggiori sono le opportunità di vivere queste emozioni.

GLI ANEDDOTI - Tra le storie più emblematiche del sostenitore biancorosso c'è quella legata alla promozione in Serie B del 2024, vissuta anche questa in macchina. Il Padova giocava il giorno prima del Mantova ed era costretto a vincere. Circostanza che ha portato a scene quasi cinematografiche: "Sono arrivato al casello di Parma, mi sono fermato per seguire la partita dal telefono. Così se il Padova avesse vinto sarei tornato a casa, altrimenti sarei stato abbastanza vicino a Mantova per i festeggiamenti". Caso vuole che il Padova quella partita la pareggi, contro il Lumezzane: "In quel momento mi sono passati davanti gli occhi tutti gli sforzi della stagione". Così, in quaranta minuti Simone è arrivato a Mantova per i festeggiamenti. Una celebrazione che si è conclusa solo a notte fonda, con il rientro verso Lavagna.

L'anno dopo, un altro importante ricordo legato alla salvezza conquistata in Serie B. "Ricordo di aver festeggiato con i miei amici e con l'allenatore Davide Possanzini, che mi diede la sua maglietta. Tra l'altro, l'orario di ritorno a casa è stato esattamente lo stesso della promozione dell'anno prima". E quel cimelio, oggi, Simone non lo scambierebbe "nemmeno per un milione di euro".

I SOGNI E IL FUTURO - "Per me Mantova è casa, anche se non sono nato qui. Non so cosa succederà nella mia vita, ma so che tutto quello che ho costruito qui non passerà mai", chiarisce il ragazzo. E per il futuro: "Mi auguro che la mia passione non passi mai e che la squadra possa restare a giocare in palcoscenici importanti, mantenendo sempre i piedi per terra".

La partita dei sogni resta una sfida a San Siro, più per l'importanza del viaggio che per la gara in sé. Perché Simone è così, un concentrato di emozioni amplificate all'ennesima potenza dal suo tifo. La risposta alla domanda iniziale è ora chiara: la sua è senza dubbio una delle storie più particolari raccontate, la vera essenza dell'essere dodicesimo uomo in campo. E questa è un'altra storia di tifo.

© foto di Simone Morandi