Da João Neves a Shomurodov: i giocatori da seguire nel Gruppo K dei Mondiali
Un girone affascinante, un mix perfetto di talento purissimo, storie di riscatto e nazioni pronte a stupire. Il Gruppo K mette di fronte la classe europea del Portogallo, il calore sudamericano della Colombia, l'ambizione africana della Repubblica Democratica del Congo e la favola dell'Uzbekistan. Nella partita inaugurale del girone vedremo il Portogallo di Cristiano Ronaldo sfidare la Colombia in un match che promette scintille. Calcio d'inizio fissato per lunedì 15 giugno, alle 21:00 italiane. A seguire, la suggestiva sfida tra Repubblica Democratica del Congo e Uzbekistan metterà in mostra giocatori affamati e pronti a trascinare le rispettive nazioni. Tanti talenti da seguire, storie uniche e divertimento assicurato.
PORTOGALLO, JOÃO NEVES - Il futuro che onora il passato, attraverso eleganza e compostezza. A soli 20 anni, João Neves arriva al Mondiale per la consacrazione definitiva dopo aver già vinto due Champions League consecutive con il PSG. Il passaggio dal Benfica a Parigi nel 2024 gli ha fatto bene in campo e fuori, come ha scherzato l'ex compagno Tiago Gouveia: "Andare al PSG gli ha fatto un mondo di bene. Era così dipendente da panini e lasagne del supermercato che la cosa stava diventando preoccupante". La dieta è cambiata, la personalità no. "Vado al bar e cerco di passare inosservato come una persona normale - ha raccontato alla UEFA - So che due o tre persone mi riconosceranno, ma credo che gli altri mi lasceranno in pace. Non ho, ad esempio, i baffi di Vitinha". Segue sempre il motto del padre: "La cosa più difficile non è arrivarci, è restarci". Un profilo talmente influente in patria che è stato scelto, insieme alla fidanzata e attrice Madalena Aragão, per ispirare i portoghesi ad andare a votare alle elezioni presidenziali del 2026.
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, YOANE WISSA - Tredici anni fa, quando era nelle giovanili del Châteauroux in Francia, un sedicenne Wissa inviò una lettera di presentazione alla federazione congolese su Facebook sperando di potersi regalare una chance per giocare il suo Paese. Oggi è uno dei più grandi ambasciatori del calcio congolese. Dopo aver incantato con il Brentford (primo giocatore della DR Congo a superare i 10 gol in Premier League), arriva da una stagione difficile al Newcastle, frenata da un infortunio rimediato proprio in nazionale. Ora ha il Mondiale per redimersi. Prima di diventare attaccante, faceva il portiere. "La verità è che non sono il ragazzo più talentuoso - ha ammesso - Quello che mi spinge avanti è che amo lavorare sodo, e credo di non cavarmela male". Amatissimo dai tifosi, che lo chiamano affettuosamente "Kovo" ("il calvo"), Wissa porterà sulle spalle le enormi aspettative del suo popolo.
UZBEKISTAN, ELDOR SHOMURODOV - In Turchia ha appena vissuto una stagione da sogno, laureandosi capocannoniere con 22 gol in 34 partite. Capitano e miglior marcatore di tutti i tempi dell'Uzbekistan, nonché primo uzbeko a segnare nella Serie A italiana, Shomurodov è nato in un ambiente in cui il calcio è un affare di famiglia (padre, zii e fratello maggiore giocavano tutti). "Ricordo che a casa avevamo molte mucche e pecore - ha raccontato - I genitori ci dicevano: 'Prima curiamo il bestiame, poi andiamo allo stadio'". A 12 anni si trasferì a quasi 300 chilometri da casa per inseguire il suo sogno. Nel 2008, quando Rivaldo arrivò al Bunyodkor, Eldor fu la mascotte che lo accompagnò in campo: "Incredibile, non dimenticherò mai quel momento". Cresciuto col mito del Chelsea di Drogba e Torres grazie a una maglietta regalatagli dallo zio, oggi è lui l'idolo indiscusso della sua nazione. In Italia lo ricordano affettuosamente: forse un pezzo della Capitale tiferà per Eldor Shomurodov.
COLOMBIA, LUIS SUAREZ - Non è El Pistolero. Eppure, i numeri sono ugualmente efficaci: 28 gol e 6 assist in 32 presenze e titolo di capocannoniere della Liga Portugal con lo Sporting CP. Una prima stagione lusitana straordinaria, ma che assume un sapore ancora più speciale se si guarda indietro a solo un anno fa. Ai tempi dell'Almería, infatti, Suarez era fuori dal radar della nazionale e reduce da un infortunio che ne aveva danneggiato la salute mentale. "Ho attraversato la depressione, da cui sto ancora uscendo un po' alla volta con l'aiuto di psicologi e delle persone a me vicine. Avevo toccato il fondo", ha confessato a Marca. Il supporto della sua compagna, Carolina, è stato fondamentale per la rinascita. Oggi, a 28 anni, quel periodo buio è alle spalle: con una valanga di gol in Portogallo si è conquistato un posto fisso nella Colombia e vuole prendersi la scena.