Schemmel: “Di Canio un genio, il giocatore più forte che io abbia mai visto”
"Paolo Di Canio è il giocatore più forte che io abbia mai visto in vita mia", ha ammesso Sébastien Schemmel, terzino destro francese che ha giocato al West Ham dal 2001 al 2003, proprio insieme all'attaccante italiano. L'ex calciatore ha parlato a gianlucadimarzio.com, commentando proprio le qualità di Di Canio, e raccontandone anche alcuni curiosi aneddoti.
Come anticipato, le qualità dell'attaccante ex West Ham e Lazio - tra le altre - erano fuori dal comune secondo Schemmel: "Ho affrontato gente come Beckham, Giggs, Van Nistelrooy, Roy Keane, Henry, ma Paolo era un'altra cosa. Un genio, un artista... Qualcosa di diverso, sia in campo sia fuori: un fuoriclasse assoluto".
PAOLO DI CANIO, UN GENIO "UN PO' PAZZO"- Una cosa che a Di Canio non è mai mancata è di certo il carattere, e Schemmel l'ha descritto così: "Aveva un'aura incredibile, arrivava perfino a cambiare la formazione al'intervallo". E poi un pizzico di follia: "Similitudini con Cantona? Sì, era un po' pazzo anche lui. Una volta fece fermare un aereo sulla pista prima del decollo perché all’improvviso sentì che qualcosa non andava. Ebbe come un’intuizione, un flash… e decise di scendere. Bloccò l’aereo, scese e raggiunse Liverpool in macchina. Il giorno dopo giocammo proprio lì e lui fece gol".
Pazzo sì, ma di buon cuore. Come racconta l'ex terzino, infatti: "Paolo è una persona di una gentilezza fuori dal comune, nonostante qualcuno dicesse che fosse poco socievole. Non è vero: aveva un grande cuore. Quando organizzavamo eventi di beneficenza era sempre il primo ad arrivare. Con noi francesi era disponibilissimo e provava persino a parlarci in francese. È stato un vero personaggio: un mix tra la follia di Cantona e il talento di Zidane. E queste due cose insieme hanno fatto di lui un grandissimo".
L'IMPATTO SUL CALCIO INGLESE - “Di Canio faceva parte del grande Milan degli anni Novanta. Arrivò in Premier League quando i club non avevano ancora l’abitudine di acquistare giocatori stranieri… e stravolse l’immagine globale del campionato con il suo genio italiano e la sua visione.
All’epoca si usavano molto i lanci lunghi, perché i giocatori tecnici erano pochi. Lui e Cantona hanno cambiato tutto grazie alla loro ‘cultura’. E oggi, se la Premier League è il miglior campionato del mondo, è anche grazie a personaggi ‘matti’ come loro (ride, ndr). Allora, per giocare in Inghilterra, dovevi essere un po’ matto… oggi è tutto più facile. Per emergere servivano qualità particolari, e Paolo era di un livello superiore.", ha rivelato Schemmel, che sostiene dunque come l'arrivo di alcuni giocatori stranieri "fuori dagli schemi" abbiano contribuito a cambiare il calcio inglese, oggi giunto ai massimi livelli.
Dopo la stagione 2002/03, con la retrocessione del West Ham, sia Di Canio sia Schemmel hanno lasciato il club londinese. Secondo l'ex terzino: "Siamo retrocessi perché era infortunato e squalificato. Quando viene a mancare il direttore d’orchestra, tutto diventa più difficile… è stato un duro colpo per il morale, ma eravamo troppo dipendenti da lui.”.
LE GRANDI QUALITÀ - Non solo Giggs, Henry o Van Nilsterroy: per Schemmel il talento di Di Canio era paragonabile anche a Zidane: "Geni come Paolo Di Canio non ne nasceranno più: di Paolo Di Canio ce n’è uno solo. Zidane magari era super tecnico… ma Paolo era completo: grande uomo, leader in campo e un fratello maggiore fuori dal campo”. E sul celebre gol al Wimbledon: "Resta uno dei più belli mai visti in Inghilterra. In una partita contro il Chelsea, su un mio assist, segnò all’incrocio da 35 metri dopo un controllo straordinario".
"La sua qualità più grande era che dava sempre tutto in allenamento, non si tirava mai indietro. Quando parlava, lo ascoltavamo tutti. E la sua parola era legge: anche l’allenatore spesso gli dava ragione", ha rivelato Sébastien Schemmel.
CARATTERE E SPORTIVITÀ - Sul celebre gesto di Paolo Di Canio, che a causa dell'infortunio di un avversario fermò il pallone con le mani al posto di far gol, Schemmel ha ammesso: "Oggi nessuno lo farebbe più… Un attaccante segnerebbe. È stato un genio incompreso. Ancora oggi, quando andiamo agli eventi insieme, ci sono migliaia di persone ad aspettarlo in giro per il mondo, cantando il suo nome. O lo ami o non lo ami, non c’è via di mezzo".
E infine un ultimo aneddoto: "Se non gli piaceva la formazione scelta dall’allenatore, prima del fischio d’inizio la cambiava: ‘Seb, tu vai più in alto’. Decideva lui, era incredibile. Molte partite le abbiamo vinte grazie ai suoi cambiamenti tattici. Io per lui ho solo rispetto".