Una generazione che “non conosce il valore della bandiera”: l’Italia riparte dalla visione identitaria di Baldini
“Il vero problema è che si sta creando una generazione di persone che non sa nemmeno più cosa sia la bandiera italiana. Che cosa vuol dire, davvero, indossare la maglia azzurra”. Chiaro, lucido, senza giri di parole. Silvio Baldini, chiamato a guidare la Nazionale maggiore per le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia (3 e 7 giugno) dopo l’addio di Gennaro Gattuso, non si è mai nascosto. Il suo punto di vista su cosa non funzionasse nel calcio azzurro è sempre stato netto.
Uno degli ultimi commenti in merito allo scenario della nazionale Italiana risale al giugno del 2025, subito dopo la finale di ritorno dei playoff di Serie C, vinta ai calci di rigore dal suo Pescara contro la Ternana. Solo poche ore prima (6 giugno), l'Italia di Luciano Spalletti (oggi allenatore della Juventus) era uscita sconfitta 3-0 dalla sfida di qualificazione ai Mondiali 2026 contro la Norvegia, travolta dai gol di Alexander Sørloth, Antonio Nusa ed Erling Haaland.
Ai microfoni di Rai Sport, Baldini fu categorico: “La Nazionale vera era quella del 1982 che vinse con Scirea, Tardelli, Conti, Graziani e Rossi. Loro erano degli eroi e non avrebbero mai perso contro la Norvegia”.
DOVE C’ERAVAMO LASCIATI. In quel periodo, come sottolineato, Baldini aveva appena riportato il Pescara in Serie B, trascinato anche dalle parate decisive di Alessandro Plizzari ai calci di rigore. Sebbene il suo futuro fosse ancora un’incognita, la strada verso Coverciano sembrava già tracciata dal destino.
Un mese dopo, infatti arrivò la nomina a Commissario Tecnico dell'Under 21 azzurra, dove ha finora collezionato risultati positivi: sette vittorie e una sola sconfitta in otto partite valevoli per la qualificazione al prossimo Europeo di categoria. Con 21 punti, gli azzurrini si posizionano al secondo posto nel Girone 5, a soli tre punti dalla Polonia capolista e con un abisso di distanza (oltre dieci punti) da Montenegro, Svezia, Macedonia e Armenia.
CORAGGIO E DEDIZIONE. Al di là dei numeri, è l'approccio mentale di Baldini a fare la differenza. L’allenatore originario di Massa (un piccolo comune della Toscana) ha dimostrato di non avere timore nel lanciare i nuovi talenti, come confermato da lui stesso poche settimane fa: “Vedere Palestra e Pisilli in Nazionale maggiore è un successo per tutti. A settembre nessuno pensava fossero pronti per la prima squadra; questo ci conferma che il lavoro svolto è quello giusto”. Anche perché, come dichiarato più avanti: "Non dobbiamo dimenticarci che il nostro scopo principale è portare più giocatori possibili in Nazionale maggiore".
Oggi Baldini approda - seppur temporaneamente - sulla panchina più prestigiosa della sua carriera. Portando con sé la solita ricetta: senso di appartenenza, disciplina e quel pizzico di sana follia che lo ha sempre contraddistinto.