Corrado Colombo racconta Alvini: "Vive per il calcio. Già al Tuttocuoio aveva qualcosa di speciale"
Oggi Massimiliano Alvini è un nome che conoscono tutti. È l’allenatore del Frosinone che, dopo la promozione dalla Serie B, ha iniziato la Serie A in maniera sorprendente: dieci punti nelle prime cinque giornate, gli stessi della Juventus. Ma per capire davvero chi fosse Alvini, prima delle grandi panchine e dei riflettori, bisogna tornare indietro nel tempo, fino al Tuttocuoio, club allenato dal 2008 al 2015. Anni in cui la sua carriera era ancora tutta da costruire e la sua passione per il calcio era già impossibile da non notare.
A raccontare quell’Alvini è Corrado Colombo, ex attaccante di Atalanta e Inter e di numerose squadre tra Serie A, Serie B e Serie C, che al Tuttocuoio ne è stato anche il capitano. Colombo ha vissuto da vicino una delle tappe decisive del percorso dell’allenatore e conserva il ricordo di un uomo già completamente immerso nel calcio: "Ha una passione sfrenata per il calcio, vive per questo. È innamorato di questo sport, vive per allenare e per far stare bene i propri giocatori".
“SI INVENTAVA MILLE COSE PER FARCI STARE BENE” - Quando Alvini arrivò al Tuttocuoio, non era ancora l’allenatore che oggi conosciamo, ma alcune caratteristiche erano già evidenti. Colombo ricorda soprattutto “la grande umiltà e la voglia di allenare”, insieme alla capacità di creare un rapporto particolare con il gruppo: "Si inventava mille cose con noi del Tuttocuoio. Entrava nello spogliatoio prima dell’allenamento per parlare, ridere e scherzare".
E poi c’erano iniziative ancora più imprevedibili: "Una volta, durante l’anno della Serie C, dovevamo giocare per la prima volta il derby contro il Pontedera in casa loro. Il venerdì arrivammo al campo e lui ci disse: ‘Ora cambiatevi, prendete le macchine e seguitemi’. Ci ha portato al Luna Park di Fucecchio, di venerdì pomeriggio. Poi siamo tornati a fare la partitella e la domenica abbiamo vinto 2-1. Era così: si inventava mille cose con noi. Il primo anno eravamo ultimi in classifica, poi abbiamo iniziato a vincere. Ricordo anche una trasferta a Bagnolo in Piano, in Emilia. Faceva un freddo e prima della partita ci disse: ‘Se vinciamo, al ritorno canto ‘Sapore di sale’. E naturalmente ha dovuto cantarla mentre tornavamo da Bagnolo in Piano, con tre gradi e la neve”.
STUDIO METICOLOSO DELL’AVVERSARIO - Dietro la componente più goliardica c’era però una preparazione maniacale. Colombo racconta di un Alvini che studiava gli avversari in anticipo, andando a vedere le loro partite e realizzando video da mostrare poi alla squadra: “Noi giocavamo la domenica, lui il sabato pomeriggio o il venerdì mattina partiva, andava a vedere i campi dove avremmo giocato, faceva i video, a volte scavalcava i cancelli, entrava nel campo, riprendeva e poi ci faceva vedere tutto. Lui era solo calcio, solo allenare. Aveva una preparazione maniacale della partita”.
Anche le spiegazioni tattiche potevano nascere ovunque: “A volte arrivava con lo zaino, tirava fuori il subbuteo e con il laser muoveva le pedine per farci vedere gli schemi. Oppure quando eravamo al ristorante e utilizzava i bicchieri o le posate. Qualsiasi cosa servisse per farti capire una spiegazione tattica, lui la utilizzava”.
L’IDENTITÀ, IL FILO CONDUTTORE - Secondo Colombo, il modo di giocare di Alvini si è evoluto con il passare degli anni e con il salto di categoria, ma alcuni principi sono rimasti gli stessi: “Lui ha sempre dato un’identità alle proprie squadre, ora ha cambiato completamente il modulo. Si è dovuto adeguare alla categoria e all'evoluzione del calcio”. Quello che non è cambiato è il lavoro quotidiano e la ricerca di un’identità precisa. “Il filo conduttore, però, è sempre questa sua voglia maniacale di allenare, di fare bene e di dare un’identità alla squadra”, spiega Colombo. E anche oggi, guardando il Frosinone, ritrova quella caratteristica: “Quando parla del Frosinone ritorna sempre il concetto di una grande identità".
Colombo aveva già intuito che quella passione avrebbe potuto portare Alvini lontano: “Io ci speravo che potesse fare questo percorso, perché se lo meritava, soprattutto per come è fatto come persona”. La promozione in Serie B con il Frosinone ha però superato anche le sue aspettative: “Non immaginavo che sarebbe riuscito addirittura a vincere la Serie B con il Frosinone, è stata un’impresa incredibile”. E ora, dopo l’inizio positivo in Serie A, resta la stessa convinzione: “Chi ha un sogno e lavora quotidianamente per raggiungerlo, alla fine può arrivare a realizzarlo”.