La Champions non si programma: il portiere-informatico Østbø ha messo alla prova il Bayern
Ci sono vite in cui potresti parlare di cloud e cybersecurity e cinque minuti dopo avere il privilegio di esaltarti contro le stelle del calcio mondiale. Arild Østbø, 35 anni da Stavanger, Norvegia, ne sa qualcosa. Con la maglia del suo Viking, firma la prestazione della carriera con cinque parate al Bayern Monaco, nell'esordio storico casalingo in Champions League. Un travestimento da eroe che richiama, in chiave ironica, la sua seconda professione di consulente informatico, figura che supporta le aziende nell’utilizzo strategico e operativo delle tecnologie dell’informazione (ICT) per raggiungere i propri obiettivi di business.
Østbø lavora per Bouvet, azienda norvegese, e lo fa in modalità part-time. Si tratta di un’attività che svolge generalmente per un paio d’ore nel pomeriggio, conciliandola con gli allenamenti e le partite, senza rinunciare alla vita familiare con le sue due figlie. Una doppia vita che, come ha raccontato lui stesso, rappresenta il vantaggio di dedicarsi a un’attività lontana dal calcio che gli permette di staccare mentalmente. Rappresenta un modo per gestire meglio la pressione e arrivare alle partite con maggiore serenità.
Nonostante questa sua scelta di vita consapevole, il pallone è come se non se ne andasse mai. Il suo ufficio si trova a pochi passi dal Viking Stadion, tanto che dalla mensa aziendale è possibile osservare direttamente il terreno di gioco. Un ambiente che lo ha visto trionfare con la conquista del titolo nazionale che a Stavanger mancava da ben 25 anni, interrompendo il duopolio attivo dal 2019 formato da Molde e Bodø/Glimt, che in classifica ha chiuso al secondo posto per un punto.
Østbø non è l’unico giocatore del Viking a conciliare il calcio con un’altra attività professionale. Anche il terzino sinistro Viljar Vevatne, quattro anni più giovane di lui ma con due stagioni in più alle spalle nel club, lavora per Bouvet. Il legame con i due calciatori ha contribuito a dare vita alla partnership tra l’azienda norvegese e il Viking, fondata su valori condivisi che vanno oltre il campo. Infatti, a convincere Bouvet sono state l’attenzione del club per i talenti locali e la sua capacità di creare coinvolgimento, mettendo in relazione persone di generazioni e provenienze diverse.
DIETRO LE GERARCHIE - La storia di Østbø al Viking non è stata sempre priva di difficoltà, nonostante sia il club in cui è cresciuto, dalle giovanili alla prima squadra. Dopo una serie di prestiti, il classe 1991 si è ritrovato nel 2015 a fare i conti con la perdita del posto da titolare. Un duro colpo per lui, che ad Aftenbladet la definì la più grande delusione della sua carriera al Viking. A pesare era soprattutto la prospettiva di non poter più giocare nemmeno le partite di coppa. Il portiere non attribuì colpe all’allora allenatore Kjell Jonevret, riconoscendo i meriti del collega Iven Austbø, decisivo ai calci di rigore negli ottavi di finale contro il Kristiansund.
Il calcio, però, a volte restituisce ciò che toglie, e oggi Østbø, nonostante i tre gol subiti, può raccontare di aver compiuto alcune parate contro campioni come Kane, Olise e Díaz nel primo tempo della partita contro il Bayern, durante il quale il Viking si era portato in vantaggio di due reti. Perché ci sono emozioni che nessun lavoro può offrire in questo modo e che, proprio come certe parate, sarebbero impossibili da programmare.