Leo Nannetti: chi è il portiere italo-brasiliano convocato da Ancelotti
Dall’Under 20 del Flamengo alla Seleção nel giro di due giorni. Leonardo Nannetti, per tutti “Léo”, portiere italo-brasiliano classe 2007, si è ritrovato ad allenarsi con la prima squadra del Brasile per volere di Don Carlo. Una scelta, quella di Ancelotti, che sorprende ma allo stesso tempo premia uno dei talenti più promettenti del Mengão. Nato nell’agosto del 2007, cresciuto in una famiglia italo-brasiliana, è al Flamengo dal 2016 e ha già assaggiato il calcio dei grandi grazie a Filipe Luís.
Nella giornata di mercoledì, cinque giorni dopo le convocazioni ufficiali, squilla il telefono. Dall’altra parte c’è Ancelotti: lo vuole in ritiro con la Seleção negli Stati Uniti per contribuire alla preparazione delle amichevoli contro Francia e Croazia. Un salto improvviso, quasi irreale. Alto un metro e novantasei, struttura imponente e margini enormi: il profilo è quello di un possibile erede di Alisson ed Ederson nei prossimi anni.
DA DIFENSORE A PORTIERE - La storia tra Nannetti e il Flamengo inizia a nove anni, quando muove i primi passi da difensore con i Rubro-Negro. Poi, quasi per caso, cambia tutto: l’assenza di un compagno lo porta tra i pali. Una soluzione d’emergenza che diventa destino.
Convinto anche dalla famiglia, sceglie di restarci. E da lì inizia un percorso fatto di parate, crescita e primi trofei importanti: dalla Coppa Intercontinentale con l’Under 20 al titolo Carioca, fino alla finale di Copa Libertadores U-20 persa neanche tre giorni fa ai rigori contro i cileni del Santiago Wanderers.
FELIPE LUIS CREDE IN LUI - Prima dell’esonero, Filipe Luís decide di lanciarlo in prima squadra: tre presenze nel campionato Carioca, 270 minuti utili per iniziare a respirare un altro livello. Sei gol subiti in tre partite, è vero, ma è anche un passaggio necessario nel percorso di crescita.
Ora però lo scenario cambia completamente. Gli occhi sono tutti proiettati sulle prossime uscite della Seleção: Francia prima, Croazia poi. E chissà che, come già accaduto con Filipe Luís, anche Ancelotti non decida di sorprendere ancora. Perché certe occasioni arrivano all’improvviso, ma non sono mai davvero casuali. Boa sorte, Léo.