Intervista

Il traguardo di Hidalgo: “Orgoglioso di far parte della famiglia del Depor”

Il traguardo di Hidalgo: “Orgoglioso di far parte della famiglia del Depor”
Antonio Hidalgo
© foto di Andrea Sorci
Oggi alle 10:00Interviste e Storie
di Stefano Barollo
Dal documentario “Deportivo, que Locura: A Coruña riscopre la Liga”: la nostra intervista all'allenatore del club spagnolo

Un’attesa lunga otto anni. Poi la felicità, quella che "prevale su tutto il resto". Otto anni dopo, il Deportivo La Coruña festeggia il ritorno in Liga, e l’allenatore Antonio Hidalgo ci racconta così tutte le sue emozioni: "Il club è tornato dove non se ne sarebbe mai dovuto andare. Sono molto orgoglioso di far parte della famiglia del Depor".

Un sentimento "che ti fa sentire davvero forte", un cerchio che si chiude e gli insegnamenti di Iraola. Passo dopo passo, Hidalgo ha imparato "a crescere e ad adattarmi ai club che ho allenato", fino alla prima promozione in Liga da allenatore: "Ci sono tante emozioni insieme: sono stati otto anni lontani dall'élite, il club è tornato dove non se ne sarebbe mai dovuto andare".

Alla prima stagione in Galizia, Hidalgo ha costruito un sogno nato dall’umiltà di un gruppo intero: "L'obiettivo era lottare per arrivare tra le prime sei e lo abbiamo fatto per tutto l'anno, ma la possibilità di raggiungere una promozione diretta si è concretizzata solo nelle ultime giornate".

IL MOMENTO DECISIVO - Ma c’è un momento che più di altri ha significato promozione. E l’allenatore non ci pensa due volte: "Credo che la partita contro l’Andorra sia stata la chiave. Quel giorno ci siamo resi conto che l'obiettivo era ormai a portata di mano. L’atmosfera che si respirava allo stadio, il modo in cui ci hanno trascinati i i tifosi… è stato un momento davvero importante".

Una settimana più tardi, il sogno è realtà: il Deportivo batte il Real Valladolid e torna in Liga. Ma l’istantanea più nitida di questo traguardo, per Hidalgo, è un’altra: "Credo che i giocatori abbiano creato una vera e propria famiglia. Vedere i loro volti allo Zorrilla (centro sportivo del Deportivo, ndr) dopo la partita è stato incredibile, e mi rimane impressa questa loro immagine di felicità dei miei giocatori".

"UN SOSTEGNO MAI VISSUTO PRIMA" - Dal campo alla città, la promozione del Deportivo è un sogno che ha unito tutta La Coruña: "Non ho mai vissuto come professionista questo sostegno, e l’abbiamo avuto settimana dopo settimana. Ringrazio i tifosi per il sostegno: in alcuni momenti ho dovuto ascoltare il loro sentimento e capire cosa significasse il Depor".

E dopo una sola stagione, lo stesso Hidalgo ha vissuto in prima persona la passione del club spagnolo: "Chi arriva da fuori non potrà mai provare lo stesso sentimento di chi tifa per una squadra fin da piccolo. Ma il Depor è passione, forza, energia. Ti fa sentire parte di qualcosa che è un sentimento davvero grande".

LA CRESCITA E GLI INSEGNAMENTI DI IRAOLA - Ma quel sentimento arriva dopo un lungo percorso. Crescita e insegnamenti, soprattutto durante l’avventura all’AEK Larnaca, dove Hidalgo lavora come vice allenatore di Imanol Idiakez prima e Andoni Iraola poi: "Sono molto affezionato a questa esperienza, il club insieme a Xavi Roca (direttore sportivo dell’AEK nel 2016, ndr) mi ha dato la possibilità di muovere i primi passi in questo mondo. Da Imanol ho imparato tante cose positive, da Andoni in particolare l'attenzione ai dettagli, il saper tenere tutto sotto controllo, un approccio quotidiano esigente".

Da Larnaca a La Coruña. Dieci anni dopo, il primo vero traguardo. Con una consapevolezza precisa: "Quando si inizia ad allenare da giovani, si pensa che esista un solo modo di fare le cose, ovvero il proprio. Quando passi da un club all'altro e incontri persone diverse, ti rendi conto che bisogna adattarsi ai giocatori, ai club. Si deve capire il più rapidamente possibile cosa provano per la squadra e la città: questo adattamento oggi è fondamentale".

IL CERCHIO CHE SI CHIUDE - Quel cerchio aperto nel 2016 sta per chiudersi. E Hidalgo ha già fissato la prossima tappa, lasciando anche uno spiraglio per il futuro: "Il mio sogno si realizzerà quando inizierà il campionato in Liga. Per me è come chiudere un cerchio. Ho giocato in Tercera División, in Segunda, in Segunda B e poi in Primera División. E ora, quando il pallone inizierà a rotolare in Liga, sarà lo stesso: sono stato allenatore in Tercera División, in Segunda B e in Segunda División e ora in Primera. Per me questo significa tantissimo. Era una sfida che mi ero prefissato. Una volta raggiunti gli obiettivi, bisogna puntare a quelli successivi".