Il filo mai spezzato tra Vanoli e Firenze: storia di un ritorno scritto nel destino
Certi percorsi, semplicemente, non sono fatti per restare a metà. Ci sono voluti poco più di cento giorni per rimettere le cose esattamente al loro posto, per riannodare un filo che il 22 maggio scorso, dopo l'ultima gara contro l'Atalanta, sembrava essersi spezzato per sempre. Paolo Vanoli e la Fiorentina tornano a stringersi la mano, ricongiungendo due destini che, in fondo, non si erano mai davvero separati.
L'UOMO DEI MIRACOLI - Per capire il senso di questo ritorno bisogna riavvolgere il nastro alla scorsa stagione. Vanoli era arrivato al capezzale di una squadra che sembrava rassegnata all'inevitabile: ultima in classifica, impaurita, con appena quattro punti in tasca. Da quel momento, l'incantesimo. L'allenatore ha lavorato prima sulla testa e poi sulle gambe, trasformando una stagione compromessa in una cavalcata. I numeri di quel capolavoro, d'altronde, li ha ricordati con orgoglio lui stesso di recente: salvezza in cassaforte con due turni d'anticipo e un girone di ritorno chiuso a quota 29 punti. Un ritmo da Europa, lo stesso della Lazio e persino superiore a quello del Milan.
UN ADDIO ELEGANTE - Eppure, nonostante l'impresa, a fine maggio le strade si erano divise. L'ultima immagine della sua prima vita in viola resta quella degli applausi scroscianti del Franchi: il ringraziamento sincero di un popolo intero a chi aveva saputo ridare un'anima alla squadra. Una scelta societaria, quella della separazione, che Vanoli aveva incassato, senza mai alzare i toni o fare polemica, seppur covando dentro di sé il rammarico per le tempistiche e la profonda convinzione di aver meritato di continuare il lavoro appena abbozzato.
IL CERCHIO CHE SI CHIUDE - Oggi, dopo il fallimento lampo dell'esperienza di Fabio Grosso, quel lavoro lo attende di nuovo. La dirigenza viola si è guardata intorno: la verità è che l'unica bussola in grado di orientare la squadra nella tempesta portava a un solo nome. I contatti nella notte non sono stati una vera e propria trattativa, ma il prologo naturale di un capitolo due. Il cerchio si chiude: Paolo Vanoli torna a sedersi sulla panchina del Franchi. Lì dove, in fondo, aveva lasciato il cuore e un lavoro ancora tutto da finire.