L'unione fa la forza: il Messico di Aguirre sogna in controtendenza

L'unione fa la forza: il Messico di Aguirre sogna in controtendenza
Oggi alle 14:37Interviste e Storie
di Pietro Selvi
Dal Ct Aguirre alla forza del gruppo, passando per il fattore casa: i segreti del Messico, qualificato agli ottavi del Mondiale casalingo

In un Mondiale in cui primeggiano i singoli (da Mbappé a Messi passando per Kane e Vinicius), il Messico ha trovato la sua forza nel gruppo. La selezione guidata da Javier Aguirre non ha forse rubato l’occhio, ma già nel primo tempo del sedicesimo di finale contro l’Ecuador aveva portato il risultato dalla sua parte.

Alla fine, a rubare la scena a Jiménez e Quiñones (i due marcatori del Messico contro l'Ecuador) è stata lespulsione di Hincapié a pochi minuti dal fischio finale. Non tanto per un cartellino rosso che il difensore dell’Arsenal poteva risparmiarsi, ma per la motivazione per cui è stato assegnato: Hincapié si è rivolto a Giménez, l’attaccante del Milan, mettendo la maglia davanti alla bocca. Ma anche senza quel cartellino, il risultato era scritto: Messico agli ottavi.

AGUIRRE - Un elemento fondamentale del Messico è sicuramente il Ct. Javier Aguirre è al suo terzo Mondiale alla guida del Messico. Il primo fu nel 2002, ma il risultato non fu quello sperato: fuori ai gironi. Nel 2010, invece, si è fermato agli ottavi di finale. Questa volta la responsabilità era maggiore. Nel 2022, la selezione guidata dall’ex Ct Gerardo Martino non aveva superato i gironi nonostante la vittoria contro l’Arabia Saudita. Aguirre ha accettato di ritornare sulla panchina del Messico nel 2024 per provare a invertire la tendenza e riportare in alto il suo paese. Nel 2025 ha conquistato due trofei: la Concacaf Gold Cup e la Concacaf Nations League. 

FATTORE CASA - Il Messico è l’unica nazionale che può vantare tre partecipazioni a un Mondiale disputato all'interno dei propri confini. E non è assolutamente un dato da sottovalutare. Sia nel 1970 sia nel 1986, le altre due edizioni oltre a quella attuale, il Messico è arrivato ai quarti di finale. Aspettative alte, ripagate sul campo. 

Vittoria+clean sheet=Messico. Questa bizzarra formula matematica descrive alla perfezione l'andamento della squadra di Aguirre. Dalla gara di apertura all'Azteca contro il Sudafrica ai sedicesimi contro l'Ecuador, nello stesso stadio, tutte le partite sono state disputate davanti al proprio popolo. El Tricolor non ha mai sbagliato: 2-0, 1-0, 0-3 e 2-0. Quattro vittorie senza mai subire gol. 

SINGOLI - Abbiamo detto che i singoli non sono il motore principale di questo Messico. Ma alcuni giocatori che stanno facendo la differenza: il primo è Julián Quiñones, attaccante dell’Al-Qadsiah - e capocannoniere della Saudi Pro League - autore di 3 gol e 1 assist in questo Mondiale. Anche Raúl Jiménez sta catturando la luce dei riflettori: dopo una stagione in Premier al di sotto delle aspettative con soltanto 10 reti in 43 presenze, ha già messo a segno 2 gol in queste 4 gare.

Dal difensore del Genoa, Johan Vásquez, a Edson Álvarez del West Ham, passando per Erik Lira, mediano classe 2000 del Cruz Azul: nel Messico non ci sono delle stelle che spiccano, c'è gruppo equilibrato e coeso. Su tutti loro veglia Guillermo Ochoa, che contro la Repubblica Ceca ha giocato gli ultimi 12’, prendendo così parte al suo sesto Mondiale.

Anche contro l'Inghilterra di Tuchel, avversaria degli ottavi, il Messico scenderà sul campo dell’Azteca senza timore, perché l’unione fa la forza. Soprattutto in questo caso.