Intervista

Un viaggio, una missione. Doumbia: “Gioco per i miei genitori”

Un viaggio, una missione. Doumbia: “Gioco per i miei genitori”TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 16:45Interviste e Storie
di Redazione
Alla scoperta del mondo di Issa Doumbia, centrocampista e gioiello del Venezia promosso in Serie A. La nostra intervista al classe 2003

Calma, che si riflette nel tono della sua voce e nella lucidità delle sue parole. Sicurezza, nel percorso fin qui fatto e nei sogni che vuole raggiungere. Consapevolezza, nelle proprie qualità e nel cammino da compiere. Un velo di sfrontatezza, propria della sua gioventù. E, forse ancor più importante, la capacità di adattarsi al cambiamento. E, spesso, ciò che fa la differenza nella storia di un calciatore si nasconde proprio lì: nel saper affrontare ciò che il calcio ti presenta. 

E in anni la vita di Issa Doumbia è cambiata tanto. A tratti, si è stravolta. Dal giocare in Serie C al conquistare la Serie A da protagonista e farsi (ri)conoscere dal mondo: “Io, in realtà, sono rimasto sempre lo stesso. Un ragazzo sereno che pensa solo a giocare. Ciò che la gente pensa o dice di me non mi interessa. Cerco di migliorare, non percepisco la pressione. È il mio modo d’essere e penso mi aiuti”. 

E a Venezia lo ha dimostrato. Grazie anche alla visione del ds Filippo Antonelli, che l’ha acquistato dall’AlbinoLeffe per un milione di euro, e Giovanni Stroppa, l’allenatore che più di tutti è stato capace di valorizzarlo. Ora il suo nome è sempre più “europeo”. Piace a tanti club, lo Sporting CP su tutti. E leggendone e comprendendone il percorso, possiamo capirne il motivo. 

La sua è una storia che racconta di un ragazzo e del suo viaggio con un pallone, dell’amore della sua famiglia e del legame con un amico, del e di Venezia e di una stagione indimenticabile. È una storia che racconta di una missione: “Tutto quello che sto facendo è per i miei genitori. A loro devo tutto”. Il primo messaggio dopo Spezia-Venezia è stato per mamma e papà. Ogni primo messaggio sarà per loro. Un ragazzo, una famiglia, una storia. In viaggio con Issa.

FAMIGLIA - “Grazie mamma, grazie papà. È per voi”. Issa è solo un bambino quando conosce il calcio. Sogna di arrivare in Serie A e rendere orgogliose quelle due persone che per lui sono riferimento ed esempi:Quando ero piccolo mi prendevano a scuola e mi portavano direttamente al campo. Per loro non era semplice visto che magari dovevano saltare delle ore di lavoro per occuparsi di me. La mia famiglia non stava bene economicamente, facevamo fatica ma i miei genitori mi hanno sempre fatto avere quello che volevo, senza farmi mai mancare niente”.

Oggi quel bambino è diventato grande. In testa un solo obiettivo: “Voglio ripagarli per tutto quello che hanno fatto per me. Gioco e lavoro per questo. Sono qui grazie a loro”. Sta tutto lì, in quell’amore. In quelle lacrime ed emozioni che colorano i volti di Issa e di sua mamma nella foto postata dal centrocampista. 

VENEZIA - Ci sono momenti che nella storia di un giocatore che segnano un prima e un dopo. Il turning point di Doumbia lo si trova nel suo passaggio al Venezia e, ancor di più, nell’ultima stagione. Per la promozione, per la maturità dimostrata, per le prestazioni e la personalità mostrate e dimostrate: “È stato un anno incredibile, sicuramente posso dire che è un punto di partenza importante. Sono felice innanzitutto per gli obiettivi raggiunti dalla squadra e dalla città di Venezia. Poi chiaramente sono molto soddisfatto per la stagione personale. Da qui posso solo migliorare”.

Per capirne fondamenta e radici bisogna partire dall’inizio. Bisogna partire dalle sensazioni: “Fin da subito ho capito che sarebbe stata una stagione speciale. Abbiamo fatto un campionato straordinario, già dalle prime partite si vedeva come giocavamo”. E dall’incontro con Stroppa: “Ricordo la prima volta che ci siamo visti. ‘Sei pronto Issa? Perché quest’anno bisogna premere sull’acceleratore’. ‘Va bene mister, sono pronto’”. Da lì, un legame speciale: “È stato bravo a credere fin da subito nella squadra, nelle qualità dei giocatori e dare fiducia a ognuno, che giocasse o meno. Da questo lato è stato fortissimo. Siamo un gruppo fantastico, ci divertiamo tutti. Sia che perdiamo, sia che vinciamo lo facciamo ‘insieme’ sempre a testa alta”. 
 
SOGNI - Nel cassetto dei ricordi (con prospettiva verso il futuro) di questa stagione c’è anche la maglia azzurra dell’U21: “Due settimane prima della convocazione, mio fratello mi fece uno scherzo dicendomi che era arrivata la chiamata della Nazionale. Iniziai a saltare per la gioia, ma lui mi disse che era uno scherzo. Ci rimasi malissimo”. “Stai tranquillo Issa, ti chiameranno, devi crederci”. Aveva ragione. Passato pochi giorni e la chiamata arriva davvero: “Stavo dormendo e mi ha svegliato mio fratello. Ho iniziato a chiamare tutti, ero felicissimo

Tra i più felici c’era Momo Zoma, l’amico che per anni l’ha accompagnato nel settore giovanile dell’AlbinoLeffe, la casa in cui entrambi sono cresciuti: “Io e Zoma siamo come migliori amici del calcio. Quando sono andato via ci siamo dati forza a vicenda”. Condividere, non solo vivere. Con un sogno da costruire in due, una volta ancora: “Ci siamo promessi che un giorno torneremo a giocare insieme, questa volta la Champions League”. Lo sguardo si volge verso il futuro: “Voglio diventare uno dei migliori centrocampisti del mondo ed essere ricordato come una persona importante nel mondo del calcio, anche fuori dal campo. Ci proverà, giorno per giorno. Nel camminare non sarà mai solo. Mamma e papà saranno sempre con lui.

A cura di Nicolò Franceschin e Alessandro Neve