Ronaldo Vieira: "La Samp? Quando ne parlo mi cambia la voce. In America ho ritrovato tranquillità"
Dall'Inghilterra all'Italia, fino agli Stati Uniti. Ronaldo Vieira ha costruito la sua carriera tra Leeds, Sampdoria, Verona e Torino, prima dell'attuale esperienza in MLS con la maglia dei San Jose Earthquakes. Il centrocampista classe 1998 si è raccontato a Gianlucadimarzio.com, ripercorrendo le tappe del suo percorso tra aneddoti, retroscena e momenti che hanno segnato la sua carriera. Dagli allenatori che più hanno inciso sulla sua crescita ai compagni incontrati negli anni, fino al rapporto con Genova e la Sampdoria. Uno sguardo al passato, ma anche al presente e a ciò che Vieira vuole costruire lontano dal campo.
LA NUOVA VITA NEGLI STATI UNITI - Dopo gli anni vissuti in Italia, nel 2025 Vieira sente il bisogno di cambiare completamente ambiente. La scelta ricade sui San Jose Earthquakes e sulla MLS: "Ho fatto questa scelta per me. Dopo tutto quello che era successo l'anno prima dovevo cambiare aria, perché anche mentalmente non stavo bene. L'organizzazione e gli stadi sono fantastici. Avevo bisogno di questa tranquillità e oggi mi sento bene, anche fisicamente. Sono contento della scelta che ho fatto".
DAL PORTOGALLO AL LEEDS - Nato in Guinea-Bissau e cresciuto tra Portogallo e Inghilterra, Vieira si abitua fin da piccolo al cambiamento: "Oggi parlo cinque lingue. Vivere in ambienti e culture diverse mi ha fatto crescere e mi ha aiutato anche quando a vent'anni sono andato da solo in Italia". La sua carriera, però, non segue il percorso tradizionale delle academy inglesi. Prima il calcio dilettantistico e il college, poi l'occasione al Leeds: "Ero un ragazzo normale che voleva giocare a calcio e aspettava la sua opportunità. Quando sono entrato nell'academy sapevo di dover lavorare il doppio degli altri. Dopo un anno sono riuscito a debuttare con la prima squadra: sono rimasto in campo solo sette minuti, ma giocare davanti a quello stadio pieno è stato incredibile".
L'ARRIVO ALLA SAMPDORIA - Nell'estate del 2018 arriva una chiamata completamente inaspettata. Vieira ha appena comprato casa a Leeds e Marcelo Bielsa gli ha fatto capire di voler puntare su di lui, quando il presidente Andrea Radrizzani gli comunica la necessità di cederlo: "Mi sono spaventato ed ero triste, perché mi sentivo parte del progetto. Sono uscito dallo stadio con la mia famiglia, ho preso la macchina e sono andato a fare un giro da solo per pensare". Poi la proposta della Sampdoria: "Il mio procuratore mi spiegò che non ero obbligato ad accettare. Ci ho pensato e ho detto: 'Se serve anche ad aiutare il Leeds, lo faccio'. Andavo in Serie A, in una squadra importante. Due giorni dopo ero a Genova".
GIAMPAOLO, QUAGLIARELLA E GLI ANNI A GENOVA - Il primo impatto con il calcio italiano passa soprattutto da Marco Giampaolo: "Quando sono arrivato non parlavo italiano. Mi diedero subito dei fogli con le parole più importanti che usava il mister. Qualche volta non capivo quello che diceva e lo facevo arrabbiare, ma mi ha sempre trattato come un figlio. Tatticamente mi ha insegnato tantissimo: alcune cose che ho imparato con lui le faccio ancora oggi". In quello spogliatoio incontra anche Fabio Quagliarella: "Era diverso dagli altri. Un attaccante che sentiva dove sarebbe arrivata la palla e aveva la qualità per fare gol. È stato anche un capitano esemplare: non parlava tantissimo, ma bastava guardarlo per capire".
IL DERBY DI AUDERO - Genova significa inevitabilmente derby. E quello del 30 aprile 2022 è un ricordo impossibile da cancellare. La Sampdoria è avanti 1-0 quando, nel recupero, il Genoa ha la possibilità di pareggiare su rigore: "Quando l'arbitro ha fischiato mi sono venute le lacrime agli occhi. Ho pensato: 'Non è possibile'. Avevamo giocato come una squadra che non voleva perdere e sapevamo quanto fosse importante quella partita". Poi Audero para il rigore di Criscito: "Quando l'ha parato sono andato a prendere la palla. Mi sono girato e davanti a me vedevo non so quante maglie blucerchiate, perché dalla panchina erano entrati tutti in campo. È una sensazione che non dimenticherò mai".
L'ANNO PIÙ DIFFICILE ALLA SAMPDORIA - Se i primi anni a Genova sono pieni di ricordi positivi, l'ultima stagione rappresenta l'altra faccia della medaglia. La Sampdoria retrocede sul campo in Serie C, prima del caso Brescia e dei playout contro la Salernitana: "È stato un anno brutto da tutti i punti di vista, calcistico e personale. Avevamo una squadra, ma qualcosa non funzionava. Ci sono stati tanti cambi di allenatore e noi giocatori avevamo le nostre responsabilità, ma non eravamo gli unici". Un periodo che lascia il segno anche fuori dal campo: "Per tantissimo tempo non sono uscito di casa. Quando ci penso ancora oggi mi cambia la voce. La Sampdoria non doveva neanche essere in Serie B e noi avevamo il compito di riportarla in A. Invece abbiamo fatto peggio". Il rapporto con la tifoseria, però, resta forte: "I tifosi vivono per la Samp. Sono sempre stati presenti, in casa e fuori. Noi come minimo dovevamo sudare per quella maglia. Capisco anche alcuni confronti che ci sono stati: calcisticamente potevano dirci quello che pensavano, perché sapevamo quanto quella squadra significasse per loro. Sono loro che fanno la Sampdoria".
VERONA E TORINO, IL RAPPORTO CON JURIC - Nel percorso italiano ci sono anche Verona e Torino, due esperienze accomunate dalla presenza di Ivan Juric e condizionate dagli infortuni: "Juric mi piace molto come allenatore e credo che anche lui mi apprezzasse come giocatore. A Verona avevo iniziato bene, poi mi sono fatto molto male e da lì è diventato complicatissimo recuperare. Mi è dispiaciuto anche per lui, perché mi aveva dato fiducia e non sono riuscito a ripagarla". Il rapporto con l'allenatore croato si rinnova qualche anno più tardi, quando Vieira lo ritrova a Torino: "Mi ha sempre dato quella fiducia. Purtroppo mi sono fatto nuovamente male nella stessa zona, che non avevo mai recuperato bene. I suoi metodi sono duri: a volte gli allenamenti sono più duri delle partite. Però mi ha aiutato tanto".
DALL'INGHILTERRA ALLA GUINEA-BISSAU - Il legame con le sue origini passa anche dalle scelte fatte con le Nazionali. Da giovane Vieira decide di rappresentare l'Inghilterra: "Dopo quella stagione mi hanno chiamato e, ti dico la verità, non ci ho pensato due volte. Abitavo lì già da un po' e ho detto subito sì. Se rifarei la stessa scelta oggi? Non lo so, ma in quel momento ho scelto di farlo". Una strada diversa da quella intrapresa dal fratello Romario: "Mio fratello è andato a giocare per la Guinea-Bissau e io ho sempre pensato che magari un giorno sarei andato anche io. È sempre rimasto nella mia mente. Uno sa da dove viene, ma in quel momento ero giovane e volevo provare con l'Inghilterra". Un pensiero diventato realtà: Vieira ha poi scelto di rappresentare proprio la Guinea-Bissau, tornando così a vestire i colori del Paese in cui è nato.
CRISTIANO RONALDO, BIELSA E GIAMPAOLO - In tanti anni di carriera Vieira ha affrontato e condiviso lo spogliatoio con grandi giocatori. Tra gli avversari, però, un nome emerge immediatamente: "Cristiano Ronaldo. Quando entri in campo contro di lui capisci che è a un altro livello". Tra gli allenatori, invece, torna ancora una volta su Giampaolo: "Tutti hanno contribuito al giocatore che sono oggi, ma forse direi lui. Una volta arrivai in ritardo a una riunione il giorno prima della partita e mi fece una multa pesantissima. Poi mi disse: 'Lo faccio perché ti voglio bene e devi capire certe cose'. Io pensavo solo che quei soldi non sarebbero più tornati".
LA FAMIGLIA E IL PROGETTO PER LA GUINEA-BISSAU - Il legame con le proprie origini va oltre il campo. Insieme al fratello Romario, Vieira sta pensando a un progetto per offrire maggiori possibilità ai giovani della Guinea-Bissau: "È una cosa di cui abbiamo già parlato con alcune persone. Quando sono stato lì con la Nazionale abbiamo visto anche dei terreni dove potremmo fare qualcosa. Ci sono tanti ragazzi con qualità, ma quello che manca è l'opportunità". Un'idea che vuole trasformare in qualcosa di concreto: "Mi piacerebbe farlo insieme a mio fratello. A dicembre andremo lì per vedere alcune cose e capire cosa si può fare".
Un'idea che chiude idealmente il cerchio della sua storia. Prima di arrivare al Leeds e costruirsi una carriera tra Inghilterra, Italia e Stati Uniti, Vieira ha dovuto aspettare che qualcuno credesse in lui. Adesso, insieme al fratello Romario, vuole provare a fare lo stesso per i ragazzi della Guinea-Bissau: dare loro quell'opportunità che, da adolescente, ha aspettato a lungo.