Pamela Conti: "Ho rifiutato la Nazionale. In Europa e in Italia non ho mai trovato spazio"

Pamela Conti: "Ho rifiutato la Nazionale. In Europa e in Italia non ho mai trovato spazio"
Oggi alle 08:45Interviste e Storie
di Cleris Ferrera
Dalle esperienze con Venezuela e India fino alla chiamata della Nazionale: Pamela Conti si è raccontata a gianlucadimarzio.com.

Mentalità vincente con stampo europeo in giro per il mondo intero. Nessuna sfida la spaventa, anzi è motivo di crescita personale. "La disciplina e la mentalità sono tutto", ha spiegato Pamela Conti a gianlucadimarzio.com. Dal Venezuela all’India, sono diverse le realtà che ha scoperto in questi anni prima come calciatrice e ora come allenatrice. 

"In Europa e in Italia non ho mai trovato spazio", ha aggiunto. E non ci sono tanti segreti per una carriera come la sua, solo alcuni valori che non possono mai mancare. "Rimanere umili, continuare a studiare e formarsi il più possibile oltre ad avere l’opportunità di tornare nel proprio Paese". Tanta tranquillità nella sua voce, con una speranza ben chiara nel cuore.

MENTALITÀ -  "Quando sono arrivata in Venezuela, così come in India, non tutte le ragazze stavano bene fisicamente. Non erano abituate ad andare in palestra o ad allenarsi due volte al giorno". Alcune caratteristiche scontate nel nostro modo di pensare il calcio però non sono così ovvie. Ogni Paese ha la sua cultura e come ci ha svelato Conti, "il lavoro principale, più che quello tecnico-tattico, è stato far cambiare questa mentalità per far diventare le ragazze delle professioniste". 

Ed ecco che lo stile europeo migra anche nel sistema calcistico di Venezuela e India, in cui il calcio non è considerato il primo sport. Cambiano le abitudini e si deve ricominciare dall’inizio un percorso, che se già ben avviato, potrebbe dare maggiori frutti nell’immediato. Ma con tempo e dedizione si ottiene tutto. "Ci siamo qualificate nel Panamericano, siamo andate al Mondiale con l’U20, abbiamo vinto due medaglie d’oro e una d’argento". E non solo. "Oggi il Venezuela se la gioca alla pari con Colombia, Argentina e altre. Noi siamo state le uniche, nella storia del Paese, che hanno pareggiato e poi vinto ai rigori contro l’albiceleste". Traguardi storici arrivati dopo una grande svolta soprattutto mentale.

TRA PASSATO E FUTURO - E se il sogno è tornare in Italia per allenare la Nazionale, o un club, l’esperienza passata lascia perplessi. "Mi aveva chiamato la Nazionale per diventare assistente tecnico nel 2023 quando è arrivato Soncin. Avevo rifiutato perché avevo ancora un anno di contratto con il Venezuela e avevo la possibilità di partecipare al Mondiale U20". Conti non ha mai avuto nessun dubbio sul suo ruolo: "Penso di essere un primo allenatore e non un assistente. Quindi ho preferito dire di no e fare la mia strada con la speranza di tornare in Italia e in Europa a dimostrare il mio valore". 

Come si fa a capire se è la strada giusta? "È qualcosa che senti dentro", una questione di sensazioni ha replicato Pamela Conti. "Gli ultimi anni sia in Russia sia alla Torres mi hanno fatto capire che volevo fare questo. Tante volte non ero d'accordo con le decisioni degli allenatori perché vedevo qualcosa di diverso rispetto a loro". Tanti insegnamenti, diversi stili di gioco ma alla fine una sola cosa conta. "Tutti mi hanno dato qualcosa di importante, però c’è sempre qualche caratteristica mia che mostra il mio stampo". Il cerchio quindi si chiude. Passato, presente e futuro sono racchiusi in due semplici valori: mentalità e disciplina. Non sono mai mancati nella carriera di Pamela Conti e saranno sempre il punto di partenza verso nuove esperienze.