Totti, famiglia e YouTube. Dread: “Per me la Roma è una questione viscerale"

Totti, famiglia e YouTube. Dread: “Per me la Roma è una questione viscerale"
Oggi alle 09:45Interviste e Storie
di Simone Bianchi
L'intervista di Gianlucadimarzio.com a Matteo Picarazzi, in arte Dread. YouTuber con più 2 milioni di follower, non ha mai nascosto la passione per la Roma

Ci sono passioni che non si spiegano. È una questione viscerale”. Perché prima dei milioni di follower, prima che Matteo Picarazzi diventasse Dread, c’è una storia comune. Un nonno romanista, un padre romanista e una passione trasmessa di generazione in generazione. Senza chiedere il permesso.

Così arrivano le prime partite allo stadio e i viaggi da Tivoli, comune a più di 30 km di distanza dalla Capitale. Nel cassetto dei ricordi c’è lo scudetto del 2001 che resta impresso anche a chi era troppo piccolo per viverlo davvero. E (ovviamente) Francesco Totti nel suo momento più luminoso. “Ero allo stadio il giorno del suo addio. Uno dei più emozionanti della mia vita”, racconta nella sua intervista a gianlucadimarzio.com.

Ma quanto è forte davvero questo legame? La risposta arriva senza pensarci troppo: “Da uno a dieci? Mille”. Perché a Roma il calcio non resta mai solo calcio. Ti entra sotto pelle. E nel caso di Dread — YouTuber seguito da oltre due milioni di persone tra le varie piattaforme — è difficile immaginare un’altra strada. “Se fossi laziale probabilmente non sarei qui”, dice scherzando, ma non troppo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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ROMA E ‘LA’ ROMA — Nella capitale, il calcio si vive in maniera diversa. “È una cosa molto sentita, quasi malata”, ci racconta Dread. “Dipende molto dal carattere di chi abita la città. Roma e Napoli sono molto calde. A Roma tutto ruota intorno al calcio: se accendi la radio, trovi qualcuno che ne parla a qualsiasi ora”.

Tifoso della ‘Magica’ da sempre, Matteo Picarazzi ha vissuto anche a Milano prima di spostarsi in Svizzera. “La rivalità tra Roma e Lazio non è la stessa che tra Inter e Milan. Si sente di più, forse perché si è vinto di meno e ci sono anni in cui ci si accontenta di vincere il derby”. È una questione di identità cittadina che segna umori, equilibri, stagioni. Un trampolino di lancio che può trasformarsi improvvisamente in una trappola.

Ora abito a circa otto ore da casa. L’ultima partita che ho visto allo stadio è stata Roma-Genoa a dicembre, per De Rossi. Il tifo si vive diversamente quando non sei a Roma, ma l’attaccamento resta”, dice.

TOTTI, L’OTTAVO RE DI ROMA — Chi segue Dread, lo sa bene. Nei suoi video, tra gameplay e contenuti con gli amici di Melagoodo, prima o poi spunta sempre lui. “Sua maestà”, per dirlo con le sue parole. “Io ho avuto la fortuna di nascere nel momento in cui Totti era Totti, nel suo massimo splendore”, racconta.

Per molti tifosi giallorossi è più di un simbolo. “Io non posso sapere come un interista vive Zanetti, ma Totti rappresenta una parte importante di me. Quando ha smesso, è come se fossero passati 25 anni in un attimo. Era la storia della Roma e della mia vita”.

E quel 28 maggio 2017, Dread era allo stadio. “Ottenere i biglietti fu un’impresa. Sono andato con papà, è stata un’esperienza indimenticabile e uno dei giorni più emozionanti. Da quando ha smesso Totti, è cambiato anche il modo di attaccare”, ha raccontato quasi ridendo, in riferimento al rendimento dell’attacco giallorosso nelle ultime stagioni.

DESTINO BEFFARDO — La storia insegna come la Roma abbia spesso rincorso e sfiorato i propri obiettivi, illudendosi per poi puntualmente ricominciare. “È un ciclo infinito”, come la definisce Dread. Una di queste illusioni è stata la stagione 2009/2010. “Quell’anno mi sono abbonato in curva, perché costava meno. Non volevo solo vedere la squadra, volevo viverla. Anche se, senza la macchina, arrivare all’Olimpico da Tivoli era un incubo”.

Eppure c’ero per tutte le partite, tranne una. Ho saltato Roma-Sampdoria. Non una partita qualunque”. Il riferimento è a quel 25 aprile 2010, quando i blucerchiati si imposero 2-1 con doppietta di Pazzini, e la Roma perse di fatto lo Scudetto. E con il tono di chi - anche se non vuole ammetterlo - crede un po’ al destino, Dread sorride: “È un rimpianto. Mi sento quasi in colpa, come se non avessimo vinto perché io non c’ero”.

Ma non è l’unica volta in cui la sorte si è presa gioco di lui. “Non sono andato a Tirana per la finale di Conference League e me ne sono pentito. Così ho fatto di tutto per esserci a Budapest per la finale di Europa League”. Il risultato è noto. E oltre al danno, anche la beffa. “Mi sono ritrovato in mezzo ai tifosi del Siviglia. Un’esperienza difficile, ma comunque vedere una finale europea è stato unico”.

LA ROMA DI OGGI — La Roma di oggi riparte da Gian Piero Gasperini. Un arrivo che non aveva convinto tutti, ma che sta facendo ricredere. “Il suo merito è stato guadagnarsi la stima di una piazza difficile come la nostra”, racconta Dread. Senza illusioni però: “L’obiettivo realistico è il quarto posto. Qualche inciampo ci può stare, ma ci credo”.

A Trigoria, però, il peso della storia non sparisce mai davvero. Chi indossa la fascia di capitano lo sa bene. “Hanno addosso la pressione di chi aveva prima quei ruoli”, dice Dread pensando a Bryan Cristante e Lorenzo Pellegrini. L’eredità di Totti e De Rossi, infatti, pesa ancora in maniera inevitabile. “È normale che le aspettative siano altissime e le critiche frequenti”.

Poi ci sono le occasioni mancate. Quelle che restano lì, sospese, e lasciano l’amaro in bocca. “Zaniolo è un grande rimpianto”, ammette. “Era fortissimo. Ma testa, ambiente e infortuni non l’hanno aiutato”. Mentre ora l’entusiasmo della piazza si è spostato altrove. Su nuovi volti e nuove speranze, come Malen: “Ha un altro ritmo, si vede. Ed è utile anche quando non segna”.

IL CALCIO DEI SOCIAL — Classe 1992, da quasi quindici anni Dread si racconta sui social quotidianamente. E dalla sua camerata gialla è riuscito ad arrivare un po’ ovunque, perché i social non sono stati solo un lavoro ma anche un passaporto per vivere il calcio da vicino. “Ho avuto la possibilità di andare a Trigoria e incontrare Totti, El Shaarawy, Florenzi e Nainggolan”. Un momento, nello specifico, è scolpito nella memoria. “Florenzi guardandomi mi disse: ‘Stai tremando? Aspetta che arrivi Francesco e vedi’”.

Ma oggi il rapporto tra sport e social è cambiato per tutti. Non solo per chi lo racconta, ma anche per chi scende in campo. “Caressa è stato bravo a portare il calcio sui social in chiave più leggera, con quiz e pagelle. Un approccio da influencer, non da TV tradizionale”. E sempre più atleti stanno seguendo quella strada, “come Haaland che ha aperto un canale YouTube o Sinner che pubblica vlog. Persino la Formula 1 ha trasformato lo storytelling in parte dello spettacolo”.

Il risultato è un modo diverso di vivere lo sport. Più leggero, spontaneo. “A volte preferisco vedere qualcuno che commenta la partita sui social e mi fa ridere, piuttosto che una trasmissione super tecnica”, ammette. Anche per questo progetti come la GOAT League lo hanno divertito: “Io ho giocato cinque minuti, non ho il fiato. Ma era show puro che vedeva scendere in campo personaggi forti, con un’atmosfera quasi da WWE. Senza tutta quella pressione che a volte fa perdere spontaneità come in altre leghe”.

DREAD E LA ROMA — Alla fine però, tra video, social e milioni di visualizzazioni, il punto di partenza resta sempre lo stesso. La Magica Roma. Le partite viste da lontano, gli stadi rincorsi per mezza Europa, le discussioni con gli amici.

E in fondo, la storia di Dread è iniziata proprio così. ‘Semplicemente’ con una squadra ereditata in famiglia. Senza chiederlo. Senza sceglierla davvero. In sottofondo Antonello Venditti, il tifo che scandisce il passare del tempo e una sola certezza: “Sarei il primo a scendere in piazza se dovessimo vincere qualcosa”.