Soriano (ds Depor): "Il nostro segreto? L'unione. Ora Barça e Real"
"Il Deportivo è sinonimo di entusiasmo, di emozione. Da quando sono arrivato qui, tre anni fa, ho vissuto costantemente esperienze di enorme intensità. La gente, il calcio, la città ti fanno sentire parte di qualcosa di grande, di bello, e quando poi raggiungi obiettivi importanti, lo è ancora di più".
Fernando Soriano misura ogni parola quando deve raccontare cosa rappresenti per lui il Depor. Arrivato a La Coruña nel 2023, è diventato l'uomo delle promozioni: la squadra femminile (che gioca in massima serie), il Fabril (la squadra B) e due volte il Depor maschile. Il successo più fresco è proprio il ritorno in Liga della squadra di Antonio Hidalgo, a distanza di 8 anni dall'ultima volta.
Soriano racconta così i primi tempi in Galizia: "Avevo lasciato l'Ibiza, in seconda divisione. Ero rimasto senza lavoro per un anno e avevo avuto altre offerte finché non è spuntato il Depor. E non ci fu bisogno di pensarci troppo. Qui avevo ex compagni di squadra, amici come Massimo (Benassi, l'AD, ndr) e altri che avevano lavorato con me a Ibiza. La decisione è stata facile e da lì in poi c'è stato tutto ciò che abbiamo vissuto fino a ora".
L'UOMO DELLE PROMOZIONI - Soriano racconta le promozioni ottenute con orgoglio e altrettanta umiltà: "È un lavoro duro, non solo mio, ma di tutte le persone che ruotano attorno al club; i giocatori sono quelli più in vista, ma c'è un gruppo magnifico, prima di tutto un gruppo umano e poi dei professionisti incredibili". E sulle difficoltà del mestiere: "Ci sono momenti in cui bisogna prendere decisioni dolorose a livello personale; terminare il rapporto con alcuni giocatori, prendere decisioni sugli allenatori, con i diversi reparti all'interno del club. Sono situazioni che umanamente pesano, ma ricopriamo ruoli in cui le decisioni sono importanti per provare a ottenere i risultati che cerchiamo. E poi tutto viene ripagato dalla gioia che si prova quando si raggiungono i successi".
Ma com'è lavorare tutti i giorni in una piazza con così tanto amore per la squadra ma anche con così tante aspettative e pressioni? "Ti rendi conto che devi dare il massimo. Sai quali emozioni si generano attorno a questa squadra e questo ti spinge ad assumerti un impegno, se possibile, ancora maggiore. È così che la vedo io: è la vita. La nostra vita, praticamente giorno dopo giorno, è incentrata sul club, su Abegondo (sede del centro sportivo, ndr) e, nel fine settimana, sul Riazor. È una sensazione costante di dover dare il massimo per cercare di offrire il meglio".
"IL SEGRETO? LA COESIONE" - Alla domanda su quale stato il segreto di questa stagione di successi, Soriano non ha dubbi: "Credo che ci sia stata una grande coesione non solo tra i giocatori, ma anche dentro allo staff, tra lo staff e la società, e un legame incredibile tra la società e i tifosi. Quando queste sinergie sono positive, costruttive e vanno tutte nella stessa direzione, è difficile fermarci. Si crea un legame molto forte che nei momenti difficili permette alla squadra di superarli e in quelli belli di goderseli tutti insieme".
In vista della prossima stagione, l'obiettivo è chiaro: "Sappiamo da dove veniamo. Due anni fa eravamo in Primera Rfef, in terza divisione. Ora siamo di nuovo in Primera, una categoria che il Depor, per storia, prestigio e tifoseria, non dovrebbe mai abbandonare. Speriamo di poter giocare in Liga nelle prossime stagioni. Sapendo che sarà molto complicato, con avversari molto tosti, daremo il massimo per provarci. E da lì cercheremo di migliorare ogni anno. Ma sapendo che le aspettative e la competitività che ci aspettano sono davvero alte".
LA SFIDA PIÙ ATTESA - Barcellona, Real Madrid, Atletico. Ma c'è una sfida che a La Coruña attendono con ancora più fermento: "Quella con il Celta, visto che si tratta di un derby. Una bella rivalità tra due squadre galiziane in prima divisione".
C'è un momento che, a distanza di anni, Soriano ricorda come il più complicato della sua permanenza al Riazor: "Il primo anno, appena arrivato. Non conoscevo bene la società, la squadra non partì bene, e in quelle situazioni bisogna riuscire a rimanere fedeli alle proprie convinzioni, a ciò che si vede giorno dopo giorno". Pochi dubbi sul momento migliore: "Forse la gara con il Leganés o quella con l'Andorra, quando si è creata quell'unione incredibile con i tifosi. Lì mi sono detto: 'Cavolo, è difficile che l'obiettivo ci sfugga'".