Intervista

Trevisan: "Bruno Fernandes, Zieliniski e Meret, quanti giovani ho visto a Udine. Ora una nuova sfida"

Trevisan: "Bruno Fernandes, Zieliniski e Meret, quanti giovani ho visto a Udine. Ora una nuova sfida"
Oggi alle 09:30Interviste e Storie
di Stefano Barollo
Dagli aneddoti sull'Udinese fino alle ambizioni future: la nostra intervista all’ormai ex responsabile del settore giovanile bianconero.

Lavoro sul territorio, talenti scoperti e un nuovo capitolo alle porte. In mezzo, 19 anni di storie bianconere e insegnamenti indelebili. "Ora vorrei mettere la mia esperienza e professionalità a disposizione di chi crede nei giovani" ci racconta Angelo Trevisan, che lascerà l’Udinese il prossimo 30 giugno dopo una lunga avventura da responsabile del settore giovanile. Arrivato nel 2007 dopo diversi anni nell’area scouting dell’Inter, il dirigente ha guidato il vivaio friulano verso una crescita sempre più costante.

19 anni dopo, l’esperienza in bianconero di Trevisan è giunta al termine. Ma l’ambizione non si ferma, e le idee sono chiare: "Vorrei lavorare in Italia. Ho avuto una richiesta importante in Croazia per il settore giovanile, ma non vorrei andare all'estero".

Pazienza e valorizzazione: questi i pilastri di un’avventura in cui il settore giovanile - sotto la sua guida - ha visto crescere giocatori come Vicario, Meret, Zielinski e Bruno Fernandes tra gli altri. Proprio il capitano del Manchester United conserva un legame speciale con il passato bianconero, durante il quale "aiutava anche i camerieri nel residence del convitto!". Ma ci arriveremo.

PASSATO E PRESENTE - Facendo un passo indietro, Trevisan sottolinea il lavoro in particolare con i portieri, tutti legati a un aspetto fondamentale durante la sua intera esperienza a Udine: "In tutti questi anni la priorità era sempre quella di avere gente friulana: quando sono arrivato c’era Scuffet, tutti gli altri sono passati dopo il mio arrivo. Vicario, Provedel, Pizzignacco, Perisan, Meret... Credo che in Italia ma anche nel mondo l’Udinese passi come un’ottima scuola portieri. Questo è stato un po' il fiore all'occhiello della mia gestione in questi anni".

Dalle prime sfide in Friuli a quelle più attuali, il lavoro sul territorio è rimasto centrale: "Penso a Marello, che adesso è stato riscattato dall’Inter (QUI il suo profilo)". Ma non mancano le eccezioni: "Un esempio è Palma, che aveva lasciato l’Herta Berlino. Un altro giocatore friulano di cui sentiremo parlare, invece, è De Paoli, un classe 2008 preso 4 anni fa che in questa stagione è stato in prestito al Como. Il mio lavoro in tanti anni all'Udinese è stato prima quello di consolidare e dopodiché di valorizzare i giocatori del territorio".

ZIELINSKI E BRUNO FERNANDES - Il filo rosso dei ricordi si intreccia e riporta Trevisan al passato, in particolare verso due centrocampisti: Zielinski e Bruno Fernandes. "Zielinski è un ragazzo eccezionale, era venuto qua con tanta umiltà. Non si sapeva bene se fosse destro o sinistro perché calciava bene con tutti e due i piedi. Quando arrivavamo a mezzanotte dalle trasferte, camminava di notte per due chilometri a piedi per tornare in convitto, senza chiedere a nessuno per non disturbare".

Umiltà e determinazione: proprio come Zielinski, anche Bruno Fernandes è uno dei giocatori che l’ormai ex responsabile del settore giovanile ricorda come esempio: "A Palermo perdemmo 2-0 nelle fasi finali per il titolo Primavera. Lui si chiuse in camera come se avesse perso la Coppa dei Campioni. In lui vedevi proprio la professionalità, la voglia di arrivare, la mentalità vincente. Quando passa da Udine viene sempre a trovarmi". E la storia dei camerieri? "Il convitto dei ragazzi era una sorta di residence, e quando Bruno si fermava lì aiutava i camerieri ai tavoli se li vedeva indaffarati".

"COI GIOVANI SERVE PAZIENZA" - Tra un aneddoto e l’altro, non mancano gli insegnamenti tratti da questa lunga esperienza. Uno più di altri: "L'insegnamento che porto con me riguardo ai giovani è che quando ci credi, quando li prendi da piccoli, devi avere pazienza e aspettarli. Le qualità innate vanno perfezionate, ma non si perdono: in Italia non abbiamo tanta pazienza. Noi responsabili insieme a tutto lo staff tecnico dobbiamo lavorare sull'analitico, sulle specificità delle qualità di un giocatore, poi individuare i punti deboli e lavorare. Il lavoro paga sempre".

FUTURO - Il cerchio bianconero di Trevisan è ormai vicino alla chiusura, che arriverà ufficialmente il prossimo 30 giugno. Ma, come anticipato, il dirigente non vuole fermarsi: "Ci siamo lasciati da buoni amici, io parlerò sempre bene dell'Udinese: mi ha permesso di lavorare in modo oculato e senza pressioni. La mia intenzione è quella di mettere la mia esperienza e le mie competenze dopo oltre 35 anni di lavoro nel settore giovanile".