Micoud: "Indimenticabili i miei anni al Parma e in quella Serie A. Oggi è difficile che un'italiana possa vincere la Champions League"
Campione di Germania con il Werder Brema nel 2004, protagonista del celebre trio delle meraviglie insieme a Ivan Klasnic e Ailton, Johan Micoud ha lasciato il segno anche in Italia e in Francia. Con il Parma ha conquistato la Coppa Italia nel 2002, mentre con il Bordeaux si è laureato campione di Francia nel 1999. Tre esperienze importanti per un centrocampista dotato di grande tecnica e visione di gioco, che oggi è uno dei commentatori ed opinionisti francesi più riconosciuti e rispettati, anche nel ruolo di seconda voce per Ligue 1+.
In esclusiva per gianlucadimarzio.com, "Le Chef" ha ripercorso la sua carriera, soffermandosi sulle due stagioni trascorse a Parma, sul declino del calcio italiano, sul ritorno dei calciatori francesi in Serie A e sulle prospettive della Nazionale azzurra. Senza dimenticare i ricordi della Bundesliga, le occasioni sfumate con alcuni dei più grandi club europei e il confronto tra il calcio di ieri e quello di oggi.
IL PARMA - Due anni al Parma, dal 2000 al 2002. Micoud evoca i ricordi conservati da quell'esperienza in Emilia: "Ai miei tempi in Serie A c'erano grandi giocatori e grandi squadre. Ho vissuto due bellissimi anni in Italia, anche se la seconda stagione è stata difficile dal punto di vista sportivo. Per me è stato complicato anche il rapporto con lo staff tecnico. Alla fine, però, le cose si sono sistemate e quell'esperienza mi ha permesso di trasferirmi in Germania. In ogni caso, ho giocato con calciatori grandissimi e ho vissuto un'atmosfera incredibile a Parma. Abbiamo vissuto momenti bellissimi, vincendo la Coppa Italia: sono stati momenti importanti anche insieme ai tifosi".
THURAM E BUFFON - Nel 2001, dopo la partenza di Thuram e Buffon, il Parma passò dal quarto al decimo posto in campionato. "È stato più complicato - racconta il francese -, ma sono arrivati anche altri grandi giocatori. La seconda stagione è stata un po' più difficile in campionato. Siamo comunque riusciti a salvarci, anche se la situazione si era messa davvero male. Poi, però, abbiamo vinto la Coppa Italia contro la Juventus, quindi rimane comunque una bella stagione. Nel 2001 Thuram e Buffon sono partiti perché erano lì da molto tempo e avevano voglia di vivere grandi momenti in un club un po' più importante, come la Juventus. Nel 2001-2002 era una squadra in costruzione, con la quale abbiamo cercato di fare del nostro meglio".
LA COSA PIÙ DIFFICILE - Dopo aver giocato contro tante leggende, la domanda nasce spontanea. Ma era più difficile segnare a Buffon o dribblare Thuram e Cannavaro? Ridendo, Micoud ha raccontato: "Entrambe le cose erano difficili! Erano due grandissimi difensori, che hanno scritto la storia del calcio italiano e, nel caso di Thuram, anche di quello francese. Gigi, in particolare, fa parte dei migliori portieri al mondo. Segnare contro di lui era una bella sfida anche durante gli allenamenti".
DECLINO - Il Parma ha attraversato anni difficili dopo il fallimento di Parmalat. Come ha vissuto Micoud il declino del club e, più in generale, quello della Serie A da quando ha lasciato l'Italia nel 2002? La risposta è molto dettagliata: "È stato complicato. Poi c'è stata la vicenda Parmalat e anche una ricostruzione a livello dirigenziale. Sono arrivati anni difficili, ma la cosa più bella di Parma è che i tifosi sono sempre stati presenti, anche durante le stagioni più complicate. Il sostegno dei tifosi non è mai mancato e credo che, parlando con alcuni di quelli che erano presenti allora, si possa capire quanto sia sempre stato forte. Questo ha rappresentato una grande forza per i giocatori e ha permesso al club di conservare una struttura portante che gli consente ancora oggi di esistere in Serie A".
LA FRANCIA IN ITALIA - A seguire, l'intervista dell'ex Parma e Bordeaux a gianlucadimarzio.com prosegue spostandosi più sull'attualità. Nel 1998 e nel 2000 tanti francesi giocavano in Serie A, oggi sembra essere tornata di moda. Negli ultimi anni sono arrivati Kolo Muani, Kalulu, Thuram, Rabiot, Maignan, Butez, Da Cunha e Koné, la scorsa stagione c'erano anche Fofana e Nkunku. Come spiega questa tendenza? "Ci sono tanti giocatori francesi che stanno tornando in Italia. Anche il livello è cambiato ed è cresciuto. È vero, c'è stato un periodo piuttosto lungo in cui si è registrato un calo evidente. Adesso, però, quando possono farlo, i grandi giocatori vogliono tutti giocare nei grandi club, ed è quello che sta succedendo. Credo che anche la Serie A sia cresciuta".
IL WERDER BREMA - Con il Werder Brema, Micoud ha vinto la Bundesliga nel 2004, battendo il Bayern Monaco a Monaco di Baviera. Tutti ricordano ancora il trio delle meraviglie composto da lui, Klasnic e Ailton. Cosa rendeva speciale quell'attacco pazzesco? L'ex attaccante francese ha le idee chiare: "Ailton e Klasnic erano giocatori straordinari. Inoltre, erano ragazzi fantastici, forti individualmente ma capaci anche di giocare per la squadra. Adoravo quegli attaccanti: erano sempre in movimento. Ogni volta che ricevevo il pallone, avevo una soluzione a disposizione. Questa era una delle nostre forze. Ma non c'erano soltanto loro: era tutta la squadra a funzionare. Ho avuto la fortuna di giocare in una formazione con grandi talenti, ma soprattutto con un collettivo molto forte. Per me, questa è la forza del calcio: avere un gruppo in cui le individualità possano esprimersi".
TALENTO - Ha giocato in grandi club come Bordeaux, Parma e Werder Brema. Eppure considerando il talento avrebbe potuto vestire anche le maglie della Juventus, del Marsiglia e del Bayern Monaco. "Il Bayern sarebbe potuto diventare realtà (ai tempi del Brema, ndr)! Anche il Marsiglia, ma in quel caso si trattava dell'inizio della mia carriera, prima che andassi al Bordeaux per la prima volta. Ci sono state quindi delle opportunità, ma non in Italia. Dopo Parma sono andato a Brema e, durante gli anni in Bundesliga, il Bayern si è interessato a me, ma alla fine non se n'è fatto nulla. In Francia, all'epoca, Marsiglia e Bordeaux erano ai vertici, quindi giocavo in un grande club. Sono orgoglioso di aver giocato nel Bordeaux", ha dichiarato.
RIVALITÀ MONDIALE - Ma un ex campione francese, è contento quando l'Italia non si qualifica al Mondiale oppure preferirebbe vedere gli Azzurri competere ai massimi livelli? "Esiste inevitabilmente una rivalità, ma non sono mai felice delle disgrazie altrui. L'Italia deve partecipare al Mondiale, perché è una Nazionale che fa parte della storia del calcio mondiale. Ogni volta che non riesce a qualificarsi, personalmente sono un po' triste, sia per la Nazionale sia per il Paese, ma anche per la competizione stessa. Quando c'è l'Italia al Mondiale, in generale è sempre molto, molto difficile eliminarla! E le sue partite sono sempre estremamente interessanti. Adesso credo che in Italia ci sia una grande struttura da ricostruire, soprattutto per quanto riguarda la formazione e i giovani. Bisogna lavorare sul lungo periodo, come ha fatto la Germania tra il 1998 e il 2000. I tedeschi hanno riorganizzato tutti i campionati e da diversi anni vediamo i risultati di quel lavoro. Per l'Italia si apre un cantiere davvero importante in prospettiva futura: bisogna ritrovare giovani talenti forti e fare in modo che la Nazionale torni ad avere un po' di 'colore'".
MANCANO I CAMPIONI? - Un tempo i calciatori italiani crescevano confrontandosi ogni settimana con campioni straordinari in Serie A. I difensori potevano misurarsi con Maradona, Baggio, Totti, Vieri, Del Piero, Zico, Platini, Van Basten, Zidane, Ibrahimovic, Shevchenko, Batistuta, Crespo e Kaká. Gli attaccanti, invece, dovevano affrontare Stam, Thuram, Nesta, Cannavaro, Costacurta, Baresi, Ferri e Maldini. Oggi sembra esserci una carenza di campioni di quel livello. Micoud è d'accordo? "È possibile, ma in Italia c'erano anche giovani giocatori che non riuscivano a trovare spazio perché c'erano altri calciatori stranieri che occupavano il loro posto. In Francia abbiamo anche la fortuna di avere tanti giocatori che, quando raggiungono una certa maturità, partono rapidamente per altre esperienze. Questo permette ai nostri settori giovanili di dare spazio ai ragazzi e ai giovani calciatori di giocare molto presto, accumulando esperienza. Forse è quello che si dovrebbe fare anche in Italia: schierare i giovani, anche se è difficile, e credere in loro per costruire il futuro".
CHAMPIONS ITALIANA - Dopo quattro finali perse in 11 anni, un club italiano può davvero tornare a vincere la Champions League? Micoud ha concluso così la sua intervista a gianlucadimarzio.com "L'Inter non è andata lontana qualche anno fa, anche se la finale è stata molto, molto complicata! Credo però che ci sia una struttura che sta iniziando a prendere forma, e lo si vede con il Como, che esprime un calcio molto piacevole. Se oggi una squadra italiana possa vincere la Champions League, non ne sono sicuro, perché ci sono corazzate di grande livello. Sarà complicato, perché in Europa ci sono tante squadre molto forti".