Alle origini di Alvini: "Al Tuttocuoio faceva cose uniche, l'umiltà il suo segreto"
Oggi il suo Frosinone è la squadra rivelazione della Serie A, ma chi lo conosce da tempo non è sorpreso da ciò che sta facendo Massimiliano Alvini. Tra i sostenitori della prima ora c’è Andrea Bagnoli, agente FIFA che lo incontra nel 2010 e ne segue tutta la scalata dall’Eccellenza fino alla massima serie: “Era l’anno del “triplete” col Tuttocuoio: campionato, coppa toscana e Coppa Italia – ha raccontato a Gianlucadimarzio.com -. Quando lo guardo adesso nelle interviste rivedo la stessa fame, gli stessi occhi che aveva a quel tempo”.
Fame che lo ha portato in alto, categoria dopo categoria: “Io ci avrei scommesso già allora, era un allenatore che sapeva il fatto suo e che voleva arrivare. È chiaro che se non hai giocato a calcio ci metti un po’ di più, ma la stoffa si vedeva già”.
IL TUTTOCUIO - Tra il 2008 e il 2015, sui campi di provincia toscani, Alvini scrive la storia del Tuttocuoio, portandolo dalla Promozione fino alla Lega Pro. E nel frattempo diventa professionista a tutti gli effetti, lasciando il precedente lavoro: "Vendeva suole per le scarpe, quella è una zona con molte concerie. Insieme al fratello e al padre faceva il rappresentante. Salendo prima in Serie D e poi in C si è dedicato solo al calcio, l'allenatore era ciò che voleva fare nella vita". La storica promozione in C arriva al termine della stagione 2012/13 ed è tutt'altro che casuale: "In Serie D gli ho visto fare cose che in quelle categorie facevano in pochissimi. Il giovedì partiva e faceva due o tre ore di macchina per andare a vedere il campo su cui avrebbero giocato alla domenica, per spiegare ai giocatori cosa avrebbero trovato e come avrebbero dovuto comportarsi. È uno molto meticoloso".
Di tempo da allora ne è passato, ma il metodo rimane lo stesso: "Quando leggo che appende i giornali negli spogliatoi so che sono cose che succedevano già nel 2010. È uno maniacale, con lui i giocatori sudano, ma poi alla domenica sanno tutti cosa fare, anche gli infortunati (ride, ndr). Ha sempre fatto rendere tutti: anche chi faceva solo poche presenze le faceva al top, perché lui ha un rapporto con i giocatori spettacolare. Il bello del suo gioco è sempre stato che arrivano tutti al gol, come succede oggi al Frosinone". Una gestione dello spogliatoio che passa anche dalle piccole cose: "Ai ragazzi non diceva '14:30 al campo', ma 14:29. Perché? '14:30 è normale, 14:29 ti rimane in mente'".
VERSO LA SERIE A - Nel 2015 lascia il Tuttocuoio e inizia il percorso che lo porta fino alla Serie A. Anche se le cose non vanno sempre bene: "Gli esoneri gli hanno fatto male e un carattere come il suo li soffre ancora di più. Ma, al tempo stesso, gli hanno dato la forza per arrivare dov'è adesso. Ha sempre adattato il suo gioco ai calciatori, non ha un modulo fisso. Gli basta andare a fare la partita come dice lui, ma servono le condizioni che a Frosinone ha trovato". Dopo una prima avventura alla Pistoiese non finita bene, una chiamata arriva durante un ritiro estivo (non il suo): "Quell'estate il direttore Giacchetta, con cui avevo già parlato delle sue potenzialità, andò all'AlbinoLeffe e mi disse che Alvini avrebbe potuto essere lui il suo allenatore. Io lo chiamai per dirgli che doveva urgentemente andare, ma lui inizialmente mi rispose che non poteva, perché era a Roccaraso a seguire gli allenamenti del Pescara di Oddo. Alla fine all'AlbinoLeffe ci è andato e ha lavorato molto bene".
Proprio il confronto con i colleghi è sempre stato un suo punto di forza: "Si è migliorato ogni anno. Non si è mai fermato alle sue idee, è uno che ascolta. Già prima andava spesso a vedere il Pisa di Ventura e l'Empoli di Sarri". Nella stagione 2022/23 la Cremonese gli affida per la prima volta una panchina di Serie A, esperienza che dura 18 giornate: "Quella squadra esprimeva un buon calcio, poi non sono arrivati i risultati. Ma si poteva immaginare che con una neopromossa alla prima esperienza in A qualcosa potesse pagare". Sta andando diversamente quest'anno col Frosinone: "Con un direttore che gli è stato vicino come Castagnini ha trovato la sua dimensione. Ha vinto la Serie B e ha creato empatia con l'ambiente, senza grandi ambizioni è tornato in A con una squadra già solida".
LE PROSPETTIVE - Per un uomo di calcio come Alvini, il confine tra vita dentro e fuori dal campo è molto sottile: "È uno innamorato del suo lavoro. Quando ci si rivede o ci si risente, parlare di calcio è sempre bello, perché lo mastica 365 giorni all'anno per 24 ore al giorno. Con lui nelle cene tra amici si finisce sempre a parlare di pallone, fa gli schemi anche a tavola con i bicchieri".
E riguardo le prospettive future, Bagnoli è convinto: "Credo che possa fare anche qualcosa di più importante, ma ora spero che continui a fare bene col Frosinone. In ogni caso, è uno che nella sua carriera ha sempre scelto il progetto prima della squadra e della categoria". Ciò che conta ora è che il suo Frosinone dopo dieci giornate sia in zona Europa, già un'impresa per una società alla quarta partecipazione in massima serie. Una squadra a immagine e somiglianza del suo allenatore, con cui condivide lo stesso segreto: "Umiltà. Sapeva che con il lavoro sarebbe arrivato in Serie A. La sua fame ha fatto la differenza".