Tresoldi, il Fontanelle e quei provini in Italia: "Alcune squadre lo scartarono per il fisico"
La tripletta in Champions League contro l’Inter con la maglia del Club Brugge ha acceso i riflettori su Nicolò Tresoldi, ma il suo percorso nel mondo del calcio è iniziato lontano dai grandi stadi europei. Prima di San Siro e della Germania, infatti, c’è stato il campo del Fontanelle, società dilettantistica vicina a Gubbio, in provincia di Perugia, dove l’attaccante è cresciuto.
Siamo andati proprio a Fontanelle per incontrare la presidente Francesca Saldi e il suo ex allenatore Marco Bedini, ripercorrendo i primi passi di Tresoldi. Dai ricordi di quando era bambino al suo rapporto con il calcio, passando per il legame con la famiglia e le qualità che lo hanno accompagnato nel suo percorso: una storia che parte da un campo di provincia e arriva fino alla notte di Champions League.
TRESOLDI AL FONTANELLE - “Nicolò Tresoldi è arrivato al Fontanelle perché suo padre giocava nel Gubbio agli inizi degli anni 2000”, ha spiegato la presidente Saldi durante l’intervista a Gianlucadimarzio.com. “Nicolò è stato con noi nelle stagioni 2015-2016 e 2016-2017. Poi a dicembre 2017, siccome la mamma lavora come assistente di volo e fu trasferita in Germania, lasciò l’Italia con la famiglia”.
Un percorso iniziato da bambino, quando Tresoldi viveva ancora a Gubbio. Di quegli anni, la presidente ha ricordato soprattutto il carattere e il rapporto con gli amici, rimasti invariati anche dopo il trasferimento in Germania e l’inizio della carriera da calciatore professionista: “Nicolò è veramente una persona splendida, un ragazzo d'oro. Tuttora, quando viene a Gubbio ricerca gli amici con cui ha giocato a calcio qui. Esce sempre con lo stesso gruppo, non si è assolutamente montato la testa. Addirittura, quest'anno, il 31 dicembre, ci ha fatto la sorpresa di venire all'allenamento insieme al padre. Quella mattina si allenavano i Giovanissimi e gli Allievi e lui si è fatto trovare lì. Ha fatto un brindisi con noi”.
Un ricordo condiviso anche da Marco Bedini, che lo ha allenato quando era piccolo e ne ha sottolineato la serenità, rimasta una delle sue caratteristiche principali: “Il ricordo di Nicolò è assolutamente quello di un ragazzino sereno, spensierato, innamorato del calcio. La cosa bella è che il sorriso dell'altra sera a Milano è lo stesso che aveva qui, quando giocava con gli amici. Secondo me, è anche una delle caratteristiche principali della sua forza, perché la serenità, la tranquillità, l'equilibrio e il vivere il gioco con divertimento e leggerezza sono sicuramente aspetti che lo aiutano molto. Aveva un grande senso di appartenenza, rispetto, vicinanza e amicizia nei confronti dei compagni”.
IL TALENTO E L'INTUIZIONE DEL PADRE - Oggi Tresoldi è un attaccante capace di lasciare il segno anche in Champions League. La scelta di farlo giocare centravanti è nata grazie a un’intuizione del padre, Emanuele Tresoldi, ex giocatore di Serie A. Bedini ha raccontato: “Relativamente al ruolo c’è da fare un discorso particolare, perché quello di centravanti è stato legato alla lungimiranza del padre. Il vero artefice del suo successo, secondo me, è innanzitutto il padre. Ha visto in Nicolò una prospettiva: era facile vederlo in campo e capire che era bravo, era facilissimo. Difficile era vedere la prospettiva, perché lui era un ragazzo dotato, ma era un pochino più piccolo rispetto ai suoi coetanei”.
Le qualità tecniche, invece, erano già evidenti fin da bambino: “I gol che vediamo fare adesso a Nicolò sono gli stessi che faceva da bambino. Era, ed è, un ragazzo intelligentissimo, estremamente coordinato, con grandi capacità di lettura del gioco. Da bambino vedeva il gioco prima degli altri e, nonostante il gap fisico, dentro l'area era praticamente immarcabile. Faceva gli stessi tipi di gol: destro, sinistro, di testa. Era un rapinatore, giocava sul tempo e sull'attacco dello spazio. Erano caratteristiche innate secondo me, quello è il talento che aveva e che ha sempre avuto”.
I PROVINI - Tresoldi aveva sostenuto diversi provini con alcune società italiane. Non tutte, però, avevano intravisto in lui il potenziale che avrebbe mostrato negli anni successivi. “Quando giocava qui al Fontanelle era andato a fare anche diversi provini con varie società italiane: Milan, Juventus, Atalanta, Bologna e Fiorentina. Tutte e cinque le società avevano detto che non era all'altezza, perché fisicamente non era portato, essendo più gracile. Quando si è trasferito in Germania, invece, è andato a giocare con l'Hannover. Loro hanno creduto subito in lui, tanto che ha esordito in prima squadra a 17 anni”, ha raccontato la presidente.
Bedini ha aggiunto un ulteriore dettaglio sull'intuizione del padre: “Quando Nicolò andava fuori Gubbio per fare i provini, quello che gli veniva detto era che era bravo, però piccolino, e che quindi forse il suo ruolo sarebbe stato quello di giocare un pochino più indietro. Il padre, su questo, aveva una visione diversa, per cui è andato avanti. In un mondo in cui tutti cercano il professionismo, lui cercava la prospettiva. Ha lasciato il figlio a Fontanelle perché qui aveva visto che era comunque indirizzato sulla strada che lui aveva immaginato”.
IL TENNIS - Il calcio non è stato l'unico sport praticato da Tresoldi durante gli anni a Fontanelle. “Nicolò non praticava solamente il calcio, ma contemporaneamente anche il tennis”, ha spiegato la presidente. “Questa è stata una parentesi durata parecchio tempo, fino a quando non si è trasferito ad Hannover. Riusciva bene in entrambi gli sport. Addirittura andò a fare dei tornei di tennis a Roma insieme a Cobolli: erano entrambi nella Nazionale Under 12”.
Una varietà di discipline che, secondo il suo ex allenatore, ha rappresentato un elemento importante nel percorso di crescita del giocatore: “Il tennis è stato fondamentale per il suo sviluppo motorio, così come lo è stato il calcio a 5. Qui a Fontanelle, infatti, in quegli anni c'era anche un progetto che abbinava il calcio al calcio a 5, per cui lui praticava tutte e tre le discipline. Ha quindi avuto la possibilità di sviluppare notevolmente le proprie capacità fisiche e motorie. Secondo me questo è stato uno degli aspetti più importanti che lo hanno aiutato”.
LA FAMIGLIA - L’ex allenatore di Tresoldi ha sottolineato il ruolo fondamentale della famiglia nella crescita del giocatore e nel suo modo di vivere lo sport: “La base della sua serenità è senza ombra di dubbio la famiglia. Hanno sempre cercato nel calcio e nello sport il divertimento e gli aspetti più sani del gioco. Anche in un mondo in cui si ricercano allenatori autoritari, che gridano e urlano, loro hanno sempre cercato figure più pacate, più miti e moderate, che lasciassero più spazio al divertimento".
Anche per Francesca Saldi la famiglia ha avuto un ruolo fondamentale nel percorso di Tresoldi: "Sicuramente c'è la famiglia dietro, che conta tanto, perché non hanno mai caricato Nicolò di false speranze. Hanno sempre assecondato i desideri del figlio. Con loro è rimasto un bellissimo rapporto: quando è morto mio padre, il primo messaggio che abbiamo ricevuto telefonicamente è stato il loro. Questa cosa non me la dimenticherò mai, perché, nonostante fosse lontano e nonostante tutto, ci è stato vicino”.
L'ESEMPIO PER I RAGAZZI - Saldi ha sottolineato anche l'importanza dei valori trasmessi ai ragazzi del settore giovanile attraverso l'esempio di Tresoldi, oggi diventato un punto di riferimento per chi gioca a Fontanelle: “Si tratta di una figura molto importante per i ragazzi del Fontanelle, quando loro se lo sono ritrovato all'allenamento ed erano sconvolti. Loro lo vedono come un esempio e quello che noi gli trasmettiamo di Nicolò è soprattutto l'umiltà. Ci ha mandato un messaggio durante la presentazione della stagione e ha parlato del divertimento: il calcio, a questa età, deve essere assolutamente un divertimento. Poi potrebbe diventare una professione. Questa è una cosa che lui ripete ogni volta che ci vediamo".
LA TRIPLETTA A SAN SIRO - Dai campi di Fontanelle a San Siro, dove Tresoldi ha segnato una tripletta contro l'Inter in Champions League. Per chi lo ha visto crescere, ritrovarlo protagonista di una notte europea ha avuto un significato speciale. La presidente del Fontanelle ha raccontato così le emozioni vissute durante la partita: “Per me è stato sconvolgente. Ritrovarlo a San Siro contro l'Inter è stata un'emozione incredibile. Vederlo lì in campo, segnare tre gol all'Inter... Al terzo gol ho detto: ‘Ma siamo in un sogno oppure siamo veramente a San Siro con Nicolò?’”, ha concluso Saldi.