Da Alisson a Pedrinho: la nuova colonia verdeoro dello Shakhtar Donetsk
C'era una volta lo Shakhtar Donetsk dei brasiliani, quello composto dai vari Willian, Douglas Costa, Fernandinho e Luiz Adriano. Una colonia straordinaria che oltre ai numerosi titoli ucraini conquistati ha portato gioie e soddisfazioni anche in campo internazionale, soprattutto nel 2009 con la vittoria della Coppa UEFA contro il Werder Brema. Questo traguardo, però, non è stato l'unico, perché nel corso degli anni lo Shakhtar Donetsk ha dato filo da torcere anche in Champions League, in particolare contro Barcellona, Chelsea e Real Madrid, con lo storico successo per 3-2 del Bernabeu in piena emergenza COVID. Perché a Donetsk sono abituati a giocare in un certo modo, con qualità, fantasia, e anche quel pizzico di spensieratezza che i vari Fonseca, De Zerbi e soprattutto Mircea Lucescu hanno saputo importare all'interno della filosofia del club grazie proprio alla straordinaria colonia brasiliana che ancora oggi è presente all'interno della squadra.
Ci arriveremo a parlare dei protagonisti, ma vi siete mai chiesti il perché lo Shakhtar Donetsk punta ormai da anni ad acquistare giovani talenti brasiliani, valorizzarli e rivenderli a peso d'oro in giro per l'Europa? Gran parte di questo progetto è nato proprio grazie a Lucescu: l'allenatore romeno, scomparso pochi giorni fa, voleva costruire una base solida composta da calciatori dotati tecnicamente e all'interno del vasto mercato brasiliano scovò numerosi profili utili per il suo calcio e che rientravano nei parametri economici del club. Durante il suo primo anno alla guida dello Shakhtar, Lucescu portò Jadson, Elano, Fernandinho e Matuzalem.
Questa strategia iniziò a portare risultati e la rete scouting venne ulteriormente potenziata per allargare ancor di più la ricerca del talento in giro per il Brasile. Da questo step arrivarono altri gioiellini destinati a crescere e rendere grande lo Shakhtar: stiamo parlando di Willian, Luiz Adriano e Ilsinho. Assemblando il puzzle nel corso degli anni, Lucescu aveva tra le mani una squadra capace addirittura di lottare per i piani alti delle competizioni europee. Il punto più alto nella storia del club è sicuramente la vittoria della Coppa UEFA. Decisivi in quel trionfo furono proprio Luiz Adriano e Jadson.
Ogni brasiliano passato per Donetsk è sempre riuscito a crescere ed emergere nel calcio dei grandi. Per tanti di loro, indossare la maglia dello Shakhtar vuol dire valorizzarsi. Il merito, oltre ad essere attribuito a Lucescu, va anche al presidente Rinat Akhmetov che ha trasformato il suo club in una vera e proprio miniera d'oro grazie alle ricche plusvalenze registrate nel corso di questi anni. Tutto questo questo grazie a un sistema di scouting che fornisce relazioni, contatti e dossier su quei calciatori che a livello giovanile sono riusciti a mettersi in evidenza. Lo Shakhtar studia, visiona e investe sul talento ponendolo al centro del proprio progetto tecnico-tattico. Quello dello Shakhtar è diventato così uno dei modelli più sostenibili in Europa, e negli anni ha prodotto ricavi superiori a 200 milioni di euro.
Un modello che però, per motivi ben noti, ha rischiato di non sopravvivere. La città di Donetsk nel 2014 diventa zona di guerra e la meravigliosa Donbass Arena, casa dello Shakhtar, rimane danneggiata dai bombardamenti. Il club, di conseguenza è costretto a lasciare la zona e disputare le proprie gare prima a Leopoli, poi a Kharkiv e infine a Kiev. Eppure i tifosi non hanno mai abbandonato la squadra anche affrontando diverse trasferte europee (soprattutto in Polonia) per vedere i propri beniamini impegnati nelle competizioni europee. Alcuni calciatori hanno vissuto quel trauma definendolo un vero e proprio incubo, ma nonostante tutto lo Shakhtar ha continuato a vincere in Ucraina, è rimasto competitivo nelle coppe europee e ha continuato a investire nello scouting con ottimi risultati. Perché lo Shakhtar è molto più di una squadra, rappresenta una regione devastata e ha spesso organizzato incontri amichevoli per raccogliere fondi nonostante l'invasione russa del 2022 che ha portato alla sospensione del campionato e alla fuga di numerosi talenti.
PEDRINHO, NEWERTON E ALISSON, LA NUOVA SELECAO DI DONETSK - La politica verdeoro dello Shakhtar ha portato a nuovi talenti che si stanno pian piano ritagliando il loro spazio all'interno della vetrina del calcio europeo. Grazie ai 40 milioni ricavati dalla cessione di Kevin al Fulham, lo Shakhtar ha investito una parte del denaro ancora una volta su giovani stelline del calcio brasiliano come Luca Meirelles del Santos, Lucas Ferreira del San Paolo e il trequartista Isaque dal Fluminense. Tutti e tre ormai parte integrante del 4-1-4-1 di Arda Turan, vecchia conoscenza dell'Atletico Madrid e della nazionale turca.
Altri punti fermi dello Shakhtar sono sicuramente i terzini Tobias e Pedro Henrique e una trequarti tutta brasiliana composta da Alisson, Pedrinho e Newerton, tutti a sostegno dell'unica punta Kaua Elias, attaccante classe 2006. Risultati? Lo Shakhtar è in piena corsa per la vittoria del campionato e in Conference League è a un passo dalle semifinali grazie al 3-0 dell'andata contro l'AZ Alkmaar che ha visto come protagonisti proprio il meraviglioso talento di Pedrinho e di Alisson, autore di una doppietta. Un collettivo che mixa qualità e fantasia. Sì, possiamo dirlo ancora: lo Shakhtar è il Brasile d'Europa.
IN PANCHINA L'ALLIEVO DI LUCESCU, ARDA TURAN - Sulla panchina dello Shakhtar Donetsk c'è appunto Arda Turan, uno degli allievi di Mircea Lucescu che ha allenato l'ex esterno turco da CT della Turchia. Arrivato al posto dell'olandese Mario Pusic, Turan non ci ha messo molto a imporre le proprie idee e a ottenere risultati anche a livello di gioco.
Si parte da un 4-1-4-1 o 4-2-3-1 con equilibrio ma con tanti calciatori tecnici e abili nel saltare l'uomo. Costruzione dal basso, libertà agli estreni offensivi e un attacco che offre tanta qualità. La scuola, d'altronde, non può che essere delle migliori visto che Arda Turan nel corso della sua carriera ha sempre giocato in Spagna ed è stato tra i pilastri dell'Atletico Madrid di Simeone, l'allenatore al quale ha cercato di strappare più concetti possibili. Ecco perché la scelta di Arda Turan si è rivelata azzeccata per lo Shakhtar. Tecnica e qualità per la Seleçao di Donetsk desiderosa di confrontarsi con le big del calcio europeo.