Senegal: la storia di un Mondiale (quasi) perso prima di giocare
È possibile uscire da un Mondiale ancora prima di scendere in campo? Questo è quanto è (quasi) accaduto al Senegal, a un passo dall’eliminazione dal torneo iridato dopo due sconfitte in due partite contro Francia e Norvegia: l’ultima possibilità sarà contro l’Iraq all’ultima giornata della fase a gironi, ma una vittoria potrebbe non bastare. Sì tratta di una situazione che in pochi avrebbero immaginato alla vigilia. I Leoni della Teranga erano arrivati in America con l’ambizione di superare il miglior risultato della propria storia, i quarti di finale conquistati da debuttanti nel 2002. I due ko contro Haaland e Mbappé, però, hanno quasi compromesso i sogni africani: ma l'avvio deludente non è stato solo un problema di campo.
TRA POLEMICHE E VELENI: UN AVVICINAMENTO AL MONDIALE DA INCUBO- Nell’ambiente Senegal è forte la sensazione che qualcosa si sia incrinato ben prima del fischio d’inizio del Mondiale. Per settimane, infatti, il calcio ha dovuto convivere con questioni che con il campo avevano poco a che fare. La più delicata riguardava il commissario tecnico Pape Thiaw. L’allenatore è arrivato al Mondiale senza un nuovo contratto e secondo So Foot, senza percepire lo stipendio da mesi. Le negoziazioni si sono trascinate a lungo e si sono concluse soltanto a ridosso dell’esordio contro la Francia: “Ci è voluto davvero molto tempo. Non si trattava di una questione economica, ma di principio e rispetto”, ha sottolineato il classe 1981 in conferenza stampa.
Allo stesso tempo anche i giocatori erano coinvolti in dispute economiche: il ritardo del pagamento dei bonus per la vittoria della Coppa d’Africa (poi assegnata al Marocco a tavolino) e per la qualificazione al Mondiale ha creato un forte malcontento all’interno della squadra. Thiaw ha provato a spegnere l’incendio dopo la chiusura del caso, ma ormai era troppo tardi, il malumore si era diffuso nel suo gruppo: “È vero, qualcosa non è andato nel verso giusto, ma siamo concentrati sul campo ora. Se perdo anche per un secondo la convinzione di poter vincere la Coppa del Mondo, mi dimetto”. Parole da leader, ma che forse, non sono bastate per mantenere il focus dei suoi sul calcio giocato: l’immagine simbolo del torneo del Senegal la regala il match contro la Norvegia. Al 43’ del primo tempo, in un momento chiave della partita, Kalidou Koulibaly regala il pallone a Pedersen che mette in rete: è la fotografia di una squadra nervosa e distratta.
NON SOLO SOLDI: ANCHE LA LOGISTICA È STATA UN DISASTRO - I segreti di un grande Mondiale nascono (anche) tra le mura di un hotel. Dalle partite a carte degli Azzurri nel 2006, a Messi e compagni che si divertono oggi con le grigliate a base di asado: è anche grazie a questi momenti che si costruiscono grandi successi. Il Senegal, arrivato negli Stati Uniti con il “mal di pancia”, aveva bisogno di compattarsi. L’Hyatt Regency, situata in New Jersey, però, non è stata la struttura ideale per farlo. Sono circolate in questi giorni numerose critiche riguardo al comfort e soprattutto all’alimentazione. Il cuoco che aveva accompagnato il Senegal nelle precedenti grandi competizioni ha dovuto lasciare il gruppo prima dell’inizio del Mondiale per motivi personali; a quel punto, ritenendo scadente il cibo fornito nella struttura, i calciatori hanno iniziato a ordinarne altro attraverso le app di ristorazione. Ad aumentare il senso di caos, come riporta la BBC, si sono aggiunte delle critiche da parte della squadra per l'eccessiva vicinanza in hotel di alcuni membri esterni alla rosa. Un capitolo a parte poi riguarda i tifosi. Tradizionalmente il governo senegalese sostiene la partecipazione dei propri sostenitori alle grandi manifestazioni internazionali attraverso contributi e agevolazioni. Ma in questo caso l'aiuto fornito è stato limitato: sono stati distribuiti infatti soltanto 400 biglietti per i residenti senegalesi in USA e Canada. La squadra di Thiaw è stata lasciata sola anche da questo punto di vista. Una storia di denaro, tensioni e cucina: il Mondiale del Senegal, finora, si è giocato in campo, ma soprattutto fuori.