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Como, Fabregas: "Champions? Non sapevo gli altri risultati. Volevo godermi il momento"
"Ero da solo, non sapevo nulla di com'erano i risultati nelle altre partite. Volevo stare tranquillo, non sentire gente parlare di palo o di gol", queste le parole di Cesc Fabregas a Sky Sport su come ha vissuto il momento della qualificazione in Champions League. Non si può dire lo stesso, invece, dei ragazzi dell'allenatore spagnolo: "Stavo parlando con Da Cunha e sento un urlo dalla panchina "No ha sbagliato l'uno contro uno" (riferito all'occasione di Mendy contro Maignan), ma io volevo stare tranquillo e godermi questo momento da solo", ha affermato Fabregas.
Poi un'analisi su cosa significhi per l'allenatore il proprio ruolo: "Essere allenatore significa essere solo in tanti momenti, prendere decisioni. L'allenatore sta poco in casa e quando è a casa pensa a tante cose. Col corpo sei a casa, con la testa no".
SULL'ULTIMO CERCHIO CON LA SQUADRA - L'allenatore spagnolo ha poi proseguito commentando una foto dell'ultimo cerchio con la propria squadra: "Immaginate questa come una riunione di famiglia, per ringraziare tutti per la grandissima stagione. Una stagione storica per i ragazzi: li abbiamo spinti fino a limiti incredibili e loro hanno sempre risposto con volontà, coraggio, mentalità e con una qualità importante. È un pensiero mio personale nei loro confronti, perché in tanti momenti della stagione mi hanno fatto veramente emozionare e pensavo fosse importante, in quel momento, aprirmi con loro".
Subito dopo Fabregas ha fatto un passo indietro, rivivendo i momenti del suo arrivo a Como: "Questo è stato il mio primo giorno qua al Sinigaglia, quando sono venuto a firmare il contratto, ed è stata una bella sorpresa perché non mi aspettavo così tanta gente. L'ho ripetuto tante volte: io venivo qua a Como in vacanza, ci sono stato anche per un matrimonio, insomma, l'ho frequentata spesso, ma non sapevo assolutamente che ci fosse una squadra di calcio, non ne avevo mai sentito parlare. Per questo, quando sono arrivato e ho visto tutte quelle persone (non ricordo il numero esatto, ma erano tante) mi ha fatto tantissimo piacere. Mi ha fatto capire che: 'Ok, qui c'è cuore, i tifosi lo sentono e c'è grande passione per il calcio'. Ne sono stato felice perché io sono fatto allo stesso modo: sono una persona molto passionale che tante volte si lascia trasportare dalle emozioni, ed è stato bellissimo. Mi ha dato la certezza di essere nel posto giusto". E sul numero sempre maggiore di tifosi ha concluso: "Sì, la gente si sta moltiplicando ed è giusto così. È giusto perché c'è chi c'era sempre, in Serie D e in Serie C, e seguiva sempre la squadra ovunque: quelli sono i tifosi più fedeli del mondo. Adesso, piano piano, stiamo facendo crescere questa famiglia, ed è una cosa bellissima da vedere".
L'ESORDIO CONTRO LA JUVENTUS - Continuando a rivivere le diverse tappe vissute dal suo arrivo a Como, Fabregas ha poi commentato la sua prima panchina in Serie A: "La mia prima partita in Serie A come allenatore, all'Allianz contro la Juventus. Abbiamo perso 3 a 0 ed è stata tosta, davvero tosta, perché è stato un bagno di realtà. Penso che in quel momento la nostra fosse ancora, a tutti gli effetti, una squadra di Serie B. Però ci ha fatto riflettere e ci ha fatto capire che quello che pensavo durante l'estate era corretto: o alziamo il livello, oppure in Serie A possiamo fare ben poco. Credo che in quel momento lo abbia capito anche il presidente; abbiamo provato a spingere un po' sul mercato e abbiamo trovato soluzioni con ragazzi giovani come Nico Paz e Perrone, aggiungendo poi l'esperienza di Kempf e la velocità di Fadera. Credo che in questo modo abbiamo alzato il livello per poterci giocare la salvezza fino a gennaio, quando poi, come ho detto ieri, abbiamo spinto ancora di più".
IL LEGAME CON NICO PAZ - L'allenatore del Como si è poi soffermato sul suo legame con Nico Paz, partendo proprio dal loro abbraccio dopo la vittoria contro la Juventus al Senigaglia: "Quella partita in casa contro la Juventus è stata una vittoria fantastica. È un'immagine bellissima con un giocatore che ci ha fatto crescere più velocemente, un ragazzo che ha fatto emozionare tante volte il Sinigaglia e anche me come allenatore. È cresciuto tantissimo. È stata davvero un'emozione forte, ma è un'emozione che ho sempre provato con lui, abbiamo un rapporto importante. Lui si fida di me, io mi fido di lui e alla fine lottiamo sempre insieme. Per questo è stato un abbraccio di cuore a un ragazzo che aveva fatto una grandissima partita e che deve continuare a crescere".
SUI VIP ALLO STADIO E L'INCONTRO CON IL PAPA - Tra le altre cose analizzate, Fabregas ha parlato della presenza dei molti personaggi famosi allo stadio: "È bello da vedere, perché si nota l'emozione che provano e ho avuto modo di conoscere alcuni di loro. All'inizio Mirwan mi diceva sempre chi sarebbe venuto allo stadio, ma alla fine gli ho detto: 'Dai, per me non è importante saperlo prima, io mi focalizzo sulla partita; poi, se vinciamo, vengo a salutarli e lo faccio con grande piacere'. Però sì, è bello che persone così importanti in tanti ambiti possano venire qui a godersi una bellissima giornata festeggiando una vittoria del Como. Nelle foto vedo anche Osh e Robert dietro, con un'espressione come se qualcuno avesse appena sbagliato un'occasione importante, e poi c'è Francesco. Insomma, è bellissimo poter vedere tutto questo da noi al Sinigaglia".
Ma non solo, lo spagnolo ha parlato anche di un altro momento veramente speciale: l'incontro con il Papa: "Sono molto, molto felice per me e per la mia famiglia, perché avevamo provato per anni ad andare in Vaticano a vedere il Papa, e io e mia moglie non eravamo mai riusciti a farlo. Finalmente, il giorno in cui siamo andati a Roma a giocare contro la Lazio, il presidente ci ha detto che c'era questa possibilità, che si poteva organizzare con tutto lo staff e la dirigenza del Como. È stato veramente uno dei giorni più belli della mia vita. Parlo per me e per la mia famiglia, perché noi crediamo tanto in Dio, siamo molto credenti, e per noi conoscere il Papa, potergli parlare e stringergli la mano è stato davvero speciale. Ce lo ricorderemo per sempre. Abbiamo questa foto – la tengo a casa, l'ho già incorniciata e sistemata – in cui ci siamo io, mia moglie, Mirwan e il Papa. Davvero bellissima".
IL GOL DI BATURINA AL 90' E L'EPISODIO IN MILAN-COMO - Durante la stagione sono state molte le emozioni per la squadra lombarda. Tra queste anche il gol di Baturina al 90' contro il Cagliari: "Quello all'ultimo minuto penso sia stato un momento bellissimo, perché Martin è ovviamente un giocatore forte, uno che abbiamo portato qua per avere un impatto. Fino a quel momento, per colpa mia ovviamente, non gli avevamo dato tantissime opportunità; era un giocatore che stava attraversando un momento di calo, la sua fiducia non era altissima. Quel gol ha fatto svoltare la stagione, un po' per tutti noi e anche per lui a livello individuale. Mi ricordo tutti che correvano in campo per festeggiare, me compreso. Penso sia stato un momento bellissimo, e ce ne sono tanti altri così".
Non solo successi, ma anche qualche errore, come in occasione dell'episodio accaduto in Milan-Como: "L'ho detto pubblicamente, sono stato io il primo a dirlo in conferenza stampa, o meglio, in un'intervista... non hanno neanche dovuto chiedermelo. Noi sappiamo sempre quando sbagliamo o quando facciamo le cose bene. Poi, c'è chi vuole giustificarsi e chi vuole accettare l'errore: io l'ho accettato con totale naturalezza, perché quando si sbaglia non si deve per forza essere sempre giudicati o attaccati. Si può ammettere di aver sbagliato, si può imparare e si può migliorare. Se invece stiamo sempre ad aspettare il momento in cui una persona sbaglia, perde o fa una cosa inesatta solo per attaccarla e massacrarla... purtroppo viviamo in questo tipo di società, ma io non sono fatto così. Ho sbagliato, l'ho accettato e andiamo avanti. Spero di non commettere più lo stesso errore e di continuare a crescere".
IL RETROSCENA SUL VIAGGIO A LONDRA - Infine Fabregas ha concluso parlando delle voci durante il mercato estivo dell'anno scorso: "Mi ricordo il momento. Penso che sia una cosa successa l'anno scorso, se ne è parlato tanto: io non ho mai detto nulla, credo che anche loro non abbiano mai detto nulla e non c'è bisogno di aggiungere altro. Siamo adulti, a volte certe cose non c'è neanche bisogno di dirle, perché io sono al Como, sono felice, e non c'è nient'altro da aggiungere. Penso che la vita vada come deve andare, bisogna sempre prendere la decisione che si ritiene migliore per tutti, e basta. Io sono andato avanti".
Nazionale, Inacio: "La maglia azzurra un motivo di orgoglio. Borussia? La scelta giusta"
La Nazionale italiana tornerà in campo per le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia il 3 e il 7 giugno. Molti i volti nuovi chiamati dal CT Silvio Baldini che faranno il loro esordio assoluto in maglia azzurra.
Tra loro c'è Samuele Inacio, attaccante classe 2008 del Borussia Dortmund. Di seguito le sue parole in un'intervista per Vivo Azzurro.
LE PAROLE DI INACIO - Di seguito l'intervista al giocatore azzurro: "Mi ricordo che ero a casa quando è uscita la convocazione, appena ho visto il mio nome è stato un momento incredibile. Ho detto ce l'ho fatta. Che atmosfera si respira? Siamo tutti giovani, abbiamo lo stesso modo di vivere il calcio. Giocare per la Nazionale a livello giovanile mi ha aiutato molto, se sono qua è anche grazie a quel percorso. Indossare la maglia azzurra è un grande motivo di orgoglio, tutti i bambini lo sognano. Borussia? Il progetto mi ha incuriosito e conoscendo la storia del club so di aver fatto la scelta giusta. Difficoltà? Sicuramente la lingua, mi hanno aiutato molto Luca e Filippo che mi hanno aiutato anche ad ambientarmi. Segnare davanti al muro giallo è stata un'emozione incredibile, rivedo spesso il video del gol. Cosa direi al Samuele bambino? Di giocare col sorriso e di divertirsi giocando a calcio".
Pulisic: "Sono dispiaciuto perché avrei potuto fare di più. Ora guardo avanti a testa alta"
"Non è mia intenzione dare colpe o indagare sulle cause delle nostre difficoltà. Ammetto che ci sono state occasioni in cui il mio contributo avrebbe potuto essere migliore, durante una fase critica per tutto il team e per me stesso. Il mio sguardo ora è rivolto esclusivamente alle sfide che mi attendono". Queste le parole di Christian Pulisic direttamente dal ritiro della propria nazionale a Espn sulla propria stagione e su quella del Milan.
Il numero 11 rossonero ha poi proseguito: "Il mio approccio all'allenamento e alla preparazione non è mai cambiato, così come la mia spinta a migliorare giorno dopo giorno. Continuo a metterci lo stesso impegno di sempre, ed è proprio questa costanza che mi permette di camminare a testa alta".
I NUMERI DI PULISIC - 34 presenze, 10 gol e 4 assist in tutte le competizioni. Questio i numeri di Christian Pulisic in questa stagione con la maglia rossonera. A compromettere il rendimento dell'attaccante statunitense sono stati i numerosi infortuni che lo hanno tenuto lontano dal campo per parecchio tempo.
Florentino Perez: "Vini e Mbappé incompatibili? Sciocchezze. Alcuni hanno creato un'atmosfera negativa"
Le elezioni, il rapporto Vinicius-Mbappé e Mourinho: Florentino Pérez ha rilasciato una lunga intervista a El Pais, facendo il punto sul club blanco. Il numero uno del Real Madrid ha iniziato dalle imminenti elezioni, convocate per il prossimo 7 giugno, in cui Perez sfiderà Enrique Riquelme per la corsa alla presidenza.
"Nell'ultimo anno ho rilevato manovre sempre più organizzate tra questa candidatura - di Enrique Riquelme - e alcuni mezzi di comunicazione. Si stava creando un clima orribile tra i soci" ha detto l'attuale numero uno del club. "Quando ho visto la candidatura, mi sono detto: “Cavolo, sono gli stessi di Calderón, quando ha dovuto dimettersi nel 2009”. Sono passati molti anni e sono ancora lì. Allora dico: basta, elezioni, che si presenti chi vuole".
IL RAPPORTO VINI-MBAPPÉ - Pérez ha commentato anche la presunta incompatibilità di Mbappé e Vinicius. "È una sciocchezza. Sono i due migliori al mondo. Vinicius ci ha fatto vincere due Champions League. L'idea che si possa vincere una Champions League ogni anno è folle: nessuno è mai riuscito a vincerne sei in dieci anni".
Al brasiliano resta un anno di contratto e non ha ancora rinnovato. A riguardo, il presidente ha detto: "C'è tempo. Mi piacerebbe che restasse per sempre. Ci ha fatto vincere le ultime due Champions League ed è molto legato al club. Sai chi non lo ama? Quelli che non tifano per il Real Madrid". Pérez ha sottolineato: non è una questione di denaro. "Si dice che chieda molti soldi, ma è una bugia."
Lo spagnolo ha commentato anche un ipotetico addio di Vini: "Se non vuole stare al Real Madrid e vuole firmare con un'altra squadra, sarà libero di farlo. Non lo costringerò a nulla. E nemmeno i soldi saranno la cosa più importante, non lo sono mai stati".
SU MBAPPÉ - Florentino Pérez si è soffermato anche su Kylian Mbappé e sulle critiche subite in questa stagione: "Il vero tifoso del Real Madrid deve difendere i propri giocatori. E se un giorno gioca male, bisogna sostenerlo. Quest’anno alcuni hanno creato un’atmosfera molto negativa".
E ancora: "Mbappé ha giocato in una posizione diversa da quella in cui giocava al PSG. Anche questo lo ha un po' destabilizzato. Correggeremo tutte le cose che riteniamo di non aver fatto bene. Abbiamo ottimi giocatori e ne arriveranno altri. Non bisogna dare la colpa né agli allenatori né ai giocatori".
MOURINHO - Su José Mourinho, Perez ha detto: "È un grande allenatore. Lo conosco, e lui conosce il Real Madrid e i giocatori, ma ce ne sono molti altri. Ci ha dato una competitività incredibile. Ma io non ho parlato con lui".
Il Presidente del Madrid ha parlato anche dello spogliatoio e delle voci che dipingono un clima non più sano con un tempo: "Ma se sono tutti sanissimi. Sono gli stessi di sempre e sono amici". Perez ha alluso anche al caso Tchouameni-Valverde: "Se durante gli allenamenti uno calpesta l'altro e si arrabbiano, non bisogna ingigantire la cosa. Qualcuno dice: “Il problema è che litigano”. No, il problema è chi lo fa trapelare. L'atmosfera è perfetta. Solo alcuni malintenzionati lo raccontano e li abbiamo individuati". E poi ha aggiunto: "Tchouameni e Valverde resteranno sicuramente".
CASO NEGREIRA - Nell'intervista, Pérez ha parlato anche del "caso Negreira", lo scandalo arbitrale in cui è stato coinvolto il Barcellona. A riguardo, il presidente dei Blancos ha detto: "Quando l'istruttore della UEFA vedrà la nostra documentazione, non so quale sanzione potranno infliggere, ma non ho mai visto nulla di più grave di questo nella storia del calcio. Una corruzione sistematica. Il mondo del calcio si aspetta che la giustizia sportiva sia severa nel caso Negreira. Pagavano il vicepresidente degli arbitri, e ancora oggi continuano ad arbitrare gli stessi".
Due anni fa, il Presidente dei Blancos aveva dichiarato che il Real Madrid e il Barcellona dovrebbero aiutarsi a vicenda. Alla domanda se ripeterebbe tale affermazione, lo spagnolo ha risposto: "Se il Barça fosse un club normale, perché non dovremmo aiutarci? Ma quando vieni a sapere che da vent’anni pagano il vicepresidente degli arbitri… Quel giorno ho cambiato idea e sono stato il primo a presentarmi. Non sono più tornato al Camp Nou. Non mi fermerò finché la questione non sarà chiarita. E la Federazione? E LaLiga? Che cosa hanno fatto? Niente".
LA PRESIDENZA - Florentino Perez si è concentrato sul tema elezioni. Cosa cambierebbe in caso di vittoria? "Se dovessi vincere in linea di principio, non cambia nulla, ma ci saranno cose da chiarire. Come sapete, intendo cedere la proprietà economica ai 100.000 soci. Essere del Real Madrid non sarà più solo una questione sentimentale, come finora, ma significherà anche essere proprietario del club, a vita", ha dichiarato.
"Diciamo che potrebbe trattarsi più di una questione di immagine, di associarsi a un marchio come il Real Madrid. Ma saranno il 95% dei soci a continuare a decidere" ha sottolineato il presidente, che ha agginuto: "Non mi darò pace finché non riuscirò a far sì che il patrimonio economico del club appartenga ai suoi soci. Non sarà di qualcuno che passa di lì, che non ha soldi e che è capace di chiedere un prestito a tassi da usura per impossessarsi del Real Madrid".
LA RISPOSTA A RIQUELME - Il numero uno del Real non ha risparmiato critiche a Riquelme: "L'altra candidatura è un sindacato di interessi, di quelli che si intrufolavano nelle assemblee senza essere soci e votavano". Il rapporto tra i due candidati alla presidenza non è dei più pacifici. Come riportato da El Pais, negli scorsi giorni Riquelme ha collegato alcuni familiari di Pérez alle operazioni del Real Madrid. "Sono qui da 26 anni, meno tre. Nessuno può dubitare di me" ha risposto. "Non ho bisogno di soldi. E li ho messi a disposizione del Real Madrid, come nella prima fase, quando nemmeno i giocatori venivano pagati e io ho garantito per 147 milioni. Tutti sono stati pagati"
Il discorso è proseguito su Riquelme, che ha promesso di costruire una Città dei Soci a Valdebebas. A riguardo, Pérez ha tuonato: "Tutto quello che dicono è di un populismo assurdo. È come se lei avesse un terreno che vale 1.000 milioni sulla Castellana e volesse metterci delle altalene... Quel patrimonio l'abbiamo acquistato 25 anni fa per fare qualcosa di grande e realizzeremo un centro tecnologico, come la Silicon Valley".
Il candidato alla presidenza, inoltre, ha promesso 10.000 nuovi abbonamenti. Sul tema, il presidente ha detto: "Ci sono molti soci che vogliono l’abbonamento. Ne abbiamo recuperati 2.000 dal mercato secondario. Quella è una mafia. Ci sono abbonati che cedono l’abbonamento a queste organizzazioni e io porrò fine a tutto questo. E li darò ai soci".
LA STORIA - Dal punto di vista sportivo, Pérez proseguirà sulla linea tracciata negli oltre 20 anni di presidenza: " Con me, giocheranno sempre i migliori. Sono arrivato con Figo, Zidane, Ronaldo, Beckham, Cristiano, Kaká, Benzema e così via fino agli ultimi. Chiunque abbia talento vuole venire".
E infine, il discorso si è spostato sulla stagione deludente del Real. Secondo il presidente, la colpa dell'annata negativa è del Mondiale per club. "Ci ha ucciso. Non abbiamo fatto la preparazione e dopo tre mesi avevamo 28 infortunati. È un'esperienza da cui imparare. Voglio partecipare al Mondiale, ma non a costo di sacrificare una stagione. Non si possono incolpare i due allenatori", ha concluso Florentin Pérez.
Scontri a Parigi dopo la finale di Champions League: un morto e 200 feriti
Si registra anche un morto dopo i violenti scontri a Parigi. Nella notte tra il 30 e il 31 maggio oltre 200 persone sono rimaste ferite durante i festeggiamenti per la vittoria del Paris Saint-Germain in Champions League. Stando a quanto riportato da LaPresse, la procura di Parigi ha riferito che verso l'1.10 si è verificato un incidente stradale mortale: secondo due testimoni, il conducente di una moto da cross si è scontrato con dei blocchi di cemento all'altezza di uno svincolo di uscita della tangenziale esterna in direzione Porte Maillot.
Sempre secondo la procura della capitale, nelle ore successive un'altra persona è rimasta gravemente ferita nel 16° arrondissement. Come riporta LaPresse, alcune persone hanno segnalato un tentativo di omicidio volontario da parte di quattro individui armati di coltello. Come riferito da Adnkronos, tra i feriti ci sono anche 57 agenti.
LA RICOSTRUZIONE - La vittoria del PSG in Champions League è stata segnata dalla notte di scontri e violenze. Secondo Adnkronos, nel corso della notte si sono registrati blocchi stradali, lancio di oggetti e tentativi di intrusione sulla tangenziale parigina.. Secondo quanto riporta Sky, sono 780 le persone fermate, di cui 457 trattenute in stato di detenzione. Sul tema è intervenuto anche il ministro dell'interno francese Laurent Nunez, che ha condannato gli atti vandalici: "La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto è andato benissimo. Qualche individuo, e non si tratta di tifosi del PSG, ma è gente che neppure guarda le partite, è uscita per creare incidenti e disordini. Noi siamo qui per impedirglielo. Non tollereremo eccessi, esercitando la massima fermezza".
Nel pomeriggio di oggi, a partire dalle 14:00, i campioni d'Europa sfileranno per le vie della città a bordo di un pullman. Alle 18:00, i parigini saranno ricevuti all'Eliseo dal presidente Emmanuel Macron. Infine, alle 19:30 ci sarà una festa organizzata al Parco dei Principi. Ai festeggiamenti sono attese almeno 100.00 persone. Al fine di prevenire nuovi scontri, sono stati schierati quasi 6.000 tra poliziotti e gendarmi.
Italia, out Venturino: il CT Baldini convoca Tommaso Berti
Cambio nelle file dell'Italia. La Nazionale perde Lorenzo Venturino in vista delle amichevoli del 3 e 7 giugno contro Lussemburgo e Grecia. Con una nota sul sito della FIGC, gli Azzurri hanno annunciato che l'esterno della Roma ha lasciato il ritiro di Coverciano e che al suo posto arriva Tommaso Berti.
Classe 2004, il trequartista è stato convocato dal Ct a interim Baldini dopo un'ottima stagione con la maglia bianconera in Serie B. Berti ha giocato tutte e 38 le partite in stagione, collezionando anche 4 gol e 8 assist. Numeri che gli sono valsi una chiamata nella Nazionale maggiore per sostituire Venturino - trasferitosi dal Genoa alla Roma nello scorso mercato invernale - che ha totalizzato 12 presenze nella Serie A da poco conclusasi, 10 con i giallorossi e 2 con i rossoblù.
IL COMUNICATO - Di seguito il comunicato dell'Italia sul cambio Venturino-Berti:
"Il calciatore Lorenzo Venturino, ritenuto indisponibile per le prossime due gare, ha lasciato questa mattina il raduno di Coverciano in accordo con il proprio club.
Al suo posto, il Ct Baldini ha deciso di aggregare stabilmente al gruppo Tommaso Berti, che risulta quindi convocato per le gare contro Lussemburgo e Grecia. Resterà in squadra fino al 2 giugno anche Niccolò Fortini, mentre Dominic Vavassori e Gabriele Guarino fanno rientro ai rispettivi club".
I CONVOCATI - Giovani e promettenti, Silvio Baldini ha deciso di convocare per le prossime due amichevoli dell'Italia la nuova "leva Azzurra". I big - eccetto capitan Donnarumma - sono rimasti a casa e contro Lussemburgo e Grecia ci sarà spazio per le promesse del calcio azzurro.
Tra questi i 3 italiani che hanno esordito con il Borussia Dortmund: Samuele Inacio, Filippo Mane e Luca Reggiani. Questi non sono i soli azzurri che si sono messi in mostra all'estero. Nella lista dei convocati, infatti, compaiono anche Fabio Chiarodia (Borussia Monchengladbach) e Luca Koleosho (Paris FC). Tra i calciatori scelti da Baldini ci sono anche nomi che si stanno affermando in Serie A, come Marco Palestra - reduce dalla grande stagione a Cagliari - e Pio Esposito, campione d'Italia con l'Inter.
Ecco la lista dei convocati, ai quali si aggiunge anche Niccolò Fortini della Fiorentina, che parteciperà alla preparazione delle amichevoli dal 28 maggio al 2 giugno:
PORTIERI: Giovanni Daffara (Avellino), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Lorenzo Palmisani (Frosinone);
DIFENSORI: Honest Ahanor (Atalanta), Davide Bartesaghi (Milan), Fabio Chiarodia (Borussia Monchengladbach), Pietro Comuzzo (Fiorentina), Costantino Favasuli (Catanzaro), Filippo Mane (Borussia Dortmund), Marco Palestra (Cagliari), Luca Reggiani (Borussia Dortmund);
CENTROCAMPISTI: Tommaso Berti (Cesena), Matteo Dagasso (Venezia), Giacomo Faticanti (Juventus), Luca Lipani (Sassuolo), Cher Ndour (Fiorentina), Niccolò Pisilli (Roma);
ATTACCANTI: Francesco Camarda (Lecce), Luigi Cherubini (Sampdoria), Jeff Ekhator (Genoa), Francesco Pio Esposito (Inter), Seydou Fini (Frosinone), Samuele Inacio (Borussia Dortmund), Luca Koleosho (Paris FC).
PSG da record… e l’Arsenal c’entra ancora: la statistica che fa discutere
C’è una curiosità statistica che attraversa quasi vent’anni di storia della Champions League e che, ancora una volta, riporta inevitabilmente allo stesso protagonista involontario: l’Arsenal. Due finali, due epoche diverse, ma un elemento ricorrente che rende il confronto particolarmente singolare.
Il primo episodio risale al 2006, quando il Barcellona affrontò i Gunners allo Stade de France. Una gara condizionata dall’espulsione del portiere Jens Lehmann e giocata quasi interamente in inferiorità numerica dagli inglesi. In quel contesto, i Blaugrana imposero un dominio territoriale netto, fino a chiudere la sfida sul 2-1.
LA STORIA SI RIPETE - Vent'anni dopo, lo scenario si è ripetuto con protagonisti differenti ma dinamiche simili. Nella finale disputata a Budapest contro l’Arsenal, il PSG ha progressivamente preso il controllo della partita dopo il vantaggio iniziale di Kai Havertz, schiacciando gli uomini di Arteta nella propria metà campo per lunghi tratti del match.
Ed è proprio qui che entra la statistica che certifica il record. Secondo i dati forniti da Opta, con il 75,3% di possesso palla il PSG ha registrato la percentuale più alta in una finale di Champions League da quando vengono analizzate le competizioni europee (stagione 2003-2004). Un valore che supera il precedente primato del Barcellona del 2006, fermo al 70,3%, sempre contro l’Arsenal.
UN DOMINIO CHE SI LEGGE NEI NUMERI - Il dato finale — 75,3% contro 24,7% — racconta una finale a lungo controllo parigino, in cui la gestione del pallone ha finito per diventare l’elemento dominante dell’intera partita.
La particolarità, però, resta quella coincidenza che lega i due record. In entrambe le occasioni, infatti, il massimo storico del possesso in una finale di Champions è stato stabilito contro lo stesso avversario. Un dettaglio che alimenta la curiosità e rende questa statistica una delle più insolite della storia recente della competizione.
Mondiali 2026, svelati i campi base: ecco dove alloggeranno le 48 nazionali
Il percorso verso il Mondiale 2026 compie un altro passo decisivo. La FIFA ha ufficializzato le sedi dei Team Base Camp, ovvero i campi base delle 48 nazionali partecipanti alla prossima Coppa del Mondo. Si tratta dei luoghi in cui squadre, staff tecnici e delegazioni vivranno e si alleneranno durante la fase a gironi del torneo che si disputerà tra Canada, Messico e Stati Uniti.
Un passaggio organizzativo fondamentale per la prima edizione del Mondiale a 48 squadre, che trasformerà numerose città del Nord America in centri operativi del calcio mondiale. Le strutture selezionate diventeranno il punto di riferimento quotidiano delle nazionali, garantendo standard di preparazione elevati e un impatto diretto anche sulle comunità che non ospiteranno le partite.
UN MONDIALE DIFFUSO IN TRE PAESI E DECINE DI CITTÀ - Il sistema dei campi base rappresenta uno degli elementi più innovativi dell’organizzazione del torneo. Ogni nazionale ha scelto la propria sede tra oltre sessanta opzioni disponibili, distribuite in base alla posizione geografica delle partite della fase a gironi. La distribuzione finale vede 39 squadre negli Stati Uniti, 7 in Messico e 2 in Canada, con oltre venti comunità non sede di gare ufficiali coinvolte direttamente nell’evento. Un modello che punta a estendere l’impatto del Mondiale ben oltre le sedici città ospitanti.
TUTTE LE SEDI DELLE NAZIONALI
Algeria - Kansas City
Argentina - Kansas City
Australia - San Francisco Bay Area
Austria - Goleta
Belgio - Renton
Bosnia ed Erzegovina - Sandy
Brasile - New York New Jersey
Capo Verde - Tampa
Canada - Vancouver
Colombia - Guadalajara
Congo - Houston
Costa d’Avorio - Philadelphia
Croazia - Alexandria
Curacao - Boca Raton
Repubblica Ceca - Dallas
Ecuador - Columbus
Inghilterra - Kansas City
Egitto - Spokane
Francia - Boston
Germania - Winston-Salem
Ghana - Boston
Haiti - New York/New Jersey
Iran - Tijuana
Iraq - Greenbrier County
Giappone - Nashville
Giordania - Portland
Corea del Sud - Guadalajara
Messico - Città del Messico
Marocco - New York/New Jersey
Paesi Bassi - Kansas City
Nuova Zelanda - San Diego
Norvegia - Greensboro
Panama - New Tecumseth
Paraguay - San Francisco Bay Area
Portogallo - Palm Beach Gardens
Qatar - Santa Barbara
Arabia Saudita - Austin
Scozia - Charlotte
Senegal - New York New Jersey
Sudafrica - Pachuca
Spagna - Chattanooga
Svezia - Dallas
Svizzera - San Diego
Tunisia - Monterrey
Turchia - Mesa
Stati Uniti - Irvine
Uruguay - Cancun
Uzbekistan - Atlanta
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