Intervista

Amelia: “L’Hamrun mi ricorda il Milan. Mourinho? Qualsiasi giocatore che ha allenato lo ama”

Amelia: “L’Hamrun mi ricorda il Milan. Mourinho? Qualsiasi giocatore che ha allenato lo ama”TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
Ieri alle 12:00Interviste e Storie
di Mattia Cordì
L’intervista al campione del mondo 2006, oggi allenatore a Malta: dalla Roma al Livorno, passando per Milan e Chelsea fino alla nuova vita in panchina.

Marco Amelia riparte da Malta: il campione del mondo del 2006 oggi è l'allenatore dell'Hamrun Spartans, una nuova tappa di un percorso che lo ha portato dalla Roma al Livorno, fino al Milan e al Chelsea, passando soprattutto per il trionfo con la Nazionale in Germania e non solo. A gianlucadimarzio.com, Amelia ha raccontato il suo presente in panchina e ripercorso alcuni dei momenti più importanti della sua carriera.

LA NUOVA SFIDA A MALTA - Il presente si chiama Hamrun Spartans. Una scelta nata soprattutto dalla convinzione trasmessa dalla società: "Mi ha convinto la serietà e la professionalità del board, con cui ho avuto un ottimo colloquio. Conoscevo già il mondo del calcio maltese perché ho molti amici che ne fanno parte e, anche di fronte ad altre possibilità molto interessanti, mi è piaciuto accettare questa sfida stimolante". Amelia è arrivato in un momento non semplice: "Sono subentrato dopo un mese e dopo due cambi di allenatore, in un club che ha nel DNA la vittoria. Mi ricorda un po' il DNA del Milan. La squadra era un po' giù di morale anche per un'uscita particolare dai preliminari di Conference League. Ho dovuto ricostruire l'ambiente e far ricredere tutti sul fatto che questa squadra avesse ancora il tempo di essere protagonista". Un'esperienza che gli sta permettendo di conoscere ancora meglio anche il movimento maltese: "La Premier League di Malta è un campionato che ha una formula interessante e stimolante. Sono contentissimo di essere qui. È sicuramente un movimento calcistico che può crescere ancora e spero di poter contribuire a questa crescita dando alla mia squadra un modello di gioco che possa essere di esempio per tutte le altre per far salire il livello". L'obiettivo è chiaro: "Di partita in partita dobbiamo costruire l'ambizione di diventare protagonisti del campionato e qualificarci per le prossime coppe europee".

GLI INIZI, LA ROMA E L'ESORDIO IN SERIE A - La sua storia con il calcio comincia a Frascati, quasi per caso tra i pali: "A rotazione nella scuola calcio andavamo tutti in porta e in una di quelle partitelle parai un rigore e ci rimasi. Mio fratello più grande faceva già il portiere e quando andavo a vedere la Roma, di cui sono tifoso, i miei idoli erano Angelo Peruzzi e Giovanni Cervone". Poi il settore giovanile giallorosso: "La Roma era ed è uno dei settori giovanili più importanti e formativi. Ho avuto tanti allenatori bravissimi nell'insegnare prima di tutto educazione, rispetto e professionalità, poi i fondamentali del calcio. Grazie anche all'educazione della mia famiglia sono riuscito a realizzare il sogno di giocare in Serie A". L'esordio arriva con il Lecce contro la Lazio e porta con sé un ricordo particolare di Siniša Mihajlović: "Probabilmente perché ero all'esordio mi avrà fatto venti tiri in porta da punizione, anche da quaranta metri. A fine partita venne da me e mi disse che, nonostante il risultato, ero stato tra i migliori in campo e che aveva provato a segnarmi in tutti i modi".

LIVORNO, PROTTI E QUEL GOL AL PARTIZAN - La tappa che più di tutte segna la sua crescita è il Livorno: "Per me è stata la seconda casa e lo sarà sempre. Ho legami indelebili, sportivi e personali. È una città che mi ha adottato quando sono andato via dalla Roma a 18 anni. Abbiamo fatto una scalata dalla Serie C fino a giocare la Coppa UEFA". Tra le figure più importanti, naturalmente, c'è Igor Protti: "Per me è un fratello maggiore. Aveva un modo di farci sentire parte del sogno Livorno che ha fatto crescere tantissimo me e tanti altri giovani. Non a caso molti di noi sono arrivati in Nazionale partendo dalla Serie C con quella maglia". Un gruppo nel quale c'erano anche Cristiano e Alessandro Lucarelli: "Due ragazzi meravigliosi, legati al loro territorio e alla maglia amaranto. Insieme facevamo veramente un grande spogliatoio e questa è stata la grande forza di quel Livorno". E proprio con quella maglia arriva anche uno dei momenti più incredibili della sua carriera, il gol contro il Partizan in Coppa UEFA: "Guardai il tabellone e vidi che era l'84'. Per me poteva essere l'ultima occasione per pareggiare e avere la chance di passare un turno storico. Ho iniziato a correre verso l'area avversaria e tutti i miei compagni mi gridavano di non salire. Le frasi erano colorite e irripetibili. Io ascolto tutto e poi decido con la mia testa: con la fronte laterale ho colpito il cross di Passoni e la palla è entrata. Quelle frasi sono diventate urla di gioia". Ma quella trasferta resta nella memoria anche per quanto accaduto durante il ritorno da Belgrado: "Nel volo di ritorno si spensero le luci e ci fu un problema con i carrelli per l'atterraggio. Rischiavamo di fare un atterraggio di emergenza pericoloso per un aereo piccolo come quello. Fortunatamente, poi, a pochi minuti dall'atterraggio il pilota è riuscito a risolvere il problema ed è andato tutto liscio. Però diciamo che molti di noi hanno avuto molta paura".

IL MONDIALE DEL 2006 - Il punto più alto arriva con la maglia dell'Italia. Prima l'Europeo Under 21 del 2004, poi il bronzo olimpico e infine il Mondiale vinto in Germania: "Il brutto è che oggi siamo ancora l'ultima Under 21 italiana ad aver vinto l'Europeo di categoria. Quell'annata fu meravigliosa e molti di noi, due anni dopo, sono diventati campioni del mondo". Sul trionfo del 2006, Amelia racconta: "Ti rendi conto che puoi vincere un Mondiale andando avanti nelle partite, perché pensi di gara in gara. Abbiamo sempre, o quasi sempre, incontrato squadre fortissime. E quando non lo erano, la partita si complicava, magari per un'espulsione come contro l'Australia". Sugli aneddoti di quel gruppo, invece, nessuna apertura: "Non ce ne sono, oltre a quelli che resteranno solo tra di noi. Perché così deve essere in un gruppo come quello che ci portò a trionfare".

DA PALERMO A MILANO, FINO A MOURINHO - Dopo Livorno arrivano anche le esperienze con Palermo e Genoa. In Sicilia, Amelia rimane colpito soprattutto dal rapporto con l'ambiente: "Ero innamorato di Palermo, una piazza bellissima che ogni volta che andavo a giocare con la maglia del Livorno mi omaggiava di cori e applausi. Scelsi Palermo proprio per quello". Poi il passaggio al Genoa: "All'inizio dell'anno successivo ci fu un mega scambio di giocatori tra Genoa e Palermo e rientrai anch'io tra questi. Naturalmente non fu una cosa voluta, però questo mi ha permesso di conoscere un'altra piazza bellissima come quella di Genova, lato Grifone. Mio nonno, che se n'è andato quando ero piccolino, era un tifoso del Genoa. Una piazza che vive di grande passione per il calcio". Poi arriva il Milan, il punto più alto della carriera nei club: "Ha rappresentato il culmine della mia carriera, perché ho giocato in un grande club insieme a grandi campioni e abbiamo anche vinto. Ancora oggi aver giocato con quella maglia è un timbro sul mio passaporto sportivo che mi viene riconosciuto in tutto il mondo". Amelia torna anche sulle tensioni tra Allegri e Ibrahimović: "Quelle furono cose di spogliatoio, però quelle situazioni crearono delle problematiche ambientali che ci sono costate punti e probabilmente il secondo Scudetto consecutivo, che abbiamo regalato alla Juventus". Poi, dopo una prima decisione di smettere e qualche mese a Perugia, arriva la chiamata del Chelsea: "Mourinho mi chiamò dopo l'infortunio di Courtois, in un periodo fuori mercato in cui ero libero. Ho sempre avuto un debole per il suo modo di essere allenatore. È speciale perché crea un rapporto importante con i giocatori e con tutte le persone che lavorano intorno alla squadra. Ti fa sentire parte integrante di tutto. Non è un caso che sia uno degli allenatori più vincenti della storia e soprattutto che qualsiasi giocatore che lui ha allenato lo ami, anche quelli che non hanno mai giocato".

IL RIMPIANTO ROMA E LA NUOVA VITA DA ALLENATORE - Nel finale resta soprattutto un rimpianto: non essere riuscito a tornare nella squadra del cuore. "Negli ultimi anni di carriera ho provato solo a rientrare alla Roma, perché era il mio sogno, ma non mi è mai stato permesso" ha rivelato Amelia. "Con tutto il rispetto, ho visto passare portieri con quella maglia che oggi i tifosi ricordano più per essere stati negativi che per aver contribuito a stagioni positive. Peccato, ma va bene così". Dopo l'ultima esperienza a Vicenza arriva la scelta definitiva di smettere e iniziare il percorso in panchina: "Avevo iniziato ad avere problemi fisici e, di fronte alle tante offerte ricevute, preferii andare a Coverciano a fare il corso UEFA A. Non fu pesante, anzi: ero felicissimo di tutto quello che avevo fatto". Un calcio che oggi Amelia osserva da una prospettiva diversa: "Il calcio è cambiato e si è evoluto. Tutti pensano che sia sceso di livello, ma in realtà ogni singolo calciatore oggi deve avere una conoscenza molto più ampia del gioco rispetto ai calciatori di una volta". E ora, dopo una carriera vissuta tra Serie A, Premier League, Champions e Nazionale, la nuova sfida passa da Malta: provare a riportare l'Hamrun Spartans a essere protagonista e continuare a costruire, questa volta dalla panchina, un altro capitolo della propria storia.